Patologie

Infezioni da salmonella: cosa sono, tipi, cause, contagio, sintomi, cura e prevenzione

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Per salmonella, si intende un genere di microbi, alcuni dei quali causano gastroenterite, o salmonellosi, e altri febbri tifoidee. Questi microrganismi della famiglia degli Enterobatteri hanno la forma di bastoncelli, dotati di flagelli per potersi muovere. Infatti, la maggior parte delle salmonelle vive nell’intestino di animali selvatici e domestici e nell’uomo.

Sopratutto, il contagio avviene con il consumo di alimenti e acqua contaminati dagli escrementi di animali e soggetti infetti. Difatti, i principali cibi alla base delle infezioni da salmonella sono latte non pastorizzato, uova e carne crude e i loro derivati.

Invece, la salmonellosi, dovuta a salmonelle dette “minori”, è una “tossinfezione alimentare” determinata dalla presenza dei batteri. La patologia è diversa dall’intossicazione alimentare, gastroenterite dovuta alle tossine di altri batteri, come lo stafilococco aureo.

I sintomi da infezioni da salmonella sono: dopo qualche ora dall’ingestione o dall’esposizione al batterio, il soggetto accusa nausea e dolore addominale crampiforme. A seguire, l’interessato può provare: febbre, fino a 39° C, diarrea acquosa, frammista a muco e anche sangue, vomito.

Altri segnali di salmonellosi possono essere un forte mal di testa e dolori diffusi alle articolazioni.

La salmonellosi è una zoonosi perché trasferita dagli animali all’uomo per mezzo di alimenti e acqua infettati da escrementi. Ad esempio, animali da compagnia, come cani e gatti ma anche quelli selvatici, tra cui iguane, tartarughe d’acqua e uccelli, hanno il batterio nell’intestino.

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Veicoli di contagio, oltre a carne bovina e suina, uova e latticini infetti, sono verdura e frutta trattate con acqua contenente germi. Tuttavia, la contaminazione può avvenire anche durante la manipolazione e la conservazione dei cibi, per scarsa pulizia o scorretta preparazione.

Ma sono soprattutto malati e portatori, che non si lavano le mani dopo essere andati in bagno, a rilasciare salmonelle nell’ambiente. Anche, gli addetti alle cucine malati o portatori del batterio sono un’importante fonte d’infezione.

Salmonella: che cos’è

Della famiglia Salmonella fanno parte 2.200 tipi di batteri gram negativi, responsabili di alcune patologie trasmesse soprattutto dai cibi.

I microrganismi sono definiti enterobatteri perché abitano nell’intestino di molti animali e dell’uomo.

Tra i 50 ceppi più diffusi e patogeni per l’uomo, ci sono la salmonella enterica e quella typhimurium. Inoltre, i vari sierotipi provocano disturbi:

  • gastrointestinali
  • Febbre tifoide e anche infezioni tessutali locali, in modo sia sporadico sia epidemico.

Eccetto le specie del tifo, il bacillo infetta il tubo digerente di animali domestici e selvatici, come polli, uccelli e mammiferi, compreso l’uomo.

Salmonella e contagio

Quindi le fonti più diffuse di salmonella sono i cibi contaminati, direttamente o indirettamente, con escrementi infetti.

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Gli alimenti causa di gastroenterite da salmonelle sono soprattutto:

  • uova
  • Pollame
  • Carne cruda
  • Preparazioni con uova
  • Latte fresco.

Animali

A volte, l’infezione può derivare anche da rettili domestici, tra cui:

  • lucertole
  • Tartarughe
  • Rane acquatiche
  • Serpenti.

Infatti, negli Stati Uniti, il 90% di questi animali comuni è risultato infettato dal batterio.

Salmonella typhi e la paratyphi

Invece la salmonella typhi e la paratyphi, all’origine di febbri enteriche, sono presenti unicamente nell’intestino dell’uomo. Dall’ospite infetto, il microrganismo viene eliminato con feci e urine, che sono altamente contagiose.

Il passaggio del batterio da uomo a uomo dipende dalle mosche, che depositano le salmonelle soprattutto sul cibo oppure la trasmissione avviene per contatto diretto, con:

  • Suppellettili
  • Ferite
  • Materiali infetti.

Infezione da salmonella: tipologie

Quindi l’infezione da salmonella viene distinta in due tipologie:

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  • salmonellosi, che raggruppa manifestazioni gastroenteriche dovute a ceppi detti “minori”.
  • Forme tifoidee, caratterizzate da febbre prolungata, con interessamento di intestino e cute, date dai sottotipi typhi e paratyphi.

I tipi non tifoidei, presenti in uccelli, rettili e mammiferi, producono il 50% delle infezioni gastrointestinali nel mondo.

Le salmonelle typhi e paratyphi riguardano solo l’uomo a cui procurano febbre tifoide e paratifoide. Tuttavia, questi due batteri sono più frequenti nelle aree in via di sviluppo e relativamente rari in Europa e nei Paesi industrializzati.

In ogni caso, in Italia le infezioni da salmonella rappresentano un problema di salute pubblica.

Le persone più predisposte al contagio da salmonelle sono:

  • anziani
  • Donne gravide
  • Bambini sotto i 5 anni
  • Immunodepressi.

Ugualmente, si infetta più facilmente chi soffre di HIV, anemia falciforme, disturbi gastrici, tumori intestinali o ha subito operazioni.

Tossinfezione alimentare e intossicazione

Consumando cibi contaminati da agenti patogeni si verifica una infezione alimentare.

La malattia viene definita “tossinfezione alimentare” quando nel paziente, con le analisi viene isolato un numero consistente di batteri.

Invece se sono le tossine, prodotte dai microrganismi presenti nel cibo, a dare la patologia, si tratta di “intossicazione”.

La distinzione tra i due generi di malattia chiarisce anche la tipologia di agente infettante. Le tossinfezioni sono collegate ai virus e alle salmonelle e comportano disturbi soprattutto dell’intestino, da moderati a gravi. Infatti, gli enterobatteri delle tossinfezioni entrano nell’organismo direttamente con cibo e acqua.

Oltre ai sintomi del tubo digerente, le salmonelle, a volte determinano anche setticemie, o infezioni del sangue. Invece le intossicazioni sono dovute alle tossine batteriche prodotte da microrganismi che si moltiplicano negli alimenti, come il Bacillus Cereus.

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Stafilococco aureo

In particolare, lo Stafilococco aureo rilascia proteine tossiche, che vengono assorbite a livello del duodeno.

Le manifestazioni cliniche di questa intossicazione comportano:

  • nausea
  • vomito
  • spossatezza.

Tuttavia questi sintomi regrediscono in 24 ore.

Casi più gravi di intossicazione sono imputabili al Clostridium Botulinum la cui tossina, non termolabile, resiste alla cottura e dà il botulismo.

Caratteristiche del batterio salmonella

La salmonella viene così chiamata perché è stata documentata per la prima volta dal veterinario Daniel Elmer Salmon. Questi batteri sono detti gram-negativi perché, dopo la specifica colorazione di Gram, si presentano di colore rosa.

Al contrario, i bacilli gram-positivi, con il procedimento di laboratorio, rimangono colorati in blu-violetto. La forma delle salmonelle è a bastoncello, corredata da flagelli che rendono i microbi mobili. Questi Enterobatteri sono anaerobi facoltativi e non producono spore.

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Classificazione

La loro classificazione viene fatta a seconda del DNA, che differenzia le due forme principali.

  • Salmonella enterica
  • Quella bongori.

La specie enterica riunisce varie sottospecie, tra cui quelle più importanti dal punto di vista della salute dell’uomo. La differenza tra diversi sierotipi si basa sul patrimonio antigenico dei batteri, che è stato codificato.

In particolare, le salmonelle paratyphi si distinguono in 3 sierotipi: A e B, presenti in Europa; C tipico di Paesi extracomunitari.

Anche se vivono bene nell’organismo umano e a temperatura ambiente, i microrganismi non resistono a ph acidi (sotto 5,5) e al calore.

Inoltre, le salmonelle vengono inattivate da prodotti chimici e agenti fisici. La refrigerazione, a temperature sotto i 5° C, blocca la riproduzione dei microbi, senza ucciderli. Invece, la congelazione impedisce lo sviluppo e l’attività dei batteri.

Infezioni gastrointestinali da salmonelle

Le salmonellosi sono ritenute “non tifoidee” in quanto generate da salmonelle “minori” e localizzate di solito nel tubo digerente. Infatti, i disturbi gastrici e intestinali sopravvengono nel paziente quando l’organismo viene attaccato massicciamente dai batteri.

Il processo si verifica in seguito all’ingestione di alimenti o acqua che contengono salmonelle attive.

I microrganismi albergano nell’intestino di uccelli e mammiferi sani e contaminano gli ingredienti derivati, come il latte non pastorizzato. D’altra parte, gli enterobatteri proliferano nei cibi durante l’elaborazione e la conservazione, eseguite con prassi non corrette.

Oltre ad essere parassiti dell’intestino di animali, i bacilli possono contaminare le acque che a loro volta rilasciano gli agenti patogeni.

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Quindi le infezioni gastrointestinali da salmonelle sono abbastanza comuni ma rimangono in genere confinate all’apparato digerente.

Batteri del tifo

Al contrario, i batteri del tifo, penetrati nell’intestino, raggiungono il sangue e danno una malattia sistemica, che riguarda l’intero organismo.

Salmonella typhi

La salmonella typhi infetta gli alimenti tramite le mosche o le mani sporche dei portatori del batterio, dopo che hanno evacuato o urinato.

Anche le risorse idriche possono essere un veicolo del germe, se i liquami non sono stati smaltiti in modo adeguato. Quindi il passaggio del batterio avviene per via oro-fecale, da uomo a uomo, in maniera contagiosa.

Oltre all’infiammazione del colon e dell’intestino tenue, con febbre e dolori, possono seguire complicanze e l’infezione del sangue e di altri organi.

Salmonella paratyphi

La salmonella paratyphi è analoga alla typhi, tanto che presenta le stesse modalità di contagio e una malattia acuta simile al tifo. Anche la trasmissione è oro-fecale, attraverso le feci, o, per via indiretta, tramite cibi e bevande maneggiati da soggetti infetti.

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Inoltre, gli scarichi delle fogne e l’acqua da bere o per lavare gli alimenti, se infetti sono altri fattori di contagio, come per il tifo.

Tuttavia nella febbre paratifoide, i sintomi sono molto più blandi, le complicanze meno frequenti e la letalità rara. Ma la malattia è comunque clinicamente indistinguibile dal tifo e si può riconoscere solo con l’esame delle feci.

Cause della salmonella e diffusione nel mondo

Animali

I principali serbatoi di salmonelle da tossinfezione sono gli animali e gli ingredienti ricavati da essi, come uova, latte e carne. Infatti, l’infezione può avvenire tramite razze da cortile e da allevamento, ovvero maiali, polli e bovini.

Tuttavia, il contagio si propaga anche attraverso animali domestici, come:

  • gatti
  • cani
  • rane d’acqua
  • topi.

Anche le specie selvatiche, quali tartarughe acquatiche, iguane e uccelli, sono un habitat ideale per i microrganismi.

Nel meccanismo infettivo, gli animali coinvolti possono non mostrare alcun segnale di malattia.

Acqua

Altro mezzo che veicola i bacilli è l’acqua non potabile, utilizzata anche per irrigare gli orti. 

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Proprio perché trasmissibile dagli animali all’uomo, la salmonellosi viene ritenuta una zoonosi.

Infatti, attraverso le feci, gli animali contaminano l’ambiente esterno, in particolare prodotti derivati, mangimi e acque. Se gli ingredienti infetti sono assunti senza prima un trattamento termico idoneo, possono contagiare il consumatore.

Alimenti

Tra gli alimenti pericolosi, vanno considerate le salse e le creme con uova crude, come la maionese, e il latte non pastorizzato.

L’infezione può arrivare anche da uova, polli, pesci, crostacei e molluschi, cotti male o crudi.

Potenziali contaminanti sono gelato, latticini, carne e derivati, come l’hamburger, frutta e verdura crude, infettate dall’acqua o dalla manipolazione.

Inoltre, il 15% dei casi di Salmonellosi va fatto risalire alla carne bovina infetta e il 5% ai latticini contenenti i microbi.

Ambiente casalingo

La contaminazione dei cibi può verificarsi al momento della produzione, ma anche durante la preparazione e dopo la cottura. Infatti un trattamento non conforme degli alimenti non elimina i batteri ma, all’opposto, li fa moltiplicare. I germi possono proliferare anche sulle superfici, sui taglieri e su altri utensili della cucina.

Gli stessi cuochi e collaboratori potrebbero essere infetti, magari a loro insaputa, e trasmettere le salmonelle per cattiva igiene personale.

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Particolarmente rilevante il fatto che gli alimenti contaminati non mostrano odore, colore, sapore e consistenza diversi da quelli non contaminati.

Comunque, una persona può infettarsi anche entrando in contatto diretto con gli escrementi di animali o con soggetti infetti. La salmonella typhi viene eliminata esclusivamente con feci e urine dei malati o dei portatori sani del batterio.

Inoltre, un lavaggio delle mani insufficiente può diffondere i microbi a cibi e bevande e le mosche possono portarli direttamente dalle feci al cibo.

Salmonella: epidemiologia

Circa il 3% dei soggetti infetti non trattati continua a eliminare le salmonelle con le feci per 1 anno. Addirittura alcuni di questi portatori risultano sani in quanto non manifestano sintomi di nessun genere. Su 2000 portatori sani, senza sintomi da salmonella, stimati in Europa, la maggior parte è costituita da donne anziane affette da una malattia cronica della colecisti.

In Europa

A causa dei cambiamenti dello stile di vita, nel mondo le infezioni da salmonelle stanno aumentando.

In Europa si contano circa 90.000 casi all’anno dell’infezione, ma, come negli altri Paesi sviluppati, si ipotizza una crescita della malattia. Dal 1980, nel Vecchio Continente esiste un sistema di sorveglianza, gestito dall’OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità. Infatti, il protocollo prevede la raccolta dei dati epidemiologici sull’infezione in 49 Paesi membri, per poter intervenire.

Un ulteriore strumento d’allarme è Enter-net che dal 1994 sorveglia e monitora i casi in 23 Stati europei e 3 non europei.

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Infine, L’Efsa– Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare stima che 35 persone su 100.000 siano colpite da salmonellosi in 1 anno.

In Italia

In Italia, ogni anno vengono rilevati circa 5.500 sierotipi del batterio nell’uomo e la salmonellosi è soggetta a notifica obbligatoria. L’Istituto Superiore di Sanità nel 2006 ha segnalato 3.578 ceppi del microbo isolati da soggetti infetti, con 994 casi effettivi.

La distribuzione del riscontro di ceppi vede in testa: Lombardia, con 717 tipi, seguita da Piemonte, Veneto e Lazio. La diffusione è favorita da ceppi resistenti agli antibiotici, da allevamenti intensivi di bestiame e dall’importazione di carni infette da altri Paesi.

Mangiare fuori casa in locali pubblici può essere un fattore per l’incremento dell’infezione, come dimostrano epidemie da ristorazione collettiva.

Salmonellosi nel mondo

In Europa si verificano circa 90.000 casi di salmonellosi all’anno e, in Italia, nel 2006, sono stati segnalati 994 malati. Inoltre, i paesi più colpiti dal tifo sono:

  • Cina
  • India
  • Bangladesh
  • Indonesia
  • Laos
  • Nepal
  • Vietnam
  • Pakistan.

Contagio e fattori di rischio

Persone in determinate condizioni possono essere più suscettibili di altre all’infezione da salmonella.

Innanzitutto alcune patologie e situazioni predispongono al contagio:

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  • alterazione della flora batterica intestinale
  • Infiammazioni e tumori dell’intestino
  • Disfunzioni dell’apparato digerente, come la gastrite e l’acloridria
  • Operazioni chirurgiche gastrointestinali
  • Trattamenti antibiotici ad ampio spettro oppure con corticosteroidi
  • Farmaci immunosoppressivi
  • Medicinali anti-acido.

Oltre alla risposta e forza del soggetto, nell’insorgenza della malattia sono importanti i ceppi coinvolti e la carica batterica.

Salmonella: chi è più a rischio

Inoltre, sono più a rischio di salmonelle:

  • Anziani
  • Donne gravide
  • Bambini di età inferiore ai 5 anni
  • Chi soffre di HIV
  • Anemia falciforme.

In realtà, il processo infettivo è sostenuto da una ridotta acidità gastrica, che può essere conseguenza anche dell’uso di farmaci anti-acido. Per questo motivo, l’attecchimento del microbo è più probabile nei soggetti con:

  • gastrite
  • Reflusso
  • Ulcera peptica.

Al contrario, un valido contenuto di succhi gastrici impedisce la proliferazione dei batteri.

Maggior contagio in estate

Il contagio è poi facilitato dalla bella stagione tanto che l’infezione si palesa più in estate che in inverno.

Giugno, luglio ed agosto offrono maggiori occasioni per contrarre il batterio, mangiando fuori casa e consumando gelati, creme e cibi crudi.

Inoltre, con il caldo, la gente frequenta di più i locali e altre persone, con sovraffollamento, che favorisce lo sviluppo dei batteri.

Salmonella, cibo, igiene e contagio

Attenzione va messa nel consumo dei frutti di mare, in particolare crudi, che, essendo filtri dell’acqua, potrebbero concentrare il batterio.

Anche, il cosiddetto latte del contadino, bevuto appena munto o crudo, senza trattamento termico, potrebbe rivelarsi infetto.

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Per il cibo, sono un rischio gli errori di elaborazione e conservazione del cibo e la scarsa igiene del personale addetto alla cucina.

In particolare, una persona può ammalarsi di salmonellosi soprattutto mangiando carne cruda e latticini non pastorizzati. Il batterio passa nell’ospite anche attraverso frutta e verdura fresca non cotta, contaminate dall’acqua o dalle manipolazioni.

Anche le uova risultano particolarmente pericolose in quanto le salmonelle infettano le ovaie delle galline e quindi il loro prodotto.

Inoltre, se si lasciano a temperatura ambiente uova, preparazioni derivate e prodotti delicati, il batterio trova il substrato giusto per proliferare.

Infine, altri cibi possono venir contaminati dalle feci degli animali, come nei mattatoi, oppure dagli operatori dell’alimentazione.

Come avviene il contagio

Per il contagio, basta che un individuo con una piccola ferita alla mano tocchi gli escrementi o la saliva di un animale portatore di salmonelle.

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Se l’interessato maneggia cibi e stoviglie senza lavarsi le mani, il microorganismo può passare indisturbato nei piatti. Quindi un problema rilevante per l’infezione è la pulizia, quando è scarsa o manca del tutto.

Anche la propagazione delle salmonella typhi e paratyphi è legata ad un’igiene precaria dei soggetti che ospitano il batterio. Ad esempio, se dopo essere andati in bagno, i portatori di questi ceppi non si lavano le mani, possono contagiare gli alimenti solo toccandoli.

La presenza di numerose mosche, altro veicolo delle febbri tifoidi, può essere fondamentale per l’infezione.

A volte, gli operatori sanitari, che non prendono opportune precauzioni, si ammalano di tifo. In questo caso, il contagio può arrivare manipolando biancheria, medicazioni e strumenti contaminati.

Salmonella: sintomi e patologia

I disturbi da salmonelle minori, ovvero nelle forme più lievi di gastroenterite, sono circoscritti all’apparato digerente. Invece nei casi più gravi, il paziente può subire una batteriemia o infezioni localizzate in alcune aree del corpo.

Infatti, quando l’acidità dello stomaco non riesce a distruggere le salmonelle, interviene l’intestino ad eliminarle con le scariche di diarrea.

Sintomi

La patologia risulta benigna per la maggioranza dei pazienti, ma a volte può richiedere l’ospedalizzazione se si aggrava.

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Inoltre, alcuni soggetti possono diventare portatori asintomatici ed eliminare il microbo anche dopo la scomparsa dei sintomi.

Febbre tifoide

I sintomi delle febbri tifoidee hanno un esordio improvviso, con febbre intorno ai 39-40,5° C. Inoltre, subito compaiono:

  • forte mal di testa e di gola
  • Occhi arrossati
  • Debolezza marcata
  • Confusione mentale
  • Vomito
  • Abbondante diarrea acquosa.

In tutto il corpo si espande un’eruzione cutanea simile all’eritema solare, con arrossamento pronunciato.

In poche ore, può aumentare la debolezza e ridursi gravemente la pressione arteriosa, fino ad arrivare allo shock. Inoltre, tra il terzo e il settimo giorno, appare una desquamazione della cute, soprattutto sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi.

Organi coinvolti

In caso di peggioramento, il tifo si trasforma in shock tossico che prende diverse parti del corpo. Durante la prima settimana, frequentemente possono subentrare danni:

  • renali
  • Epatici
  • Muscolari.

Per di più, possono essere intaccati anche cuore e polmoni e verificarsi anemia. Nelle persone non trattate con antibiotici, le complicanze sono prevedibili. Infatti, senza cure, dalla febbre tifoide originano emorragia o perforazione dell’intestino, da cui peritonite e infezioni agli organi adiacenti.

L’insufficienza multipla d’organo si instaura quando l’infezione dilaga nel sangue attraverso i tessuti contagiati a causa dell’intestino perforato.

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Tuttavia, nonostante la gravità, dopo la scomparsa dei sintomi, la maggior parte degli organi recupera le normali funzioni.

Infezioni da salmonella: incubazione e decorso

Incubazione

L’incubazione della salmonellosi avviene in circa 12-48 ore dal consumo degli alimenti contaminati o dal contatto con il microbo.

Infatti, questo lasso di tempo è sufficiente al batterio per moltiplicarsi nell’intestino della persona infettata e innescare la malattia.

Tuttavia i sintomi dell’infezione possono apparire precocemente, dopo 6 ore, oppure tardivamente, dopo 3 giorni.

Chi è in buona forma fisica e perciò ha sintomi leggeri può superare velocemente la salmonellosi in poche ore.

Invece, quanti sono indeboliti, per età o altre patologie pregresse, potrebbero dover affrontare più giorni di infezione. La malattia termina spesso dopo 1- 4 giorni, ma può persistere più a lungo, fino a 1 settimana.

Febbre tifoidea

Nell’evenienza di un ricovero, la prognosi è assolutamente individuale e dipende dallo stato del paziente e dalla virulenza del microrganismo. Dopo il contatto con l’agente patogeno, perché compaia la febbre tifoidea occorrono da 1 a 3 settimane di incubazione.

Una volta entrati nell’intestino, i batteri impiegano un po’ di tempo ad entrare nel circolo sanguigno e dare sintomi. Infatti, circa dopo 4 settimane, si assiste a un brusco e improvviso inizio, con i disturbi della febbre tifoidea.

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Decorso

La prima settimana di malattia è caratterizzata da febbre, malessere, dolori addominali e irregolarità intestinali, con diarrea o stipsi.

Inoltre, nel periodo si presentano:

  • Cefalea
  • Tosse secca
  • Vomito
  • Eruzione cutanea, con papule rosa a livello del tronco.

Trascorsi 2-3 giorni, se la patologia non è ben trattata, può degenerare nelle forme cliniche più gravi. Al contrario, con il corretto intervento farmacologico, la febbre tifoidea si può attenuare in 5 o 6 giorni.

Se la malattia continua, nella seconda settimana, si aggrava, con l’aggiunta di gonfiore addominale e rallentamento delle pulsazioni.

Alla terza settimana, subentrano i seguenti sintomi.

  • Perdita dell’appetito
  • Esaurimento
  • Diarrea, sempre più acquosa e maleodorante.

A volte, anche lo stato psichico e mentale rimane danneggiato, con apparizione di apatia, psicosi e senso di irrealtà.

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Di solito, a questo punto, la febbre dovrebbe scendere in modo graduale e i sintomi affievolirsi. Invece il 10-30% dei malati non trattati o curati in modo inefficace arriva al decesso.

Purtroppo la patologia può ripresentarsi dopo 10 giorni dalla scomparsa della febbre.

Per motivi sconosciuti, la percentuale delle recidive aumenta del 15-20% se nella fase iniziale della malattia vengono presi antibiotici.

Complicazioni: forme invasive di infezioni non-tifoidee

Molto raramente la salmonella minore abbandona l’intestino per percorrere il circolo sanguigno e infettare altre parti del corpo.

Un’elevata quantità di microbi, la loro forte virulenza e la scarsa resistenza del paziente influiscono sull’aggravamento della malattia. Penetrando nel sangue, i microrganismi provocano batteriemie, accumulandosi e depositandosi in varie strutture.

Se l’ospite non riesce a debellare il batterio, il suo organismo può entrare in setticemia, con una risposta infiammatoria eccessiva.

In particolare, è il sierotipo salmonella cholaeresuis che può più facilmente indurre questa patologia infettiva generalizzata.

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Chi è a rischio di complicanze

Ad essere esposti alla complicanza, sono soprattutto i pazienti immunocompromessi, i lattanti e i soggetti anziani.

Anche le donne in gravidanza devono essere monitorate perché più predisposte all’aggressione invadente da parte delle salmonelle.

Inoltre, la setticemia non tifoidea è frequente anche nelle persone affette da HIV, che possono andare incontro a numerosi episodi della patologia.

Infezioni

Febbre, frequenza cardiaca accelerata, brividi, ipotensione arteriosa, disturbi gastrointestinali, respiro affannoso e confusione rivelano lo shock settico.

A volte i batteri diffondendosi producono raccolte di pus, o ascessi, in parti lontane del corpo. Quindi la sepsi può comportare infezioni focali a carico di parti sensibili dell’organismo, come le meningi.

In effetti, dalla salmonellosi possono derivare:

  • endocardite
  • artrite
  • polmonite
  • pielonefrite
  • meningite
  • osteomielite. 

Infezione alle ossa

Le ossa, soprattutto in chi è affetto da anemia falciforme, sono la sede più attaccata dal microrganismo. Anche le articolazioni, il rivestimento delle arterie e le valvole cardiache possono essere colpite dall’infezione, nei casi più seri. Le salmonelle si attaccano e determinano infezioni su:

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  • protesi articolari
  • Valvole cardiache artificiali
  • Innesti dei vasi sanguigni.

Talvolta un tumore può infettarsi e generare un ascesso che diventa l’origine di ripetute infezioni del sangue. In alcuni casi, dagli ascessi e dalle arterie infette, in particolare la più grande, l’aorta, può derivare una batteriemia cronica. Le infezioni invasive da Salmonella non portano quasi mai ad un esito letale.

Tuttavia il decesso potrebbe avvenire in individui debilitati, neonati e anziani fragili, soprattutto ricoverati nelle case di riposo.

Salmonelle: diagnosi

La conferma di salmonellosi viene data dagli esami di laboratorio su materiali prelevati dal soggetto presunto infetto.  La certezza si ha con la coltura del tampone rettale o di un campione di feci, per far crescere i microbi ed evidenziarli.

All’analisi, nella copricoltura, si riscontrano i batteri ed è possibile individuare i sierotipi che causano l’infezione. L’esame dei microrganismi è utile per il test di sensibilità agli antibiotici, o antibiogramma, per individuare gli antibiotici efficaci.

Quando la malattia peggiora, le salmonelle possono essere scoperte anche tramite colture di sangue, urina oppure di essudati, come il pus.

Febbre tifoide

In realtà, la presenza di febbre tifoide è rivelata dai sintomi caratteristici ma va accertata tramite l’identificazione del batterio.

Anche in questo caso si procede con le colture di feci, sangue, urine e altri liquidi corporei o tessuti, come il midollo osseo. Infatti, la coprocoltura da sola potrebbe non bastare per cui a volte viene completata con l’esame colturale del sangue.

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Se le diverse analisi non sono sufficienti, quella del campione prelevato dal midollo osseo è determinante per la diagnosi.

Dopo la prima settimana di malattia, nell’arco di 15 giorni, è possibile individuare anche gli antigeni nel sangue dei pazienti.

Inoltre, i familiari e le persone a contatto con i sofferenti di febbre tifoidea dovrebbero essere sottoposti agli esami per l’accertamento del batterio.

Infezioni da salmonella: cura

La gastroenterite da salmonellosi si risolve in pochi giorni con una dieta leggera e abbondanti liquidi, per compensare le perdite da diarrea.

La somministrazione di soluzioni reidratanti è orale ma, se l’infezione è più seria, viene fatta per via endovenosa.

Di sostegno, oltre al riposo, si possono adottare:

  • farmaci contro la febbre
  • Vitamine
  • Integratori minerali.

Molto utili sono anche probiotici e fermenti lattici, per ripristinare la flora batterica danneggiata. La terapia antibiotica non riduce i tempi di guarigione, ma anzi prolunga l’eliminazione dei batteri nelle feci e induce resistenza.

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Terapia antibiotica

Gli antibiotici vengono prescritti solo a

  • neonati
  • Anziani delle case di riposo
  • Persone immunodepresse
  • Portatori di protesi.

Infatti, queste categorie di soggetti sono più esposte a forme più intense della malattia e a un maggior rischio di complicanze.

Per loro, come per chi è affetto da malattie cronico-degenerative, in presenza di sintomi extra-intestinali, è opportuna l’ospedalizzazione.

Solo per le forme gravi di salmonellosi, si utilizzano antibiotici per via orale, 2 volte al giorno, per 1 settimana. Invece nei portatori asintomatici l’infezione spesso si risolve da sola e il ricorso agli antibiotici non è necessario e può essere controproducente.

Setticemia: cura endovenosa

All’opposto, i pazienti con batteriemia/setticemia devono seguire un trattamento antibiotico per 2 settimane, per via endovenosa.

Ciprofloxacina, ceftriaxone o altri antibiotici devono essere somministrati per altre 4-6 settimane, in caso di sepsi persistente.

Le raccolte di pus, o ascessi, richiedono un drenaggio chirurgico e un ciclo di antibiotici per circa 4 settimane.

Intervento chirurgico

Nell’infezione di vasi sanguigni, valvole cardiache o altre strutture del corpo, si rende indispensabile l’intervento chirurgico. L’operazione è completata da una prolungata terapia antibiotica, che può continuare per settimane o mesi.

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Il 99% delle persone con febbre tifoide guarisce con una pronta terapia antibiotica, anche se la convalescenza può durare molti mesi.

Se diagnosticata subito, la malattia si mostra più leggera e può essere risolta con un trattamento antibiotico per 1 o 2 settimane. I sintomi rispondono in 2-3 giorni alla somministrazione immediata di antibiotici, affievolendosi. Ma per la scomparsa della febbre tifoidea è fondamentale una cura antibiotica protratta, anche per via endovenosa.

Il ricovero in ospedale si impone quando il paziente è in preda a forte diarrea, vomito continuo e addome gonfio.

Invece dell’antibiotico cloramfenicolo, che dà spesso resistenza, oggi si preferiscono antibiotici più specifici, come la ciprofloxacina.

Cura nei casi gravi

Se il malato delira, è in stato di shock o in coma, si somministrano cortisonici, per ridurre l’infiammazione cerebrale. Interventi chirurgici sono indicati nelle complicanze, come emorragie e perforazioni dell’intestino.

Una prognosi sfavorevole si basa sui segni di una grave infezione, tra cui  stupor, coma e shock. In genere, vanno incontro alla morte i soggetti malnutriti, molto giovani oppure molto vecchi.

Negli altri casi, la remissione della febbre tifoide avviene in 3-4 settimane, con il corretto trattamento.

In 1 soggetto su 20 subentra una recidiva, ma con sintomi meno intensi e decorso più breve. Nel ritorno della malattia, il tempestivo trattamento antibiotico è indispensabile, dura 5 giorni ed è risolutivo in tempi rapidi. Il batterio può essere eradicato nei portatori grazie a 4-6 settimane di cure antibiotiche.

La rimozione della cistifellea, serbatoio del microbo, può essere un altro  sistema valido per neutralizzare lo stato di portatore.

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Salmonella: prevenzione

Norme igieniche e comportamentali corrette e responsabili sono la miglior difesa contro le salmonelle. Innanzitutto, i batteri vengono facilmente distrutti dalla cottura, eseguita a temperatura e per il tempo necessari.

Tuttavia i cibi cotti possono venir contaminati successivamente da coltelli o altri attrezzi contaminati, perché sporchi. Inoltre, le uova vanno maneggiate con precauzione in quanto piccole incrinature nel guscio sono l’ingresso del microbo.

Infatti, la metà delle epidemie mondiali da Salmonella è provocata dal passaggio del batterio dalle feci della gallina all’interno dell’uovo.

Norme igieniche da rispettare in cucina

  • Fritta e verdura lavate bene e ripassate sotto l’acqua corrente.
  • Le mani vanno lavate continuamente, sia prima, che durante, che dopo ogni operazione culinaria.
  • Cottura regolare e adeguata soprattutto per la carne e i suoi derivati
  • Evitare consumo di carne cruda, gelati, creme e altri di provenienza e igiene incerti.
  • Prodotti crudi e quelli cotti tenuti separati per non avere contaminazioni incrociate.
  • Utensili, stoviglie, elettrodomestici, taglieri e attrezzature varie per cucinare trattati con la massima pulizia.
  • Refrigerazione cibi in tempi rapidi, con la suddivisione dei prodotti in piccole quantità e in diversi contenitori, per abbattere la temperatura velocemente.
  • Piatti preparati a debita distanza dal contatto con animali.
  • Latte pastorizzato preferito a quello crudo.
  • Persone infette o con malattia in corso non devono operare nella ristorazione né entrare a contatto con soggetti deboli come gli anziani.

Prevenzione della salmonella per i viaggiatori

Per le salmonelle minori, all’origine della salmonellosi, non sono stati messi a punto vaccini a causa della grande varietà dei ceppi.

Invece, chi viaggia in zone endemiche di febbri tifoidee deve evitare il consumo di verdure crude e di cibi conservati a temperatura ambiente.

Inoltre, frutti di mare crudi, insalate, frutta sbucciata, gelati, cubetti di ghiaccio e succhi di frutta possono essere il tramite del contagio.

Al contrario, sono ritenuti sicuri:

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  • alimenti molto caldi
  • Bevande frizzanti in bottiglia
  • Prodotti crudi da sbucciare.

L’acqua, prima di essere bevuta o usata per lavarsi i denti, deve essere bollita oppure clorata.

In alternativa, è buona regola bere esclusivamente acqua sigillata in bottiglia.

Vaccini contro la febbre tifoide

Contro la febbre tifoide, esistono vaccini sia orali sia iniettabili che però offrono una immunità limitata. La protezione parziale viene inattivata da una ponderosa invasione e concentrazione di salmonella typhi. 

A parte i viaggiatori, vengono vaccinati solo gli esposti al batterio e i professionisti ad alto rischio, come quelli di laboratorio.

Due sono i tipi di vaccini disponibili:

  • ViCPS, è inattivato e si pratica per iniezione in un’unica dose, un mese prima del viaggio. Dopo la vaccinazione, immunizza al 75% dalla febbre tifoide per circa 2 anni.
  • Ty21a, attivo, in capsule, per l’immunità va preso in 4 dosi, entro 1 settimana prima dell’eventuale esposizione. Dopo la vaccinazione, rimane efficace al 60% per 5 anni e poi richiede un richiamo.

Vaccino: a chi è sconsigliato

Tuttavia, i vaccini non vanno somministrati ai bambini sotto i 2 anni d’età e possono dare fastidi, come:

  • febbre
  • Nausea
  • Mal di testa.

Inoltre il Ty21a è controindicato per immunodepressi e per chi fa uso di antibiotici in quanto è composto da ceppo vivo, anche se attenuato. Anche per il paratifo da sierotipi A e B è disponibile un vaccino che copre all’80%.

Infine, l’immunità è garantita per 2 anni, per cui, alla fine del periodo, è obbligatorio un richiamo.

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Con la consulenza del professor Massimo Cocchi, biochimico, docente all’Università di Bologna, e di Rosanna Ercole Mellone, divulgatrice della nutrizione e del benessere.

Link esterni
  1. Istituto Superiore della Sanità- ISS.
  2. Organizzazione mondiale delle Salute- OMS
  3. Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare- Efsa.

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Clarissa Pistello

Laureata in Relazioni internazionali, sono appassionata ed esperta di diplomazia culturale, cosmesi e sana alimentazione. Per Melarossa mi occupo dello sviluppo editoriale dell’app Dieta Melarossa e del customer service.

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