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Emozioni in quarantena: come aiutare i bambini a gestire paura e tristezza. I consigli dello psicoterapeuta

Ansia, paura, noia, speranza, rabbia, tristezza: per i bambini, la quarantena si traduce in un vortice di emozioni non facili da gestire. Come aiutarli in questo periodo in cui, chiusi nelle loro case senza amici né scuola, con le abitudini quotidiane completamente stravolte, possono cedere alla tristezza e al pessimismo?

Il giornalista Federico Taddia ne ha parlato con Alberto Pellai, medico psicologo e psicoterapeuta, nel corso di una videointervista per il progetto #CiStoDentro. Si tratta della piattaforma del Dipartimento per le politiche della famiglia dedicata alle famiglie e ai bambini che stanno a casa per l’emergenza Coronavirus. Ecco i consigli dell’esperto per aiutare i più piccoli a vivere meglio questo tempo sospeso.

L’importanza del pensiero positivo

La prima regola, che vale per i bambini come per gli adulti, è quella di pensare positivo.

“In questa situazione – spiega Pellai – la nostra mente può fare due operazioni. La prima è osservare tutto quello che non c’è e che quindi ci manca. Questo si traduce in un lungo elenco di cose che ci rendono tristi o che ci fanno arrabbiare, il segnale del fatto che è il pensiero negativo a controllarci.

Possiamo però anche inseguire il pensiero positivo e provare a vedere il bello che ci può essere in questa zona di deprivazione. I bambini piccoli, per esempio, in questo momento sono molto felici perché per la prima volta hanno un genitore a disposizione tutto il giorno, 24 ore su 24.

Sta a noi entrare nella nostra mente, trovare la cabina di regia, prendere il comando e guidare verso la zona del pensiero positivo, che ci permette di riconoscere il bello anche in questa situazione”.

Emozioni: riconoscerle per affrontarle

E’ importante non negare le emozioni ma riconoscerle, dare loro un nome, per comprenderle e riuscire ad affrontarle nella maniera migliore. Ogni emozione che proviamo ci comunica qualcosa: interpretare quel messaggio è la chiave per reagire, adottando la giusta prospettiva.

“La paura è un’emozione che ci fa sentire in pericolo – spiega Pellai -, un invito a difenderci. Per tenerla a bada dobbiamo comprendere che nelle nostre case non siamo davvero in pericolo, abbiamo cibo, possiamo guardare tanti programmi televisivi o videochiamare i nostri amici, abbiamo le nostre sicurezze, le nostre certezze”.

“Un’altra emozione che in questo momento ai bambini può capitare di provare è la tristezza, che si accende quando non riusciamo a stare in contatto con le persone a cui vogliamo bene. E’ una tristezza che significa “ho fame di relazioni”. Se la sento e la so riconoscere posso medicarla, attraverso delle videochiamate o un gioco sui social con gli amici, una lettera o un videomessaggio. Possiamo fare tante cose che dicono alla nostra tristezza “tu ci sei, ma io ti guardo in faccia e ti tengo sotto controllo”.

Nuova situazione, nuove regole

In questa situazione in cui le regole del nostro vivere quotidiano sono completamente saltate, è importante darsi nuove regole per affrontare l’emergenza, diventare flessibili per adattarsi alla nuova situazione. Questo può significare concedere ai bambini un po’ di tempo in più da dedicare a passatempi che di solito vengono centellinati, come il computer o la tv.

“In un momento in cui non possiamo andare fuori, è il fuori che deve entrare nelle nostre case e venirci a trovare. Gli schermi del pc, del tablet, dello smartphone sono delle porte aperte sul mondo: sulla scuola, sugli amici, sui potenziali divertimenti. Le regole del vecchio mondo, del vecchio sistema, per un po’ di tempo non valgono più: vanno rinegoziate, ridefinite”.

Se, per esempio, di solito l’invito rivolto ai bambini è quello di limitare il tempo trascorso davanti a uno schermo, ora invece il consiglio è quello opposto, cioè di guardare un film ed entrare nella storia. Questo perché “le storie che vediamo sullo schermo nutrono la nostra mente, ci stimolano e alimentano la nostra fantasia in un momento in cui, a causa dell’isolamento, siamo privati delle storie degli altri”.

Nostalgia dei nonni: la chiave è stare distanti, ma uniti

E’ importante, anche se a distanza, continuare a mantenere vivo il rapporto nonni-nipoti, attraverso una videochiamata che permetta loro di guardarsi in faccia, scambiarsi uno sguardo, un sorriso. Questo aiuta i bambini a sentire meno la nostalgia di questa figura così importante nella loro vita, ma aiuta anche i nonni a stare su di morale e a sentirsi meno soli e vulnerabili. In questo senso i nipoti possono essere preziosi, somministrando ai loro nonni vere e proprie pillole di buonumore. Possono raccontare loro barzellette o usare i videomessaggi per sfidarli a indovinare un film o una canzone mimata da loro.

Preoccupati per la scuola? Studiare da soli è un modo per imparare l’autonomia

I bambini, rassicura Pellai, devono stare tranquilli: il cervello ha un’elasticità e una flessibilità tali da permettergli di rispondere a questa nuova situazione. Che offre anche delle opportunità. “Questo non è tempo perso, è un tempo in cui i bambini “vanno” a scuola in un modo diverso e, anche se non nello stesso spazio fisico, continuano a lavorare con i loro insegnanti, acquisendo competenze che saranno preziosissime nella loro vita: la capacità di lavorare in autonomia, di auto organizzarsi, di darsi degli obiettivi”.

Abilità in cui stanno diventando bravissimi e che, concludePellai, saranno proprio la chiave per ripartire e recuperare sotto la guida degli insegnanti, a emergenza finita.

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Tiziana Landi

Tiziana Landi

Laureata in Scienze della Comunicazione, sono una giornalista specializzata in produzione di contenuti sui media digitali e tradizionali, content e social media marketing. Sono esperta di cucina light e alimentazione sana e all'interno di Melarossa mi occupo soprattutto di pianificazione editoriale e coordinamento redazionale.

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