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Autunno, tempo di castagne. Ma attenti a quelle “matte”, sono velenose

È arrivato l’autunno, tempo di castagne. Ma le sappiamo distinguere dai frutti dell’ippocastano?

Secondo uno studio dell’ANSES (Agenzia per la sicurezza alimentare francese) tra i casi registrati nei centri antiveleni ospedalieri, tra il 2012 e il 2018, la ‘confusione’ tra castagne e frutti dell’ippocastano (detti anche castagna amara, castagna d’India o castagna matta) ha causato l’11% di tutti i casi di intossicazione.

Le castagne matte, infatti, non sono commestibili e se ingerite possono causare dolori addominali, nausea, vomito e irritazioni del cavo orofaringeo.

Come si riconoscono?

Facciamo un po’ di chiarezza: la castagna presente sulle nostre tavole è il frutto del castagno, mentre quella dell’ippocastano è il seme.

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Le castagne poi si originano dai fiori femminili (in genere due o tre), racchiusi in una capsula che poi diventa un riccio spinoso di colore marroncino. Sono inoltre più piccole, appiattite e di forma triangolare. Le castagne matte invece sono più grandi, arrotondate e il guscio è verde e con poche spine.

Gli ippocastani poi si trovano nei viali dei centri abitati o nei parchi cittadini e comunque nelle zone pianeggianti, mentre il castagno lo si trova nei boschi o in montagna, a un’altitudine che va da 300 a 1.200 metri.

Le foglie del castagno, inoltre, sono piccole e seghettate, ognuna composta da più foglioline. Quelle dell’ippocastano, invece, sono più semplici e di forma allungata.

Caratteristiche dell’ippocastano

Detto anche castagno d’India è un albero originario della Grecia e dell’Asia occidentale, ma coltivato anche in Europa nelle zone temperate.

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Anche se non è consigliabile consumare le castagne matte poiché tossiche, esse hanno comunque una loro utilità. Nei ricci, infatti, è presente una sostanza detta escina usata in erboristeria per le proprietà antinfiammatorie e vasoprotettive.

Il suo uso in fitoterapia è, dunque, ben noto. Corteccia, foglie e frutti sotto forma di estratto sono utili nel trattamento dell’insufficienza venosa, poiché l’escina mitiga sintomi come edema e dolore, migliorando anche il drenaggio linfatico.

L’ippocastano è anche uno dei fiori di Bach ed è noto con il nome di White Chestnut.

I suoi principi attivi dalle proprietà decongestionanti sono usati anche in campo cosmetico per produrre creme per il viso. Se vuoi saperne di più, leggi il nostro articolo sull’ippocastano.

Il castagno

Il castagno invece è un albero imponente e piuttosto longevo tipico delle zone montuose a clima temperato.

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Le regioni in cui è coltivato sono il Piemonte, la Toscana e il Lazio, la Campania e la Sicilia.

La fioritura avviene in piena estate e i frutti cadono spontaneamente dall’albero tra settembre e dicembre.

Fin dall’antichità la castagna era un cibo importantissimo per i contadini e per chi viveva in montagna, tanto da essere considerato “il pane dei poveri”. Sane, nutrienti e digeribili, le castagne sono, infatti, l’ideale per una corretta alimentazione.

Castagne o marroni?

La differenza fondamentale è che la castagna nasce da alberi selvatici, non concimati, mentre i marroni provengono da alberi coltivati e quindi hanno caratteristiche organolettiche più omogenee. Si distinguono anche perché sono più grandi delle castagne e dalla forma più quadrangolare.

Castagne: proprietà nutrizionali

Le castagne sono alimenti energetici e nutrienti. 100 g di castagne fresche apportano circa 160 Kcal. È un alimento ricco prevalentemente di carboidrati complessi.

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Gli altri nutrienti sono le fibre, poche proteine ma di buona qualità (come gli aminoacidi essenziali lisina, cisteina e metionina), sali minerali (soprattutto potassio), pochi grassi ma ricchi di acidi grassi essenziali (linoleico e linolenico) e vitamine, in particolare del gruppo B come la riboflavina (vitamina B2) e la niacina (vitamina B3 o PP).

Le proprietà nutrizionali, tuttavia, variano anche in base al processo cui sono sottoposte.

Nelle castagne bollite , infatti, si ha un aumento dell’umidità e una diminuzione di circa il 25% del valore energetico.

Nelle caldarroste, invece, l’umidità si abbassa e il contenuto di zuccheri disponibili, insieme al valore energetico, aumenta del 25% (200 Kcal).

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Con l’essiccamento cresce il contenuto proteico e di carboidrati disponibili, mentre nella farina è la fibra a primeggiare.

Fonti

Agence nationale de sécurité sanitaire de l’alimentation, de l’environnement et du travail

La castagna: dal bosco alla tavola tradizione ed innovazione, Università di Padova, A. Latte, C. Giovanelli.

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Ivana Barberini

Ivana Barberini

Ivana Barberini è redattrice, documentarista, autrice e supervisore redazionale. Si occupa in particolare di editoria scientifica. Scrive per alcuni magazine on line e cura l’editing di libri e siti internet.

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