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Colon irritabile, i cibi da evitare

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I cibi da evitare se soffri di colon irritabile

Circa 11 milioni di Italiani soffrono della sindrome del colon irritabile. Un disturbo che può diventare cronico e comportare importanti limitazioni alla vita quotidiana. Chiediamo come intervenire al Professor Luca Piretta, gastroenterologo della Sapienza Università di Roma.

L'intervista

Professore, ci spieghi innanzitutto di che patologia si tratta.
È un disturbo funzionale che riguarda il tratto intestinale. Disturbo funzionale significa che non è presente, almeno in modo macroscopico, un danno o una lesione organica dell’intestino che possa essere riconosciuta da accertamenti diagnostici. Quanto ai sintomi. C’è una variante associata a stitichezza, una associata a diarrea e una all’alternanza dei due sintomi.

In ogni caso, possiamo dire che il dolore e il gonfiore addominale, così come il cambio di frequenza dei movimenti intestinali, sono dei segnali tipici. È molto importante escludere che il paziente sia affetto da celiachia o da ipersensibilità al glutine. Questo perché sono condizioni patologiche nelle quali i sintomi possono essere molto simili.

Quali sono i cibi che possono influenzare l’insorgere o l’acutizzarsi del disturbo?
Ci sono alcune sostanze, chiamate FODMAPs (oligo, monosaccaridi e polioli fermentabili), che possono avere un ruolo fondamentale nel provocare la comparsa dei sintomi (in particolare gonfiore, distensione e dolore addominale) nei pazienti affetti da colon irritabile. Questi composti non vengono digeriti dagli enzimi intestinali e vengono fermentati con produzione di gas idrogeno. Questo può dare origine alla distensione e al dolore addominale.

In quali alimenti sono contenute queste sostanze?
Gli alimenti più ricchi di FODMAPs devono essere consumati con moderazione. Tra questi: latte e formaggi freschi, patate, legumi, broccoli, melanzane, carciofi, pizza, gomme americane, prodotti con dolcificanti. Gli alimenti, invece, da prediligere sono: riso, pasta, carne, pesce, pollo, uova, formaggi stagionati, zucchine, carote, bieta, spinaci, sedani e finocchi. In ogni caso non conviene mai abbondare eccessivamente con uno stesso alimento.

È vero che mangiare al giusto orario può essere un valido aiuto?
Il timing dei pasti, ovvero i tempi di assunzione degli alimenti, sembra avere un ruolo molto importante. Non solo bisogna mangiare lentamente e frazionare l’alimentazione, ma sembra essere anche molto importante mangiare di più al mattino (mai saltare la prima colazione!) e a pranzo e meno alla sera. L’ideale, poi, è fare colazione tra le 7 e le 8, pranzare tra le 13 e le 14 e cenare alle 20.

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