Patologie

Bipolarismo: cos’è, tipi di disturbi, fasi, cause, sintomi, diagnosi e trattamenti

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Il bipolarismo è una malattia psichiatrica caratterizzata dalle oscillazioni dell’umore che può passare da uno stadio euforico a uno depressivo. Perciò, per questa ambivalenza, la sindrome era detta anche “psicopatia maniacodepressiva”.

Infatti il paziente manifesta momenti frenetici in cui si sente carico e con idee di grandezza, ma anche agitato e irritabile. Ma, alla fase “maniacale”, subentra quella “depressiva” in cui il soggetto è triste e privo di forze e di interessi. E, le due condizioni possono alternarsi, in successione, o presentarsi in contemporanea, ma in ogni caso sconvolgono la vita del paziente.

Inoltre, a causa dell’autolesionismo e di scarsa autostima, chi soffre di bipolarismo potrebbe tentare o mettere in pratica il suicidio.

Tanti sono i personaggi famosi indicati a testimonianza di questa tragica dualità: in passato, il pittore Vincent Van Gogh e lo scrittore Ernest Hemingway; oggi gli attori Simona Izzo e Mel Gibson.

Alcuni psichiatri ritengono che, nella fase maniacale, il soggetto sia più attivo, creativo e produttivo. Invece, altri specialisti sottolineano che molti artisti non sono bipolari, mentre la patologia ha portato tante celebrità al suicidio.

Le prime avvisaglie di questo disturbo si manifestano con atteggiamenti esasperati, modo di parlare veloce e spesso incomprensibile, pensieri alterati o sfuggenti, emozioni espresse in modo spinto o, al contrario, sottaciute. La terapia più idonea per il bipolarismo è soprattutto farmacologica ma completata dal trattamento psicologico.

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Quindi, al paziente vengono somministrati composti che stabilizzano l’umore, in particolare il litio, efficace anche contro l’idea di suicidio. Alla combinazione di farmaci, che deve essere personalizzata, viene affiancata in genere la Terapia Cognitivo-Comportamentale.

Bipolarismo: che cos’è

E’ una malattia psichiatrica in cui un soggetto va incontro a episodi di euforia e poi ad altri di depressione profonda. Nel corso della condizione, il paziente in alcuni periodi può sentirsi carico di energia e di creatività, pervaso da manie di grandezza.

Invece, in altri momenti l’interessato può essere abbattuto, incapace di fare semplici attività e disinteressato a tutte le cose.

Quindi il Disturbo Bipolare, o D.B., comprende una serie di segni e sintomi incentrati sulle oscillazioni patologiche dell’umore.

Nella maggioranza dei casi, la fase di agitazione, o “mania”, si alterna a quella depressiva, anche se, a volte, la condizione è più sfumata. In effetti, in passato, il disturbo bipolare era chiamato “psicopatia maniacodepressiva”, proprio per questa dualità.

Ma, a volte la mania e la depressione si verificano contemporaneamente oppure in rapida successione. In situazioni al limite, gli “alti” e i “bassi” della sintomatologia possono durare per molte settimane.

Qualità di vita

Poiché l’umore del malato cambia da un estremo all’altro, la qualità della sua vita ne viene influenzata e compromessa. Infatti, il disturbo bipolare è la più grave alterazione dell’umore, con passaggi da uno stato d’animo gioioso e attivo alla tristezza e all’introversione.

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In genere la malattia compare nell’adolescenza o all’inizio dell’età adulta, ma non ne sono esenti nemmeno i bambini.

Bipolarismo: pensieri

Durante l’episodio euforico, l’individuo, anche giovanissimo, si presenta eccitato e sempre su di giri. Tuttavia, spesso l’interessato manifesta irritabilità e fuga dalle idee ed è preda di idee di grandezza.

Infatti, il bipolare è convinto di avere un talento o un potere particolari oppure di avere fatto una grande scoperta. Tuttavia, quando si trova in stato depressivo, il soggetto non ha voglia nemmeno di parlare e rimane inerte di fronte a qualunque stimolo.

Chi è affetto da D. B. è a rischio di autolesionismo, inteso come tentativo di suicidio o della sua realizzazione. Particolarmente rilevante il fatto che spesso il comportamento suicidario è messo in atto dal paziente quando è euforico.

Bipolarismo: storie e studi

Il disturbo bipolare forse è sempre esistito da quando l’uomo è sulla terra e quindi la sua diffusione non è da imputare alla vita moderna.

Disturbo bipolare nell’antichità

I 2 stati alterati e alterni sono stati descritti per la prima volta in Grecia nel I secolo a.C. da Areteo di Cappadocia. Infatti, già gli antichi Romani curavano, con buoni esiti, gli episodi di frenesia e di depressione alle terme del nord Italia.

Oggi l’efficacia del trattamento non è più un segreto poiché nelle acque termali sono stati trovati sali di litio. Il composto è un potente stabilizzatore dell’umore e base dell’attuale terapia contro il D.B.

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Però, a differenza della depressione, conosciuta e studiata da secoli, il disturbo bipolare è stato sottovalutato a lungo.

Studi nell’800

Nell’800, in Francia, si sono intensificati gli studi sulla malattia, definita “follia circolare o in doppia forma”. Successivamente, a fine ‘800, lo psichiatra tedesco Emil Kraepelin ha catalogato alcuni sintomi affettivi nella “frenosi maniaco depressiva”.

Ma, per arrivare alla distinzione tra disturbi affettivi unipolari e bipolari, bisogna aspettare la seconda metà del ‘900. Dal 1957, in 10 anni, scienziati europei e americani, tra cui Perris e Clayton, hanno inquadrato e distinto il bipolarismo.

La loro definizione appare ancora oggi, anche se ampliata, nel DSM-IV, o Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali.

In aggiunta, vengono ora considerati anche gli stati misti, i disturbi del temperamento e lo spettro bipolare.

In passato, la sindrome è stata denominata “psicosi maniaco-depressiva” per il fatto che, senza cure, i malati arrivavano a forme psicotiche.

Bipolarismo oggi

Attualmente la patologia è ancora sottostimata nei paesi in cui manca l’accesso alle cure e i malati non sono monitorati. Ma, all’opposto, nei Paesi sviluppati il bipolarismo è soggetto a eccessiva enfasi tanto che viene diagnosticato anche in casi non proprio tali.

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Nel 2019, sulla rivista dell’Accademia Americana di Psichiatria Infantile, è comparso uno studio sui giovani bipolari in cura con il litio. Ebbene questi pazienti hanno mostrato la metà delle probabilità di suicidarsi rispetto a quelli trattati con altri farmaci.

Inoltre i soggetti hanno rivelato altri benefici per la salute mentale, come migliore socializzazione e minor depressione e aggressività. Analoghe indagini, condotte su malati adulti, hanno confermato i risultati, con in particolare solo l’1,9% di tentativi di suicidio. Invece, secondo le ricerche, il litio non riduce il rischio di ricovero in ospedale e non previene più di altri farmaci la fase maniacale.

Bipolarismo e genialità

Alcuni ricercatori hanno messo in relazione il bipolarismo con la genialità, citando molti malati illustri.

In passato, bipolari sono stati numerosi personaggi famosi, come il pittore Vincent Van Gogh e lo scrittore Ernest Hemingway. Ai tempi nostri, di disturbo bipolare, hanno sofferto il politico Francesco Cossiga, l’attrice Simona Izzo e l’attore Mel Gibson.

Alla luce di vari studi, il fenomeno potrebbe in parte corrispondere al vero, per cui genialità e disturbo bipolare sarebbero collegati.

Infatti, secondo gli psichiatri, soprattutto nella fase maniacale, il soggetto è veramente performante. E, senza esserne consapevole, il bipolare rende molto e produce tanto, collegando le idee in modo inusuale e incisivo. Perciò, il pensiero e l’azione dell’interessato sono rapidi e pronti, come dimostrano gli imprenditori bipolari di successo.

Sembra che lo scrittore americano Jack Kerouac, affetto dalla sindrome, abbia scritto il suo capolavoro “Sulla strada” in una sola notte.

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Tuttavia molti artisti non sono bipolari, mentre la condizione patologica ha portato tanti personaggi al suicidio.

Bipolarismo: diffusione

Il bipolarismo non è raro in quanto si stima che ne soffra l’1-1,5 % della popolazione nel mondo.

In Europa

La prevalenza di episodi maniacali (DB tipo I) in Europa varia dallo 0,1 all’1,8% e l’incidenza del disturbo bipolare II è dell’1%. Quindi in Italia dovrebbero esserci circa 1 milione di persone affette dalla sindrome. Tuttavia il 69% dei casi sarebbe sotto-diagnosticato e misconosciuto per cui la percentuale di bipolari potrebbe essere maggiore.

Inoltre, tra i primi segnali della malattia e la diagnosi confermata possono passare anche 10 anni. Infatti, più del 90% dei pazienti presenta una ricaduta spesso entro i 2 anni dall’esordio, con conseguenze gravi.

Infine, secondo ricerche, nel 17,6% dei casi, i bipolari presentano anche Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), tipico dei bambini irrequieti.

Distribuzione per sesso e per età

Inoltre il 65 % degli adulti che manifestano sia ADHD sia Disturbo Bipolare hanno anche un Disturbo d’Ansia.

La distribuzione del disturbo bipolare per sesso sembra alla pari, poiché la patologia riguarderebbe in ugual misura uomini e donne.

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Tuttavia alcune indagini hanno ipotizzato una modesta prevalenza della malattia nel genere femminile.

Inoltre, Il meccanismo di sviluppo del D.B. nelle donne risiede nei loro ormoni che agevolano la malattia. Ma, del resto gli uomini sono portati più a episodi maniacali, mentre le donne a quelli depressivi.

Di solito il primo episodio della sindrome si verifica nell’adolescenza avanzata o nella prima età adulta.

Ma, rispetto alla depressione, la patologia ha un esordio in età inferiore, in media a 18 anni per il D.B. di tipo I e a 22 per il tipo II.

Tuttavia, in seguito la malattia può svilupparsi nel corso del tempo ed essere ricorrente in maniera più o meno frequente.

Aspetti demografici

In merito agli aspetti demografici, la maggioranza dei sofferenti di disturbo bipolare non è sposata (41,2%). In prevalenza i pazienti hanno conseguito la licenza media o meno (46,7%), alcuni il diploma (43,1%) e pochi la laurea 10%.

Ma, alla diagnosi, il 42,8% arriva soprattutto con un episodio misto di disturbo bipolare, il 29,7% depressivo di D.B. II e il 15,2% maniacale di D.B. I.

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Inoltre, rispetto all’uso di stupefacenti, una percentuale irrilevante assume cocaina e l’8% eroina, mentre il 9% è affetto da alcolismo.

Riguardo ai disturbi clinici maggiormente riscontrati, il 34,6% dei malati mostra eutimia, il 17,9% depressione e il 29,5% uno stato misto.

Ma, in ogni fase, il bipolarismo può comportare grave impatto sulla salute ed invalidità. Arrivando a colpire fino all’1,7 % della popolazione, la sindrome può diventare un problema di sanità pubblica rilevante.

Infatti, la “psicopatia maniacodepressiva” oggi costituisce la quinta disabilità mentale nel mondo.

Tipi di bipolarismo

La sindrome può presentarsi con varie manifestazioni, più o meno importanti, di natura recidivante.

Esistono 4 categorie di disturbo bipolare, ognuna delle quali comprende entrambe le caratteristiche di mania e depressione. Ma, i fattori che distinguono l’una dall’altra le diverse tipologie sono:

  • frequenza
  • intensità
  • variabilità delle due fasi.

Bipolare I

Il disturbo bipolare I indica che il paziente ha avuto almeno un episodio maniacale importante, della durata minima di 1 settimana.

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Quindi, il bipolare I può accusare momenti solo depressivi oppure con tutte e due le sintomatologie.

Bipolare II

Il disturbo bipolare II è contrassegnato dall”ipomania”, cioè da una mania meno grave, accompagnata da almeno un episodio depressivo importante. Ma, per emettere questa diagnosi, lo specialista deve accertare che il malato non abbia avuto un momento maniacale severo.

Infatti l’ipomania vene spesso diagnosticata come depressione perché viene confusa con essa e non ritenuta uno sbalzo d’umore.

Disturbo ciclotimico

Il Disturbo ciclotimico, o “ciclotimia”, rappresenta una variante del bipolarismo meno estrema delle categorie precedenti. In questo caso, il paziente ha avuto numerosi periodi contraddistinti da sintomi ipomaniacali e altri con manifestazioni depressive.

Per la certezza di ciclotimia, gli episodi di depressione devono essere comparsi nel corso di 2 anni, negli adulti, e di 1, nei bambini.

Bipolarismo non specificato

Nel disturbo bipolare “non specificato”, i segni delle 2 fasi sono presenti ma non corrispondono ai criteri accettati per considerarli episodi effettivi.

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Quindi, per alcuni psichiatri, le condizioni bipolari e quelle correlate possono essere comprese meglio considerandole parte di uno spettro.

Tuttavia questa opinione viene contestata da altre scuole di pensiero.

Bipolarismo: cause

Genetica

L’esatto meccanismo del disturbo bipolare non è completamente chiarito, ma sembra assodato che la genetica sia la causa principale. Infatti, poiché è stata accertata la familiarità della malattia, si ritiene che i geni abbiano un ruolo importante nella predisposizione al disturbo.

Studi familiari, sui gemelli, sugli adottivi e di genetica molecolare sono concordi nel rilevare un’ereditarietà nei confronti della malattia. Inoltre, un rischio elevato di disturbi bipolari è in corso per chi ha parenti di I grado, genitori e fratelli, sofferenti della sindrome.

Quindi, le probabilità dell’insorgenza della malattia aumentano quando si possiede il 50% dei geni favorevoli alla sua comparsa.

Bipolarismo e droghe

Recentemente è stata valutata la variabilità genetica dei recettori endocannabinoidi (CNR1, CNR2) e la relazione con disturbi psichiatrici. Il CNR1 è associato a uso di cannabis, alcool e dipendenza da sostanze, a depressione maggiore e, in particolare, a bipolarismo.

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Da uno studio condotto a Pisa, emerge una significativa connessione tra CNR2 524C>A e Disturbo Bipolare.

Quindi il Disturbo Bipolare può sopravvenire facilmente in chi è alcolizzato oppure si droga.

D’altro canto, spesso il bipolare ricorre agli alcolici, per sedare l’agitazione, o alle sostanze psicoattive, nella fase maniacale. Comunque all’origine della patologia, possono contribuire anche eventi disturbanti, come i traumi o le disgrazie.

Quindi l’ipotesi più accreditata dell’eziologia del D.B. è multifattoriale perché non esisterebbe un’unica ragione per il suo sviluppo.

Perciò la vulnerabilità genetica agisce in presenza dei cosiddetti “stressor”, eventi stressanti per il soggetto.

Ambiente  e stile

L’ambiente e lo stile di vita possono incidere pesantemente sulla patogenesi del disturbo.

Tra le numerose circostanze che possono favorire la comparsa di bipolarismo, assume un notevole rilievo l’esposizione a fatti negativi.

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Traumi e bipolarismo

Ad esempio, la morte di una persona cara, la cattiva riuscita negli studi, un tracollo finanziario e altri ostacoli sono agenti scatenanti. Quindi, i vari problemi vengono mal recepiti e sopportati da chi è labile e fragile psicologicamente e predisposto al bipolarismo.

Inoltre, in un soggetto portato al disturbo, a farlo venire alla luce, possono essere sufficienti le gravi irregolarità del sonno. Alla base dell’apparizione della sindrome, possono esserci abusi ripetuti in età infantile, di tipo sessuale, fisico oppure psicologico.

Ad esempio, i maltrattamenti, in particolare in famiglia, sui bambini fragili possono essere la spinta che fa emergere la malattia.

Bambini e bipolarismo

Studi inglesi, che hanno seguito per 60 anni alcune persone, hanno visto una maggiore incidenza di disturbo bipolare da abuso nelle bambine. Inoltre, i minori sono frequentemente disturbati anche dal divorzio dei genitori, soprattutto se conflittuale e fonte di litigi burrascosi. In effetti si contano numerosi casi di bipolari tra i figli dei divorziati, a causa del disagio sociale, affettivo ed economico conseguenti.

Tuttavia, a volte i bambini che soffrono di ADHD, o iperattività, diventano bipolari da adulti, conservando anche la prima patologia. Inoltre, studi recenti hanno messo in rilievo determinati squilibri biochimici cerebrali come possibile origine del D.B.

Ad essere fuori equilibrio, sarebbero alcune sostanze chimiche, come la dopamina, implicata nelle idee di grandiosità dei malati.

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A sua volta la serotonina squilibrata potrebbe essere responsabile dei sintomi depressivi e dell’ansia.

Bipolarismo: sintomi

Episodio maniacale

Spesso la crisi euforica del Disturbo Bipolare si ripresenta nella stessa maniera e prende avvio in 3 passaggi.

Primo disturbo

Il primo disturbo allarmante è la qualità del sonno che risulta molto ridotto nel soggetto. L’interessato non è insonne bensì ha meno bisogno di dormire, non percepisce la stanchezza e gli bastano poche ore di sonno.

Questo segnale è considerato “premonitore” e può precedere la sindrome conclamata anche di qualche mese.

Secondo aspetto

Il secondo aspetto rivelatore dell’arrivo della fase maniacale è l’irritabilità che viene però scambiata per grande energia. Infatti, la persona è in preda a un senso di totale benessere, si mostra loquace, lavora al massimo ed è fortemente disinibita.

Crisi euforica

Il terzo momento, che evolve nella crisi euforica, comporta gravi sintomi psicotici, fino al delirio. Pervaso da idee di grandezza, il bipolare con l’umore alle stelle si ritiene unico portatore di verità e di saperi eccezionali.

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Convinto di essere dotato di superpoteri, il malato è deciso a dare le sue soluzioni infallibili ai problemi del mondo, come la guerra.

Per i suoi piani, il soggetto non risparmia le iniziative e andrebbe a parlare anche con il Papa o i Grandi del mondo. Tuttavia, un comportamento così allucinante è però tipico dei casi più severi di D.B., mentre di solito rimane più circoscritto.

Pertanto alcune persone affette da D.B. possono soffrire di psicosi nel corso di un episodio, con allucinazioni o deliri.

Sintomi fase euforica

Quindi in generale, nella fase euforica, il paziente può sentirsi eccitato e presentare alcune condizioni caratteristiche del suo stato:

  • l’interessato dimostra molta energia;
  • ha periodi di maggiore attività, in tanti settori;
  • parla velocemente di molte cose, magari cambiando rapidamente argomento durante le conversazioni;
  • avverte una strana sensazione, come se i pensieri scappassero dalla sua testa;
  • ha la tendenza a prendere rischi, anche di notevole portata;
  • manifesta difficoltà a dormire;
  • si sente in forze ed è sempre iperattivo;
  • è pervaso da un senso di agitazione e di forte irritabilità.

Ultima fase

Raggiunto l’apice della crisi, il comportamento del bipolare ridiscende verso la normalità. Ma, se l’individuo non viene curato, il ritorno a un umore più stabile avviene lentamente, nel giro di qualche mese.

Al contrario, nel paziente trattato il raggiungimento dell’eutimia è senz’altro più rapido.

Cause: fattori scatenanti del bipolarismo

Essendo praticamente un disagio dell’umore, il D.B. si scatena nelle sue manifestazioni in seguito a un fatto negativo. Quindi, in modo analogo alla depressione, la patologia viene facilitata da una perdita, intesa come lutto, ma non solo.

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Infatti, a far apparire i sintomi nel malato, possono intervenire la fine di una relazione, una crisi economica o la privazione del lavoro. Ma, anche problemi sociali e di convivenza e periodi di stress prolungato sono alla base del Disturbo Bipolare.

Stress acuto e bipolarismo

Invece lo stress acuto non influisce sulla comparsa della malattia in quanto il disagio, se pur elevato, non dura a sufficienza per danneggiare. Infatti, perché gli episodi sfavorevoli possano provocare i sintomi, devono incidere sul soggetto “goccia dopo goccia” e a lungo.

Solamente così il sistema Nervoso e anche quello Immunitario non riescono ad adattarsi a queste prove della vita e causano problemi. Inoltre, il deterioramento dell’umore che ne consegue può essere sia di forma maniacale sia depressiva.

Ma, certamente, il fenomeno sussiste in chi è predisposto per vari motivi, soprattutto di eredità familiare.

Emotività eccessiva

Comunque tutte le situazioni difficili, ad esempio sul lavoro, oppure l’eccessiva emotività possono disturbare il potenziale bipolare.

Ma, il disturbo del bipolarismo è stato messo in relazione anche a una personalità particolare, che si mostra troppo sensibile.

Infatti, chi non sa far fronte agli ostacoli spiacevoli e protratti della vita ed è portato al disturbo, reagisce con il malumore e quindi le crisi.

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Ma, anche l’eccesso di alcol o la dipendenza dalla droga sono possibili starter delle crisi, che rendono più severe.

Fasi del bipolarismo

Tradizionalmente il disturbo bipolare è descritto come una condizione a carattere episodico e l’aggettivo bipolare suggerisce la presenza di due fasi: la depressiva e la maniacale.

I pazienti hanno spesso un buon funzionamento pre-morboso, evidenziato da test intellettivi, di lettura e scrittura e parametri comportamentali.

Ma già nei primi tempi, prima della malattia, le emozioni del soggetto possono essere abnormi, anche se velatamente.

Più comunemente, momenti di eccitazione smodata sono seguiti da altri di indifferenza. Quindi, senza nessuna ragione apparente, la persona passa rapidamente da una forte tristezza a una totale contentezza.

Il bipolarismo diventa certo quando nel malato si riscontrano:

  • aumentata produttività
  • ipertrofica stima di sé
  • sintomi psicotici.

Fase espansiva o maniacale

Ancor più la fase espansiva (maniacale) è caratterizzata da labilità emotiva, spiccata loquacità e spinta a parlare. Quindi, l’interessato mostra:

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  • distraibilità
  • aumento delle attività finalizzate
  • agitazione psicomotorie
  • perdita delle normali inibizioni sociali.

Inoltre, i pazienti con D.B., possono sperimentare:

  • riduzione del bisogno di sonno
  • sintomi psicotici
  • allucinazioni
  • senso di superiorità.

Aggressività

Sempre nell’episodio maniacale, il sofferente può manifestare disinibizione incontrollata, con aggressività anche verbale.

Inoltre il bipolare può assumere atteggiamenti riprovevoli socialmente ed eccessivi, senza capirne la portata.

Al limite, iI soggetto si può credere sceso sulla terra per salvare l’umanità oppure artefice di soluzioni per la pace o la salute del mondo. Spesso chi è affetto da bipolarismo si ritiene autore di formule industriali o farmaceutiche che solo lui può dispensare.

Ma, a volte, il paziente è semplicemente iperattivo e dorme poco perché sente che gli bastano poche ore di sonno per ricaricarsi. In preda alla presunta energia, l’interessato non sta mai fermo e rivolge la sua attenzione a un’impresa dietro l’altra, spesso senza costrutto.

Bipolarismo: fase depressiva

Nella fase depressiva, il bipolare ha sintomi di disperazione e assume comportamenti negativi:

  • il soggetto prova tristezza e un senso di vuoto
  • accusa mancanza di energia
  • vive periodi di attività o produttività ridotte
  • percepisce la sua impossibilità a godere di qualunque cosa
  • emotivamente si sente insensibile o svuotato
  • ha difficoltà a concentrarsi e dimentica le cose
  • dorme troppo o, all’opposto, troppo poco e non prende sonno facilmente
  • ha una sensazione di stanchezza
  • mangia in eccesso oppure non a sufficienza
  • avverte pensieri di morte.

Fase mista

Ma, generalmente nella forma mista, la fase maniacale e quella depressiva si susseguono senza un intervallo libero. Invece, in alcuni casi tra l’una e l’altra, il malato gode di un periodo di umore stabile, o eutimia.

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Nello stato detto ipomaniacale, a episodi di depressione maggiore si alternano quelli simili alla mania, ma di intensità minore. Infine l’umore risulta alterato in modo consecutivo e cronico nel disturbo ciclotimico, con periodi ipomaniacali e poi depressivi non gravi.

In sintesi, la malattia può procedere per corsi diversi e avere ripercussioni differenti per qualità e quantità.

Alcuni pazienti vanno più facilmente “dall’alto in basso”, cioè da una fase maniacale a una depressiva.

Altri bipolari presentano un andamento da un apice maniacale meno marcato al basso per cui sono detti ipomaniacali. In alcuni il D.B. è discontinuo dato che dopo un episodio insorge un periodo di benessere seguito da crisi più o meno intense.

Tuttavia, secondo analisi psichiatriche, in una gran parte di bipolari le fasi depressive superano quelle maniacali.

Costrutti psicopatologici del bipolarismo

Le oscillazioni dell’umore sono fisiologiche in tutti e tristezza e gioia possono essere scatenate ogni giorno, in genere da agenti esterni.

Al contrario, nell’individuo predisposto al D.B. i meccanismi fisiologici di variazione dell’umore diventano alterati.

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Comportamenti

I cambiamenti subitanei e marcati da euforia a depressione e viceversa sono patologici e problematici proprio per la loro diversità.

Chi è al limite del bipolarismo, si distingue per le sue variazioni umorali estreme, non prevedibili, incontrollabili, eccessive e prolungate.

Altri atteggiamenti strani che denotano un probabile bipolare riguardano il comportamento, a volte balzano, e il pensiero, inusuale. Queste particolari manifestazioni sono spie di qualcosa che non va nella salute mentale dell’interessato. Inoltre, nel tempo, la situazione psichica, già compromessa, sfocia nella malattia conclamata e sconvolge la vita del soggetto.

Alcuni potenziali malati si possono individuare a causa della loro personalità particolare. Invece altri pazienti non sembrano tali perché conducono una vita abbastanza normale.

Età infantile

In età infantile, il disturbo bipolare è spesso preannunciato o associato al Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD). L’ADHD è caratterizzato da:

  • distraibilità
  • iperattività
  • deficit di memoria
  • impulsività e/o disattenzione.

La maggior parte di questi pazienti continua a presentare entrambe le sindromi nell’adolescenza e da adulto.

Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività

Secondo alcuni specialisti, i sintomi dell’ADHD sarebbero i prodromi alla “psicopatia maniacodepressiva”.

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Comunque una disfunzione dei meccanismi affettivi e cognitivi di base può produrre disturbi del temperamento o sintomi clinici delle due patologie. Evidenze scientifiche sottolineano come la comorbilità  tra D.B. e ADHD abbia una specifica base biologica.

Molti pazienti delle 2 sindromi si trovano in condizioni socio economiche disagiate e con compromissione del funzionamento globale. Di solito, i malati rientrano tra le persone con bassi livelli di scolarizzazione e un alto tasso di disoccupazione.

Il bipolare ha una maggiore tendenza al divorzio, ad incorrere in incidenti stradali e a entrare nella criminalità.

Nel paziente con anche ADHD, alcuni sintomi, quali disattenzione e labilità emotiva, sono sovrapponibili al disturbo bipolare. In questi casi, la diagnosi differenziale è resa più complessa e da ciò deriva che i bipolari sono spesso sotto-diagnosticati e non trattati.

Uso di droghe

La presenza contemporanea di D.B. e ADHD comporta un decorso più grave, sintomi affettivi accentuati e bassi livelli di funzionamento. Quindi, i pazienti con le 2 sindromi hanno un peggior funzionamento e minori risposte ai trattamenti, se comparati agli altri.

I soggetti con entrambe le patologie hanno più episodi depressivi e assumono più facilmente eroina rispetto ai sofferenti di solo bipolarismo. Inoltre, lo stesso consumo di stupefacenti, ma anche di alcol, può essere la spia della presenza della sindrome. Più della metà dei pazienti abusa di droghe che rendono il decorso della malattia ancora peggiore.

In effetti nei bipolari dediti a sostanze o all’alcol la gestione del D.B. è difficile e l’aderenza alla terapia discontinua. Inoltre la droga o l’alcol possono mascherare i sintomi della patologia e quindi determinare conseguenze più nefaste.

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Bipolarismo: diagnosi

Il corretto riscontro della sindrome spesso non è facile perché si rischia di scambiare i sintomi per altro. Infatti alcune manifestazioni della malattia sono simili a quelle della Depressione Maggiore.

Il primo segnale d’allarme del bipolarismo dovrebbe provenire dai familiari e da quanti vivono accanto al soggetto.

Parenti ed amici possono osservare qualcosa che non va in lui:

  • comportamento esagerato, sia in senso attivo sia passivo;
  • modo in cui parla, veloce e a volte incomprensibile;
  • atteggiamenti dell’interessato, sempre sopra o sotto le righe;
  • pensieri, alterati o sfuggenti;
  • emozioni espresse in modo spinto o, al contrario, sottaciute.

Psichiatra

Lo psichiatra può confermare i sospetti di familiari e amici per mezzo di un colloquio con il presunto malato. Quindi tramite test, lo specialista riesce a individuare e a inquadrare meglio i comportamenti anomali del soggetto.

A volte, lo psichiatra ricorre ad esami di laboratorio, ma solo per chiarire dubbi e per prescrivere o controllare i farmaci.

Non sempre le analisi del sangue per misurare il livello di cortisolo risultano alterate nel D.B. Infatti, del resto l’ormone dello stress aumenta anche in circostanze normali, quando l’organismo reagisce e combatte i fatti logoranti. Un fattore di confusione nel formulare la diagnosi può essere la sovrapposizione dei sintomi della fase espansiva del D.B. e l’ADHD.

Perciò, a volte capita che la casistica attribuita all’ADHD, viste le caratteristiche simili, sia invece da assegnare al D.B.

In genere, le difficoltà interpretative sorgono con la presenza di:

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  • distraibilità
  • loquacità
  • irrequietezza
  • disinibizione.

Bipolarismo nell’infanzia

La diagnosi di bipolarismo nell’infanzia è controversa in quanto alcuni autori sostengono che la patologia sia rara nel bambino. All’opposto, altri specialisti ritengono che questa condizione sia poco diagnosticata e misconosciuta durante l’infanzia, Quindi, l’esordio nell’età infantile e in quella adulta è diverso sul piano clinico, con evidenze oggettive.

Infatti, nei bambini è comune un umore costantemente e non ciclicamente irritabile, come invece accade nell’adulto. Ma, le differenze tra le 2 patologie sono nitide se si esamina il D.B. tipo I, che risulta dai gravi sintomi psicotici.

Invece considerando il tipo II, soprattutto se preceduto da particolari tratti del temperamento, le problematiche diagnostiche si acuiscono.

Ma, a volte, i sintomi depressivi subclinici e le moderate fluttuazioni dell’umore dei bipolari possono essere difficilmente distinti dalla depressione e dall’instabilità emotiva.

Bipolarismo: trattamenti

Farmaci

Fondamentale per la cura del disturbo bipolare, è la terapia farmacologica che generalmente deve essere continuata per tutta la vita. Innanzitutto, sono necessarie le sostanze in grado di stabilizzare l’umore, come la carbamazepina e il valproato.

Litio e bipolarismo

Ma il farmaco di elezione contro la patologia è il litio, ormai considerato l’intervento standard soprattutto per gli adulti. Infatti il farmaco ha la capacità di controllare sia i sintomi dell’umore sia l’ideazione suicidaria.

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Il litio si è dimostrato tra i pochi medicinali efficaci per prevenire il suicidio, ma il funzionamento è più dubbio negli adolescenti.

Pertanto, il farmaco va prescritto ai giovani bipolari con cautela e misura, anche perché può diventare molto tossico. Inoltre, il litio provoca danni collaterali in particolare alla tiroide e ai reni e può rivelarsi fatale, se preso in eccesso.

Di conseguenza, il medicinale va somministrato in dosi personalizzate e adeguate, solo sotto controllo medico. Infatti ogni caso è unico, con pazienti diversi che soffrono di episodi e di sintomi di durata e intensità differenti.

I piani di trattamento prevedono una combinazione di farmaci, compresi antipsicotici e sonniferi in situazioni specifiche.

Antipsicotici

Ultimamente si è dimostrata efficace la quietapina, antipsicotico in grado di trattare anche i sintomi depressivi.

Altro antipsicotico, ma atipico, è la clozapina, nella classe delle dibenzodiazepine, che causa però effetti indesiderati. Ma, la mancata assunzione di una terapia porta frequentemente alla comparsa di nuove crisi, depressive o euforiche. Inoltre, in caso di gravi episodi maniacali, il paziente può arrivare una condizione psicopatologica molto compromessa.

Infatti, in tale stato, il soggetto non si rende conto di quello che sta facendo e può compiere illeciti di cui non sa prevedere le conseguenze.

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Antidepressivi

Nei periodi più acuti di depressione sono prescritti tranquillanti antidepressivi che agiscono sull’umor nero.

Per convincere il malato, e i familiari, a intraprendere la cura farmacologica con regolarità, è d’aiuto la psicoterapia.

Questo trattamento ha lo scopo di prevenire le crisi e di ridurre la frequenza e la severità delle fasi del D.B. Infatti viene riconosciuta una forte relazione tra la conoscenza della malattia da parte del paziente e il suo miglioramento.

Terapia cognitivo comportamentale

La terapia Cognitivo-Comportamentale è quella più utilizzata e ritenuta psicoeducativa, anche contro le ricadute. Più spesso questo metodo viene utilizzato durante l’episodio depressivo, ma va praticato anche nelle fasi inter-critiche di eutimia.

Nel suo corso, lo specialista conduce il paziente a capire la malattia e l’impatto di questa su di lui e la sua famiglia. In questo modo, il bipolare può apprendere nozioni e strumenti per affrontare le fasi maniacali e depressive.

Inoltre, il soggetto deve tornare a un atteggiamento normale rispetto all’alimentazione, al sonno e all’attività.

Stile di vita

Uno stile di vita più regolare può dimostrarsi utile per evitare gli squilibri inappropriati ed enormi dell’umore.

A tal fine, il bipolare viene incoraggiato a tenere un diario delle sue emozioni e delle azioni giornaliere. Infatti, individuando i fatti stressanti e dannosi per lui e i segnali delle crisi, il soggetto può escogitare sistemi adeguati per limitarli. Ma, per una maggior informazione, viene proposta una terapia anche per i congiunti che imparano a gestire le manifestazioni del D.B.

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Comunque la terapia Cognitivo-Comportamentale deve essere complementare a quella farmacologica e non sostituirsi ad essa.

Tecniche antistress

Di supporto, al bipolare può essere consigliata una tecnica antistress per cercare di dominare emozioni e reazioni anormali. All’interno delle terapie mentali, è quindi approvata anche quella che combatte i fattori stressanti, come efficace prevenzione.

Le risposte di rilassamento, per gestire l’emotività, possono essere attivate da varie pratiche, tra cui meditazione e yoga.

Queste discipline millenarie hanno l’obiettivo di indirizzare la mente a rimanere focalizzata sul momento presente. Il “qui e ora” raggiunto con esercizi antistress riesce ad alleviare:

  • ansia
  • tensione
  • insonnia
  • migliorando eccitabilità o depressione nel malato.

Ma, nelle situazioni gravi, quando il bipolare ha comportamenti pericolosi o di autolesionismo non reversibili, si ricorre al ricovero ospedaliero.

Solamente nella struttura sanitaria, è possibile il trattamento intensivo del paziente, sotto stretto controllo medico.

Bipolarismo: prognosi e decorso

Il trattamento, in particolare farmacologico, per il D.B. è per tutta la vita dato che il paziente non può mai guarire. Quindi la terapia deve essere continua, senza scadenza, e proseguita anche in vecchiaia.

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Un soggetto può uscire da una fase disturbante e condurre un’esistenza normale, ma solo fino al successivo attacco.

Alcuni malati contano soltanto 2 o 3 episodi maniacali o depressivi nel corso della loro esistenza.

Ma, altri bipolari accusano le fasi di D.B. all’incirca ogni 5 anni, mentre altri ancora non escono mai del tutto dai momenti depressivi e maniacali. Comunque di per sé una singola crisi di oscillazione dell’umore predice con probabilità l’avvento di una seconda.

Quindi, il disturbo bipolare può comportare un pesante impatto su salute e invalidità, con ripercussioni sul funzionamento e la qualità della vita del paziente.

Decorso

Dunque, per gestire in modo appropriato la malattia, è necessaria una diagnosi precoce che permette subito gli interventi terapeutici. Ma, essendo la malattia cronica, le crisi e i comportamenti del paziente possono comprometterne l’intera sfera dell’esistenza.

Inoltre, i rapporti familiari, sociali e lavorativi risultano instabili e deteriorati nel bipolare, che spesso si ritrova solo con la sua malattia.

Tendenze al suicidio

Invece l’elevato rischio di suicidio in questi pazienti richiede una assistenza regolare e qualificata. Per monitorare le sue condizioni, il bipolare deve essere indirizzato verso la collaborazione con lo specialista.

Farmaci e terapia psicologica di solito aumentano le capacità e il senso di stima del soggetto che solo così può migliorare il proprio stato. Con le terapie corrette, la durata e il numero delle crisi si riducono, mentre aumentano i periodi di eutimia.

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Non più succube dei sintomi della malattia, il soggetto può quindi trascorrere lunghi momenti di vita normale. Invece senza interventi e trattamenti, il decorso del D.B. peggiora per cui ogni fase può protrarsi per settimane o mesi. Inoltre, gli episodi possono diventare effettivamente ciclici, presentandosi sempre più frequenti e vicini nel tempo.

Ricadute

Certamente la sindrome è un disturbo ricorrente per cui si possono prevedere altre crisi se le cure non sono ben impostate.

Quanto più il malato ha delle ricadute, tanto più diventa vulnerabile ad esse e sviluppa fasi ravvicinate.

Ma se l’interessato aderisce comunque alle terapie, i suoi episodi scompensati saranno limitati, lievi e più brevi. Altri fattori necessari per mantenere più a lungo lo stato silente del D.B. sono compresi nel corretto stile di vita. Infatti, il paziente deve dormire e nutrirsi in modo soddisfacente ed evitare le occasioni a rischio, come il consumo di alcol o droga.

Per contrastare le possibili ricadute, chi soffre di D.B. deve saper individuare i campanelli d’allarme premonitori. Infine, di fronte a disagi dell’umore, del sonno e comportamentali, il bipolare può imparare ad affrontarli per neutralizzare nuove fasi.

Con la consulenza di Marco Paolemili, Dirigente Medico Psichiatra all’Ospedale G.B. Grassi, Docente di Psichiatria all’Università Tor Vergata e presidente di Mens Sana onlus, a Roma e di Rosanna Ercole Mellone, divulgatrice della nutrizione e del benessere.

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Sylvie Pariset

Francese di origini, ma italiana d’adozione, sono stata insegnante di sport e attrice per 10 anni. Appassionata di salute e benessere, collaboro per Melarossa da 5 anni scrivendo soprattutto di fitness, lifestyle e alimentazione sana.

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