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Peperoncino: cos’è, storia, tipi, proprietà benefici e usi in cucina

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Il peperoncino è riconosciuto come un alimento ricco di proprietà salutistiche per il nostro organismo. Infatti, grazie alla capsaicina – l’alcaloide che lo rende piccante – aiuta nella digestione e ha un effetto analgesico. Inoltre, contiene anche una gran quantità di vitamina C, di conseguenza è utile per rafforzare il sistema immunitario. Le sue proprietà sono numerose ed è una spezia che ha molte sostanze benefiche per l’organismo.

Inoltre, il basso apporto calorico e di carboidrati e la buona presenza di fibra alimentare, rendono il peperoncino un ortaggio particolarmente indicato a chi segue un regime alimentare che non faccia ingrassare. Un condimento che, se non accompagnato da cibi ricchi di grassi, è in grado di aumentare il senso di sazietà, ha un effetto blandamente diuretico e lassativo e aiuta la peristalsi intestinale.

Inoltre, viste le proprietà analgesiche e anti dolorifiche riconosciute alla capsaicina, il peperoncino è usato anche come analgesico topico, come l’olio al peperoncino, per dolori muscolari.

Il peperoncino è un condimento diffuso e molto usato nella cucina italiana, tanto da essere l’elemento caratterizzante di alcuni piatti tipici come gli spaghetti aglio olio e peperoncino, e le pennette all’arrabbiata.

Peperoncino: che cos’è

E’ il frutto di piante appartenenti al genere Capsicum da cui provengono anche le varie specie di peperoni. Una pianta annuale appartenente alla famiglia delle Solanacee, la stessa di patate, melanzane, pomodori e tabacco. Secondo alcuni il nome scientifico attribuito, capsicum, deriva dal latino Capsa, che significa scatola e deve il nome alla forma del frutto: una bacca di forma allungata contenente dei semi. 

Per altri, deriverebbe dal greco “kaptein” che significa “mordere” per la piccantezza del suo sapore.

Esistono 5 specie di questa pianta da cui derivano coltivazioni di peperoncini diversi per sapore e grado di piccantezza, ovvero le specie Capsicum:

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  • Annuum
  • Baccatum
  • Frutescens
  • Chinense
  • Pubescens.

Peperoncino: botanica

Specie Capsicum annuum

La pianta di peperoncino della specie Capsicum annuum è un arbusto perenne a vita breve che, in condizioni di clima sfavorevole, viene coltivato come pianta annuale.

Le piante si presentano in cespugli di altezza variabile che va dai 20 agli 80 cm, con foglie verde chiaro e con fiori bianchi e petali gialli. In base alla varietà, le piante hanno altezze diverse e presentano una differente resistenza al clima freddo e caldo. 

Varietà

Le varietà più note che si ritrovano in questa specie sono:

  • Ancho”, cultivar messicane che comprendono i Poblano, oltre ai Dolmalik e Mulato. Tutti non particolarmente piccanti e molto usati nella cucina del Centro America;
  • Cayenna”, caratteristicamente di forma sottile e molto allungata e mediamente piccanti;
  • Jalapeño”, classici peperoncini rossi messicani molto carnosi e dall’intenso profumo di peperone, di media bassa piccantezza;
  • Pasilla”, noti anche come “Chile negro” perché a maturazione sono quasi neri. Hanno forma allungata e gusto affumicato, blandamente piccanti;
  • Banana”, dal sapore delicato e dolce, come le cultivar Hungarian Wax e Sweet Banana;
  • abbreviatum”, che è la tipica varietà di peperoncino rosso italiano, sottile, di forma allungata e che non supera i 5 cm di lunghezza, di media piccantezza;
  • Pimento”, la varietà cuoriforme e dolce;
  • Glabrisculum”, che raggruppa diverse cultivar chiamate Chilipiquin o Chiltepin o Chilitepin o Tepin o Piquin o Chilipequin. Si pensa che questo peperoncino sia la specie più vicina all’antenato comune di tutti i “Capsicum”. Il nome suona molto di cultura Atzeca, infatti si chiamava “Chilitecpintl” che significa “peperoncino pulce”, per via delle bacche di piccole dimensioni e l’elevata piccantezza. Ha un rosso molto vivace e particolare, un vero richiamo per i volatili;
  • Grossum”, ne fa parte il classico peperone dolce italiano (Sweet bell) altresì chiamato “Chili dolce”.

Specie Caspsicum Baccatum

Questa specie di peperoncini è quella tipica dell’America Latina. Tra i baccatum, ci sono peperoncini ornamentali e il gruppo varietale noto come “Aji”. Sono peperoncini dalla piccantezza moderata e da un sapore fruttato o agrumato, molto usati nella cucina peruviana e boliviana.

Inoltre, da questa specie si coltiva anche ”Aji amarillo”, un peperoncino giallo peruviano, usato nel ceviche, considerato un piatto nazionale.

Specie Capsicum Frutescens

Frutescens è la specie a cui appartengono peperoncini con un grado di piccantezza variabile ma comunque secondi alla specie Chinense (la più piccante). Forme e colori sono abbastanza costanti tra le varietà che ne fanno parte, le principali sono:

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  • Fasciculatum”, che comprendono i famosi e piccantissimi Santaka;
  • Malagueta”, conosciuti in Europa con il nome “Pepe della Giamaica”, ma in realtà si trovano in Brasile e in Guinea;
  • Tabasco”, diffusa in tutto il continente americano e in parte dell’Asia. Sono peperoncini di colore rosso vivo, di forma allungata e dall’elevato grado di piccantezza, con cui si produce l’omonima e famosa salsa, che si ottiene facendo macerare i peperoncini tritati nel sale per tre anni in botti di quercia. Dopo tale periodo viene aggiunto aceto e si lascia riposare per qualche settimana e viene filtrato e imbottigliato. Ovviamente, la parte segreta della ricetta originale non è stata mai svelata dalla ditta americana, Mc. Ilhenny che detiene il brevetto dal 1870.

Specie Capsicum Chinense

A questa specie appartengono i peperoncini più piccanti del mondo, contenenti una percentuale di capsaicina molto alta. Le varietà più note sono: 

  • Habañero”, che oltre alla varietà “Habañero”, comprende quelle di “Habañero Rojo”, “Chocolate Habañero” e “Yellow Habañero”. Sono originali del Sud America. Hanno una forma arrotondata e, giunti a maturazione, possono essere rossi o arancioni, dal sapore fruttato di albicocca;
  • Red Savina”, tipico della penisola dello Yucatan e primatista tra i peperoncini più piccanti;
  • Scotch Bonnet”, dalle caratteristiche simili all’Habañero, appena meno piccante;
  • Microcarpa”, in questa varietà gli African Devil (diavolo africano) o Bird’s eye (occhio d’uccello), Piri piri o Pili pili, molto usati in Africa e piccantissimi;
  • Naga Dorset”, di recente creazione (2006) e pare che sia più piccante dell’Habañero;
  • Congo”, di cui fanno parte i peperoncini Carribean.

Specie Capsicum Pubescens

Questa specie ha delle caratteristiche molto particolari rispetto alle altre. I semi sono di colore molto scuro, praticamente nero, i fiori sono viola con antere bianche e le foglie sono pelose. Sono piante che possono raggiungere notevoli dimensioni. Inoltre, è l’unica specie, tra le cinque, delle quali non si conosca la specie selvatica. È anche conosciuta come Manzana. Fanno parte di questa specie:

  • Rocoto”, conosciuta in Messico come Manzano ed in Perù, Cile ed Ecuador come Rocoto, di un bel colore rosso, che ricorda, dalla forma, una mela. È molto piccante e viene solitamente consumato fresco in quanto ricco di polpa e non si presta bene all’essiccazione. È una pianta che sviluppa molto in altezza tanto che è anche denominata tree chile (albero del peperoncino);
  • Canario”, conosciuta in Messico come “Yellow Rocoto”, di colore giallo.

Coltivazione

Le piante di peperoncino coltivate in Italia non necessitano di grande quantità di terreno, quindi possono essere coltivate anche sul balcone.

I frutti si raccolgono in estate e in autunno e andrebbero consumati subito per evitare di perdere le preziose proprietà.

Tuttavia, possono essere essiccati al sole e ridotti in polvere o congelati, in questo modo è possibile prolungare la conservazione e le proprietà.

Peperoncino: scala di Scoville per misurare la piccantezza

Per misurare il grado di piccantezza del peperoncino si usa la scala di Scoville, dal nome del chimico che l’ha creata.

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La scala misura la quantità di capsaicina presente nel frutto. Il calcolo va da 0, nel caso del peperone dolce che non contiene capsaicina, a 15/16 milioni, che corrisponde alla capsaicina pura.

I peperoncini coltivati in Italia hanno un valore sulla scala di Scoville tra le 15.000 e le 30.000 unità, mentre peperoncini molto piccanti come gli Habañero, arrivano a 300.000 unità sulla scala Scoville. 

La storia del peperoncino

È risaputo che la pianta del peperoncino appartiene allo stesso genere del peperone.

Ma non tutti sanno che la pianta del peperoncino è quella che ha dato origine al peperone. Se andassimo indietro nel tempo di molti secoli, seguendo le origini della pianta, ci ritroveremmo nella parte centro-meridionale del Sud America in una zona delimitata tra le montagne del Brasile e la Bolivia.

Da questa zona geografica, nel corso dei millenni, il peperoncino è “migrato” probabilmente con l’aiuto degli uccelli e dei nativi e si è propagato in tutta l’America. Inoltre, il peperoncino selvatico, (Capsicum ciliatum – ribattezzato Capsicum rhomboideum) ha dei piccoli frutti rossi e tondi molto attraenti per gli uccelli i quali, contrariamente ai mammiferi, non sono in grado di masticarne e digerirne i semi né di sentirne la “piccantezza”.

Uno straordinario sistema di propagazione e difensivo che la pianta ha messo in atto attraverso la selezione. Infatti, grazie ai volatili, il peperoncino si è assicurato un’efficace diffusione, tenendo alla larga, con la piccantezza, i mammiferi, che così non possono cibarsene e distruggerne i semi. Ad eccezione dell’uomo, che ha trovato proprio nella piccantezza di questi frutti motivo di interesse.

Storia del peperoncino: dal Brasile al Perù

Recenti prove fossili dimostrano che già le popolazioni preistoriche, dal Brasile e dal Perù meridionale fino alle isole Bahamas e alla Jamaica, coltivavano alcune varietà di peperoncini. Infatti, le prime tracce note appartengono al sud-ovest dell’Ecuador e riguardano resti di pasti domestici consumati a base di peperoncini risalenti a circa 6.100 anni fa. Perciò, questo alimento ha contrassegnato le abitudini alimentari di tutte le civiltà precolombiane. Presso gli Aztechi, i Maya e gli Inca era una pianta ritenuta sacra.

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Pianta sacra

Anche, gli Inca lo chiamavano “Uchu. Lo consideravano uno dei quattro fratelli del loro mito della creazione “Agar-Uchu” o “Fratello Peperoncino” e lo ritenevano essere il fratello del primo re Inca.

Secondo lo storico L.E Valcarcel, i peperoncini erano così apprezzati dalla società Inca che furono probabilmente usati anche come moneta. 

I ricami di Nazca (400-600 d.C.) rappresentano su una stoffa di cotone la figura di un contadino con due peperoncini appesi al collo come collana.

Joya de Cerén

Joya de Cerèn, oggi patrimonio dell’UNESCO, è un villaggio Maya nell’America centrale, distrutto nel 595 d.C. dalla eruzione del vulcano Loma Caldera. Una seconda “Pompei” che ha custodito per secoli, sepolte sotto la cenere, le testimonianze di una vita quotidiana in cui il peperoncino era protagonista. Infatti, l’obelisco di Tello (800-1.000 d.C.), è una stele di circa 2 metri sulla quale c’è la rappresentazione di un drago mitologico che nella mascella, in basso a destra, stringe fiori, foglie e quattro frutti di peperoncino

Peperoncino: origine

Invece, per le popolazioni del “vecchio continente” il prodotto venne scoperto solo nel 1493 durante il primo viaggio di Cristoforo Colombo oltreoceano.

Ma, fu un fatto casuale, in occasione del passaggio nei Caraibi, come riportato testualmente in uno dei suoi resoconti, quando arrivò a Espaniola, (attuale Haiti) dove il peperoncino era chiamato Axi o Aji:

Vi era in abbondanza pure axi che è il loro pepe, di qualità che molto sopravanza quella del pepe e non v’è chi mangi senza di esso che reputano assai curativo”.

Fonti storiche ritengono che Colombo importò la varietà di peperoncino Scoth Bonnet, bacca della pianta Capsicum Chinense, specie diffusa nell’isola caraibica in cui sbarcò il conquistatore.

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Pepe d’India

Negli anni a seguire, Colombo portò la pianta in Spagna, come fece con tanti altri vegetali sconosciuti in tutti gli altri continenti, come ad esempio:

  • pomodoro
  • melanzana
  • patata, ecc.

Il prodotto venne battezzato proprio durante i viaggi di Colombo con il nome di “pepe d’India” per via delle proprietà piccanti simili a quelle del pepe. Con questo nome ne diede una precisa descrizione nei suoi scritti il botanico italiano Pier Andrea Mattioli nel 1568. Anche quello che successivamente prese il nome di “peperone” altro non era che una varietà di peperoncino, solo un pò più grosso, ma anch’esso era di varietà piccante.

Infatti, il peperone dolce deriva da una mutazione genetica spontanea che ha reso i frutti privi della “capsaicina”, la molecola che provoca il bruciore.

Il consumo di peperoncino era molto diffuso all’epoca colombiana in Centro e Sud America, tanto che per molto tempo il peperoncino e il peperone dalle varietà piccanti sono state le uniche spezie consumate dalle popolazioni locali, che li chiamavano “chilli o xilli”, ed è una tradizione ancora attualissima. Proprio a causa del suo sapore piccante, il peperoncino non riscosse grande successo in Europa.

Peperoncino in Europa

Si ipotizza che i monaci del monastero reale di Santa Maria de Guadalupe, in Estremadura, Spagna, furono i primi europei a introdurre il sapore piccante dei peperoncini nella loro cucina. Ma, inizialmente coltivati nei monasteri, i semi furono poi diffusi in tutta la Spagna e in Europa da monaci viaggiatori.

Fu nel 1600 che attraverso rotte commerciali provenienti dal Sud America, esploratori commercianti portoghesi e spagnoli, portarono il peperoncino anche in Africa, India e Asia. Così, diventò il “pepe dei poveri” perché era una pianta facilmente coltivabile ad ogni latitudine e clima, e i suoi frutti essiccati potevano sostituire egregiamente il pepe nero, che era riservato solo ai più agiati.

Ma, la sua diffusione nella cucina italiana non avvenne in tempi rapidi.

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Peperoncino in Italia

Inizialmente era usato nelle ricette napoletane per la pasta, ma ben presto venne totalmente sostituito dal pomodoro. Infatti, nella letteratura gastronomica del Seicento, troviamo moltissimi riferimenti a questo ortaggio da condimento.

Successivamente, nel ‘700 venne introdotto il nome scientifico di Capsicum da parte di Linneo. Il poeta satirico di Pistoia Niccolò Forteguerri, vissuto fra il 1674 e il 1755, lo chiama per la prima volta peperone. Un termine derivato dal piemontese pevrum e dal ligure-lombardo-emiliano pevron.

Ma, il termine peperoncino è assai recente, compare le prime volte sulla fine del 1900 come diminutivo di peperone.

Nell’Ottocento, erano i “peperoni sott’aceto” ad essere molto apprezzati. Napoleone fu uno dei più famosi estimatori del peperone. 

Cucina dei poveri

L’uso e il consumo del peperoncino prese piede soprattutto con la cucina povera. Infatti, riusciva a dare ai cibi il sapore che non avevano, oppure a migliorarlo, tenuto conto delle precarie condizioni con cui questi venivano spesso conservati.

Tra l’altro, grazie alle sue proprietà antisettiche, era un buon agente conservante, soprattutto delle carni lavorate. In Italia, fu amore a prima vista proprio nelle regioni calde, dove maggiormente se ne richiedeva la necessità e dove anche le condizioni climatiche permettevano di farne piccole coltivazioni. Così in poco tempo, si diffonde tra le popolazioni povere con regimi alimentari monotoni e carenti di vitamine. 

Nel mondo

Col peperoncino, i Messicani insaporivano le tortillas, gli Africani la manioca, gli Asiatici, le regioni meridionali, e in special modo la Calabria, hanno reso vivace la loro cucina povera e vegetariana.

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Oggi, il peperoncino è attualmente coltivato in tutta Europa e in America ed è largamente conosciuto ed usato in cucina.

Proprietà del peperoncino

Peperoncino piccante: composizione chimica

  • Parte edibile (%): 89
  • Acqua (g): 87,8
  • Proteine (g): 1,8
  • Lipidi (g): 0,5
  • Colesterolo (mg): 0
  • Carboidrati disponibili (g): 3,8
  • Amido (g): 2,3
  • Zuccheri solubili (g): 1,5
  • Fibra totale (g): 1,9
  • Energia (kcal): 26
  • Energia (kJ): 110.

Valori nutrizionali del peperoncino

Minerali

  • Ferro, mg 0,5
  • Calcio, mg 18
  • Sodio, mg 7
  • Potassio, mg 230
  • Fosforo, mg 18
  • Zinco, mg 0,27.

Vitamine

Vitamina B1, Tiamina, mg 0,09
Riboflavina, Vitamina B2, mg 0,23
Vitamina C, mg 229
Vitamina B3 o Vit. PP, Niacina, mg 3
Vitamina B6, Piridossina, mg 0,25
Folati totali, µg 21

(Vit.A) ß-carotene eq., µg 4944
Vitamina E (ATE), mg 0,8
Vitamina K, µg 14

Le proprietà nutrizionali di questo alimento sono molto simili a quelle del peperone, ma ancora più sorprendenti e purtroppo poco note.

Peperoncino ricco di vitamina C

Non tutti sanno, infatti, che il peperoncino crudo contiene più vitamina C di un qualsiasi agrume e quasi il triplo del kiwi.

100 grammi di peperoncino ne contengono ben 229 milligrammi.

Infatti, fu proprio durante lo studio delle proprietà benefiche di questo frutto che lo scienziato ungherese Szent Gyorgyi scoprì la vitamina C, scoperta che gli valse il Premio Nobel per la medicina.

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Benefici della vitamina C

La vitamina C dà avvio a molte reazioni chimiche del metabolismo cellulare. Infatti:

  • interviene nella formazione del collagene e in quella degli ormoni surrenalici;
  • favorisce la crescita e il mantenimento delle ossa e delle gengive; aiuta l’organismo ad assorbire e utilizzare il ferro;
  • rafforza il sistema immunitario;
  • combatte i radicali liberi e difende dagli agenti inquinanti.

Inoltre, è utile per la salute e la bellezza della pelle, previene couperose e lividi, accelera la guarigione delle ferite, attenua i dolori articolari, riduce gli effetti negativi dello stress, previene malattie degenerative.

Tuttavia, la vitamina C si deteriora con la luce, con l’esposizione all’aria e soprattutto con il calore. La sua termolabilità fa sì che in cottura, parte di essa si perda. Per questa ragione il peperoncino sarebbe preferibile mangiarlo crudo.

Inoltre, la vitamina C che abbonda nel peperoncino interviene anche nella prevenzione di stati anemici. L’anemia è quella condizione patologica dovuta all’incapacità del sangue di trasportare ossigeno alle cellule. Una delle cause più comuni di questa patologia è la carenza di ferro. La vitamina C è in grado di aumentare l’assorbimento di ferro da parte dell’organismo, soprattutto quello apportato proprio dagli stessi peperoncini, che ne contengono una buona quantità.

Peperoncino: vitamine A e B

Oltre a quella C, sono presenti altre vitamine importanti, come quelle del gruppo B in buona quantità e la provitamina A o betacarotene, soprattutto nei peperoncini rossi.

Inoltre, quello rosso ne contiene ben oltre il doppio di un qualsiasi peperone e, se fossimo capaci di mangiarne 100 g avremmo assunto l’intero fabbisogno giornaliero.

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Dal colore, in particolare, dipende la presenza più o meno rilevante di carotenoidi e polifenoli.

Tutti questi composti sono antiossidanti e si uniscono ad altri composti antiossidanti pure presenti nel peperoncino, come alcuni carotenoidi, ovvero la capsantina, pigmento liposolubile responsabile del colore rosso/arancione, e il licopene, e due polifenoli (flavonoidi) dalle spiccate proprietà antiossidanti e dagli effetti protettivi contro i tumori e le patologie cardiache, cioè la luteolina e la quercetina. 

Sali minerali

E’ anche una buona fonte di sali minerali, principalmente potassio, presenta una buona quantità di fibra e di acqua ed una ridotta presenza di zuccheri, che fanno del peperoncino un ortaggio ipocalorico.

Ma, la sostanza più interessante che è quella che maggiormente caratterizza questo prodotto è la capsaicina, che nasce in natura come sostanza repellente per i mammiferi. Inoltre, è responsabile della specifica sensazione di piccantezza, definita esperienza chemestetica, che provoca bruciore, calore ed una serie di reazioni connesse

La capsaicina: cos’è e come funziona

La capsaicina è un composto chimico naturale senza odore e sapore, presente in diverse concentrazioni nelle piante del genere Capsicum. È il più rilevante degli alcaloidi che si trovano nel peperoncino, insieme alla Diidrocapsaicina, responsabile della sensazione di piccantezza, a cui si aggiungono altri capsaicianoidi meno piccanti. 

Fu scoperta nel 1816 da Bucholtz, il quale isolò la sostanza piccante dei peperoncini. Successivamente, nel 1846, L.T Thresh sintetizzò la sostanza estratta in forma cristallina e la chiamò capsaicina.

Nel 1878 lo scienziato ungherese Hogyes dimostrò che questa sostanza stimola la mucosa della bocca e dello stomaco e aumenta la produzione di succhi gastrici.

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La capsaicina è contenuta soprattutto in un sottile velo attaccato alla parte interna del frutto, formando una sorta di placenta protettiva dell’alloggiamento dei semi.

Inutile, quindi, levare i semi pensando che siano responsabili di maggior piccantezza. Meglio, invece, asportare il velo placentare interno. 

Capsaicina: modalità di azione

La modalità d’azione della capsaicina è quella di “irritare” gli stessi recettori che si attivano in presenza di temperature tra i 43°C e i 52°C, presenti in bocca, nello stomaco e nell’ano, attivando un segnale al cervello, come se ci fosse qualcosa che brucia.

Quindi, l’effetto di dolore e bruciore è del tutto virtuale. Sono sufficienti dosaggi infinitesimali di capsaicina per causare la sensazione di bruciore. Tale situazione di stress causa un rapido rilascio di adrenalina, dando una sferzata di energia all’organismo. Questa scarica ormonale è seguita dalla liberazione di endorfine, che provocano una potente attività analgesica ed eccitante.

Grazie alla capsaicina, il peperoncino è uno stimolante gastrico e favorisce la funzione digestiva, ed è un antireumatico e antifermentativo intestinale. Inoltre, è anche un ottimo stimolante cutaneo, rivelatosi utile per contrastare la caduta dei capelli e stimolarne la ricrescita.

La capsaicina e gli altri capsaicinoidi sono presenti in diverse formulazioni e concentrazioni nelle varie specie di peperoncino, ed è per questo che alcuni sono più sopportabili e gradevoli, altri invece, “bruciano” molto di più. 

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Sostanza irritante

Essendo una sostanza irritante o addirittura tossica per l’organismo, il peperoncino va utilizzato nelle proporzioni adeguate.

Nel 1980, T. Glinsukon studiò le potenziali dosi letali dei capsaicinoidi. Ad esempio, per una persona di 70kg, l’ingestione di 13g di capsaicina pura sarebbe letale, provocando paralisi respiratoria. Per uso topico la quantità letale è 10 volte superiore.

La capsaicina può costituire un’arma di offesa/difesa efficace. Infatti, è una delle sostanze con cui vengono anche prodotti i gas lacrimogeni e urticanti non pericolosi per la salute.

Ma, gli effetti benefici che il peperoncino esercita sulla salute sono legati, oltre alla presenza della capsaicina, all’importante contenuto di composti antiossidanti che contribuiscono a difendere l’organismo dall’azione dei radicali liberi. 

L’accortezza che si dovrebbe osservare nel consumo di peperoncini è quella di evitare preparazioni che potrebbero ridurre l’efficacia dei suoi preziosi composti antiossidanti. 

Benefici del peperoncino

Alleato del cuore e della circolazione

Secondo alcune recenti ricerche, il peperoncino sarebbe un vero e proprio alleato del cuore e della salute cardiovascolare. Infatti, uno studio condotto dall‘Università del Vermont e pubblicato su Plos One ha dimostrato che al consumo abituale di peperoncino si associa una riduzione della mortalità pari al 13%.

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Per consumo abituale si intende almeno una volta al mese, e per la mortalità ci si riferisce a quella dovuta alle patologie cardiache in generale e all’ictus in particolare. Anche in questo caso, un ruolo fondamentale lo riveste la capsaicina che conferisce al peperoncino proprietà vasodilatatrici naturali, in grado di rilassare i vasi sanguigni e abbassare la pressione

Sistema cardiovascolare, quercetina e potassio

Studi epidemiologici hanno riportato che l’assunzione di alimenti ricchi di quercetina, un flavonoide polifenolico presente anche nel peperoncino, è inversamente correlata all’insorgenza di malattie cardiovascolari.

Infatti, recenti studi di laboratorio rilevano un’attenuazione della pressione sanguigna dopo l’integrazione di quercetina. Nella produzione di tale effetto entra in gioco più di un meccanismo:

  • attività antiossidante all’inibizione dell’attività enzimatica di conversione dell’angiotensina;
  • miglioramento della funzione dipendente dall’endotelio e indipendente.

All’effetto degli antiossidanti del peperoncino sul sistema cardiocircolatorio si aggiunge quello generato dalla buona presenza quantitativa di potassio. Infatti, questo elettrolita consente una normale vasodilatazione, rilassa le pareti dei vasi sanguigni permettendo un maggior afflusso di sangue. Perciò, il risultato è quello di esercitare un controllo dei valori pressori portandoli verso quelli ottimali e di regolare la frequenza cardiaca, proteggendo così la salute cardiovascolare.

Peperoncino: benefici per la digestione

Inoltre, secondo altre evidenze scientifiche, il peperoncino migliora significativamente il legame con l’acido biliare.

Questo legame produce una riduzione del ricircolo degli acidi biliari digestivi, provocando così l’utilizzo del colesterolo per sintetizzare l’acido biliare e riducendo l’assorbimento dei grassi. Inoltre, il potenziale di legame agli acidi biliari è stato correlato ad una efficace prevenzione contro lo sviluppo di malattie cardiache e del cancro.

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Peperoncino: azione anticancro

Alcuni studi pubblicati hanno messo in evidenza le proprietà antitumorali di alcune sostanze presenti nei peperoncini. L’elevata quantità di vitamina C è un indizio abbastanza indicativo. Infatti, sappiamo che l’acido ascorbico è, soprattutto, un potente antiossidante, che rafforza il sistema immunitario e combatte l’effetto dei radicali liberi e difende dagli agenti inquinanti, prevenendo malattie degenerative come quelle tumorali.

Acido ascorbico

L’azione anticancerogena della vitamina C è mediata principalmente dalla detossificazione degli agenti cancerogeni:

  • rimozione delle specie reattive dell’ossigeno
  • diminuzione del danno ossidativo del DNA
  • riduzione della proliferazione delle cellule cancerose attraverso l’apoptosi
  • arresto del ciclo cellulare, ecc.

Infatti, già dalla fine degli anni ’70, il due volte premio Nobel, Linus Pauling, sosteneva che alte dosi di acido ascorbico erano in grado di prevenire o trattare alcuni tumori. Tuttavia, per gli alimenti vegetali, i benefici effetti vanno osservati e considerati insieme a quelli prodotti anche dagli altri componenti presenti nel prodotto.

Sarebbe dimostrata ormai una stretta relazione tra il maggiore consumo di prodotti del sottogruppo botanico delle Solanaceae, come appunto i peperoncini, e la minor incidenza di vari tumori. 

Capsaicina e tumore al polmone

Uno degli studi più recenti è quello presentato all’Experimental Biology 2019 durante l’incontro annuale dell’American Society for Investigative Pathology (ASIP). Secondo il gruppo di ricercatori, la capsaicina del peperoncino ha delle proprietà in grado di rallentare l’avanzare delle metastasi del cancro ai polmoni.

La spiegazione risiede anche nel fatto che nei peperoncini interagiscono altre sostanze anch’esse dalle proprietà antitumorali.

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Uno studio pubblicato nel 2009 sul Journal of Cancer ha messo in relazione una dieta a base di carotenoidi, beta-carotene e licopene in particolare, con la riduzione del rischio di contrarre un tumore. Anche la capsantina, carotenoide liposolubile è considerata una sostanza funzionale con attività antiossidante e antitumorale. Negli studi epidemiologici, la capsantina sembra esercitare un potente effetto inibitorio sulla carcinogenesi del colon.

Antinfiammatorio

I carotenoidi, grazie al loro potere antiossidante, sono in grado di influenzare la comunicazione intercellulare e rivestono un ruolo importante nei processi infiammatori inibendo l’ossidazione dei leucotrieni, molecole lipidiche coinvolte nelle infiammazioni e nei meccanismi dell’immunità, in particolare delle vie respiratorie.

Infatti, essi contribuiscono a potenziare il sistema immunitario, costituendo un valido aiuto soprattutto nei casi di situazioni patologiche che ne riducano la funzionalità.

Il peperoncino è ricchissimo di sostanze antinfiammatorie, sia nel frutto che nelle foglie. 

La capsaicina dei peperoncini, oltre che come antiossidante e anti-carcinogeno, interviene come antinfiammatorio nel dispendio energetico e nella soppressione dell’accumulo di grasso. Inoltre, un recente studio ne ha valutato l’effetto su un modello di allergia alimentare. I risultati hanno mostrato che la capsaicina ha attenuato importanti fattori associati all’allergia alimentare, come l’infiammazione e lo stress ossidativo, suggerendo una migliore prognosi ed evoluzione della malattia.

Peperoncino: brucia grassi naturale

Il peperoncino viene spesso definito come una sorta di brucia grassi naturale, sempre grazie alla capsaicina che stimola il metabolismo e agisce sui depositi di grasso attraverso il processo della termogenesi. Tuttavia, la sensazione di calore percepita quando si assume il peperoncino non rappresenta un vero innalzamento della temperatura.

Quindi, la capsaicina, agendo sui recettori bat situati nel tessuto adiposo bruno, rilascia cellule adipose sotto forma di calore ed energia invece che immagazzinarle. 

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Digestivo ed analgesico

Il peperoncino favorisce la produzione dei succhi gastrici, il che lo rende un buon alleato della digestione. Contribuiscono a tal fine anche le sue proprietà antibatteriche, che aiutano ad allontanare e debellare eventuali virus presenti nell’ambiente intestinale.

Sempre la capsaicina svolgerebbe anche un’azione analgesica utile in particolare per i dolori muscolari e reumatici. Oltre che per uso interno, attraverso l’alimentazione, sembra che il peperoncino abbia una sua efficacia anche per uso esterno, applicato direttamente sull’area dolorante.

Peperoncino per prevenire le malattie oculari

Con l’invecchiamento aumenta l’incidenza delle malattie oculari. L’ossidazione e l’infiammazione sono implicate tra le cause di queste malattie. Gli antiossidanti e gli antinfiammatori naturalmente contenuti nel peperoncino, oltre a migliorare la capacità visiva, possono fornire benefici nel ridurre il rischio di patologie oculari legate all’età. I nutrienti di maggior interesse sono i carotenoidi del peperoncino, tra cui la zeaxantina e il β-carotene, nonché le vitamine C ed E, la luteina e lo zinco.

Uno studio AREDS (Age-Related Eye Disease Study) ha recentemente riscontrato che le persone con un elevato apporto dietetico di carotenoidi, luteina e zeaxantina hanno una riduzione del 35% del rischio di cataratta e di degenerazione maculare senile neovascolare.

Aiuta il sistema nervoso e cerebrale

L’apporto cospicuo di vitamine da parte del peperoncino aiuta a mantenere in salute un apparato molto complesso dell’organismo: il sistema nervoso e il suo principale organo, il cervello

Coadiuvante

Secondo recenti studi, la vitamina B6 (piridossina) può costituire un ottimo coadiuvante dei farmaci attualmente in uso nelle terapie neurologiche. Infatti, si è osservato, che la piridossina migliora il quadro clinico dei soggetti trattati farmacologicamente alleviando alcuni sintomi collaterali quali:

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  • mal di testa
  • dolori cronici
  • stati depressivi.

Inoltre, determina un aumento dei livelli di serotonina e di norepinefrina, anche noti come ormoni della felicità. Alti livelli di questi ormoni infatti sono associati ad un miglioramento dell’umore, ad una maggiore concentrazione e ad alti livelli di energia.

Infatti, la carenza di vitamina B6 è associata ad un più facile deterioramento cognitivo, tipico soprattutto dell’età senile che può anche portare a patologie come l’Alzheimer ed il Parkinson

Inoltre, secondo uno studio dell’Università dell’Illinois, la luteolina presente anche nel peperoncino, rallenta l’invecchiamento delle cellule del cervello. Quindi, un buon apporto di luteolina potrebbe produrre come conseguenza una migliore capacità di memorizzazione.

Effetti analgesici

Lo studio delle proprietà fisico-chimiche della capsaicina e dei relativi composti, eseguito dall’Università di Bucarest, ha evidenziato la natura dei recettori nervosi che portano ad avvertire il sapore piccante dei peperoncini.

La capsaicina ha una varietà di effetti sulla funzione dei neuroni sensoriali primari: dall’eccitazione dei neuroni sensoriali, caratterizzata da sensazione di bruciore locale e infiammazione neurogena, seguita da blocco della conduzione accompagnato da cambiamenti ultrastrutturali reversibili delle terminazioni nocicettive periferiche (desensibilizzazione), fino a diventare irreversibili alterazioni degenerative (neurotossicità).

Queste reazioni cutanee possono avere potenziali applicazioni mediche e diagnostiche nella valutazione delle alterazioni funzionali delle fibre nervose sensoriali cutanee e per gli effetti analgesici/anti-nocicettivi e antinfiammatori della capsaicina topica e il suo potenziale utilizzo nella gestione di condizioni dolorose e infiammatorie.

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Afrodisiaco

Nonostante per la comunità scientifica non esistano cibi con proprietà afrodisiache, va ovviamente sottolineato che alcuni cibi hanno effetto vasodilatatore, come nel caso del peperoncino. 

Infatti, la capsaicina è un vasodilatotore e quindi agisce sulla circolazione del sangue e può così migliorare le performance sessuali.

Inoltre anche la presenza della vitamina E contenuta nei peperoncini stimola la libido e la fertilità.

Controindicazioni del peperoncino

Nonostante le innumerevoli proprietà benefiche, in alcuni casi è bene non eccedere o non consumare il peperoncino.
L’uso viene sconsigliato nei casi di patologie gastriche come:

  • gastriti
  • ulcere
  • gastroenterite.

Ma anche nei casi di stati infiammatori localizzati come:

  • cistite
  • emorroidi.

Infine anche nei casi di epatite.

In questi casi, la capsaicina contenuta nel peperoncino e il calore che emana peggiorano queste patologie.

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Inoltre, il peperoncino dovrebbe essere escluso o molto limitato anche dalla dieta delle donne in gravidanza o in allattamento, in quanto altera il sapore del latte. In questi casi è bene chiedere consiglio al proprio medico che saprà consigliare conoscendo il quadro clinico completo.

Anche nella dieta dei bambini, il peperoncino è sconsigliato prima del primo anno di vita.

Effetti indesiderati

La capsaicina se viene a contatto con le mucose della bocca, della gola o con gli occhi può causare una forte allergia con forte irritazione e lacrimazione degli occhi. Quindi, è importante maneggiare i peperoncini con i guanti in lattice o ricordare di lavare le mani subito dopo averli utilizzati.

Come calmare il bruciore da peperoncino

Alcuni peperoncini possono essere molto piccanti, alcune volte anche troppo per la nostra tolleranza. Quando capita di mangiare un cibo troppo piccante o di mangiare inavvertitamente un peperoncino usato per condimento, possiamo neutralizzarlo con piccoli accorgimenti. Ad esempio, ricorrendo ad alcuni cibi che hanno la capacità di stemperare il bruciore.

E’ bene ricordare sempre che la capsaicina è una sostanza idrofoba quindi non si scioglie con l’acqua ma solo con il grasso. 

Alcuni  esempi di alimenti con grassi che contrastano la capsicina:

  • yogurt
  • latte
  • olio extravergine d’oliva
  • burro.

Usi alternativi del peperoncino

Olio al peperoncino per alleviare i dolori muscolari

L’olio al peperoncino di Cayenna viene largamente usato per massaggiare muscoli o tendini doloranti.  Infatti, il calore che sprigiona rilassa la zona dolorante donando un sollievo immediato e una sensazione gradevole.

Ricetta per preparare l’olio al peperoncino in casa

Ingredienti:

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  • 10/15 peperoncini freschi
  • 300 ml di olio extravergine d’oliva spremuto a freddo.

Preparazione:

Macina i peperoncini freschi fino ad ottenere una polvere e mettili in un barattolo di vetro sterilizzato. Versa l’olio e riponi al buio.

Dopo 10 giorni, filtra il contenuto del barattolo con un colino a maglia stretta. L’olio ottenuto dopo il filtraggio può essere massaggiato sulla pelle, in corrispondenza della zona dolorante.

Gli scarti invece, conservati in frigo, possono essere usati per insaporire i tuoi piatti.

Peperoncino: usi in cucina e ricette

Il peperoncino è una spezia molto utilizzata nella cucina mediterranea, viene usata per arricchire di sapore anche i piatti più semplici.

Può essere utilizzato fresco per la preparazione di conserve o per preparare creme piccanti adatte per condire la pasta o per farcire le bruschette.

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Inoltre, viene usato anche insieme ad altre spezie per la preparazione di tisane, ad esempio abbinato allo zenzero e al limone, o per esaltare il sapore della cioccolata.

Può essere usato per conferire sapore speziato a carni, sughi, legumi e primi piatti.

Se vuoi scoprire qualche ricetta con il peperoncino, ti consigliamo il nostro articolo dedicato: ricette con il peperoncino, 7 idee piccanti e gustose.

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Maura Pistello

Content editor e blogger di lifestyle e cucina, scrivo per il canale di ricette e bellezza. Sono specializzata nell'ideazione e redazione di ricette light a basso contenuto di grassi e zuccheri. Inoltre sono esperta di beauty, cura del corpo con particolare attenzione alla cosmesi biologica.

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