Patologie

Scarlattina: che cos’è, cause, sintomi, contagio, diagnosi e trattamenti

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La scarlattina è una malattia infettiva principalmente pediatrica, di tipo esantematico, ossia associata ad un’eruzione cutanea diffusa (esantema). Malgrado sia una patologia caratteristica dell’età pediatrica, può colpire anche l’adulto. La scarlattina è l’unica malattia infettiva esantematica infantile provocata da batteri; tutte le altre sono di origine virale.

Il batterio responsabile della malattia è lo Streptococco beta-emolitico di gruppo A (Streptococcus pyogenes), che può causare anche infezioni della pelle. Di solito, la scarlattina si presenta in forma non pericolosa, con decorso benigno. Ma, è una malattia altamente contagiosa, che si diffonde con grande rapidità nelle strutture comunitarie.

Ma, essendo una malattia di origine batterica, può essere curata con successo attraverso la somministrazione di antibiotici. Tuttavia, fino alla loro scoperta, che ha radicalmente cambiato la storia della malattia, il numero dei decessi per scarlattina era piuttosto elevato. 

La spiccata sensibilità dello Streptococco beta-emolitico nei confronti della penicillina spiega l’efficacia degli strumenti terapeutici odierni nel controllare la diffusione della malattia. Benché l’incidenza della scarlattina sia molto meno elevata rispetto al passato, se ne verificano ancora focolai. 

Recentemente la minaccia dell’antibiotico resistenza ha lambito anche l’utilizzo degli antimicrobici per la terapia della scarlattina. Sono, infatti, emerse forme di Streptococco beta-emolitico resistenti sia alla penicillina che ad altre classi di antibiotici, i macrolidi.

La scarlattina non conferisce immunità definitiva, perché dello Streptococco beta-emolitico esistono numerosi ceppi. Anche se raro, la malattia può presentarsi nuovamente nella stessa persona. La scarlattina rientra fra le malattie con obbligo di notifica al Ministero della Salute.

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Scarlattina: che cos’è

La scarlattina è una malattia infettiva pediatrica appartenente alla categoria delle patologie esantematiche. Produce, cioè, un esantema, ossia un’eruzione cutanea diffusa. 

Malgrado sia una patologia tipicamente pediatrica, essa può colpire anche gli adulti.

Il contagio della scarlattina si verifica principalmente in autunno e inverno, non per questioni direttamente legate alla temperatura, ma perché è durante queste stagioni che la vita di comunità si svolge in ambienti chiusi, spesso sovraffollati e poco aerati. Tutte condizioni che favoriscono la trasmissione del batterio. Infatti, l’ambiente più a rischio, da questo punto di vista, è la scuola.

È possibile contrarre la scarlattina una seconda e una terza volta: anche se raro, un contagio a distanza di tempo dal primo è possibile. Dello Streptococco beta-emolitico esistono infatti diversi ceppi e, dunque l’immunità prodotta dalla malattia non è definitiva.

Epidemiologia in età pediatrica

La scarlattina manifesta la sua maggiore incidenza nelle fasce di età comprese fra i 5 e gli 8 anni e fra i 18 ed i 20 anni.

La sua frequenza è praticamente nulla nei primi 6 mesi di vita del bambino ed è comunque molto limitata fino ai 2 anni. La scarlattina ha incidenza quasi nulla nei neonati, probabilmente perché fino ai 6 mesi di vita il bambino fruisce della copertura immunitaria ricevuta dalla mamma.

Inoltre, i casi di scarlattina al di sotto dei 2 anni sono molto rari. Infatti, è con la vita in comunità, nelle scuole materna e dell’infanzia, che il bambino vive il rischio del contagio e del conseguente sviluppo della sintomatologia.

In caso di esantema o sintomi anche lievi che nel complesso possano far pensare alla scarlattina o a qualsiasi altra malattia esantematica, occorre naturalmente consultare con tempestività il pediatra.

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Scarlattina: trasmissione

Generalmente, si presenta in forma non pericolosa, anche se si tratta di una patologia altamente contagiosa che tende a generare focolai.

Ma, quando il soggetto viene esposto ad una fonte di contagio, i batteri presenti nelle goccioline emesse con colpi di tosse o starnuti fanno il loro ingresso nel cavo orale. Quindi, aderiscono alla mucosa della faringe attraverso l’azione dei fattori di virulenza del batterio.

Cosa succede

A questo punto, le prospettive sono tre e la situazione è influenzata da diversi fattori, inclusa la condizione immunitaria della persona esposta. 

Nel primo caso, il microorganismo colonizza la mucosa e rimane residente nella gola del soggetto, senza produrre la malattia.

Nel secondo caso, il batterio cresce e produce tossine, che facilitano la distruzione dei tessuti e l’estensione dell’infezione.

Invece, nel terzo caso, il microorganismo si diffonde attraverso la circolazione sanguigna e provoca la più seria complicazione della scarlattina, che è rappresentata dalla setticemia.

Ma, questo si verifica in particolari circostanze, quando il paziente è debilitato o il suo sistema immunitario è compromesso (da una patologia o da un trattamento terapeutico che prevede la soppressione delle difese, come il trapianto d’organo).

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A seguito della costituzione di questo quadro, che porta alla diffusione del patogeno nell’intero organismo, può manifestarsi un danno progressivo a tutti gli organi causato da una risposta infiammatoria anomala. Questa condizione viene definita sepsi. Quindi, l’attivazione eccezionale di sistemi difensivi da parte dell’organismo finisce, di fatto, con un danno allo stesso. Infatti, la sepsi comprende eventi che coinvolgono tutti gli organi e gli apparati del corpo, come la formazione di trombi nella circolazione sanguigna, che possono danneggiare aree vitali (come il cervello ed il cuore) in maniera irreversibile e l’insufficienza multiorgano.

Tuttavia, qualsiasi infezione può determinare setticemia e sepsi. Setticemia e sepsi non sono sinonimi, ma la seconda è una delle possibili conseguenze della prima e ne rappresenta l’evoluzione clinica.

Enzimi e tossine

Fra le tossine prodotte dal batterio, le streptolisine contribuiscono alla distruzione delle cellule e aprono una breccia al batterio per la sua diffusione nei tessuti. La streptolisina O è una molecola fortemente immunogena (capace cioè di scatenare una forte reazione immunitaria). Invece, la streptolisina S non è immunogena e possiede un’attività litica più intensa rispetto alla O: è una delle più potenti citotossine conosciute.

La tossina eritrogenica è alla base della comparsa dell’esantema.

Anche gli enzimi partecipano all’azione distruttiva dello Streptococco beta-emolitico:

  • streptochinasi, sciogliendo i coaguli di sangue;
  • DNA-asi, aggredendo il DNA delle cellule nei tessuti già in necrosi;
  • peptidasi, inattivando il complemento, una serie di 27 fattori che si attivano a cascata e rappresentano un’importante risorsa del sistema immunitario;
  • ialuronidasi, idrolizzando l’acido ialuronico della matrice extracellulare.

La scarlattina può manifestarsi in forme nelle quali l’esantema è molto modesto. Si tratta di quadri clinici che si configurano con condizioni definite scarlattinetta (o quarta malattia). 

Scarlattina: cause

La scarlattina è una malattia esantematica causata da un batterio, lo Streptococco beta-emolitico di gruppo A (Streptococcus pyogenes), indicato anche con l’acronimo SBEGA. È l’unica malattia esantematica originata da un batterio.

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Classificazione streptococchi

La classificazione degli streptococchi è duplice.

Questi batteri possono essere studiati in base alla loro attività emolitica (ossia di distruzione dei globuli rossi), osservabile in laboratorio, e suddivisi in tre categorie:

  • alfa-emolitici: causano un’emolisi incompleta dei globuli rossi;
  • beta-emolitici: causano un’emolisi completa dei globuli rossi;
  • gamma-emolitici: non causano emolisi.

Dal punto di vista dei gruppi sierologici, gli streptococchi possono essere classificati in funzione della tipologia di polisaccaride presente nella parete cellulare, che viene rappresentata con una lettera dell’alfabeto (Classificazione di Lancefield). Sotto il profilo clinico, i gruppi significativi sono A e B.

Si tratta di un cocco, ossia un batterio di forma tondeggiante, Gram positivo; lo Streptococco beta-emolitico di gruppo A è lo streptococco patogeno più significativo.

Inoltre, questo germe può essere responsabile anche di altre malattie quali la faringite (componente clinica presente anche nella scarlattina) e alcune patologie della pelle, come l’impetigine (anche nota come piodermite).

Scarlattina: come avviene il contagio

Essendo caratterizzato da scarse possibilità di sopravvivere nell’ambiente, al di fuori di un organismo ospite, la trasmissione di questo patogeno avviene quasi esclusivamente per contatto diretto con individui infetti e non attraverso oggetti.

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Il suo principale serbatoio in natura è l’uomo, nel quale vive insediato nella mucosa dell’orofaringe (il tratto superiore della faringe) formando colonie, anche in assenza di malattia.

Fattori di virulenza

I suoi fattori di virulenza sono rappresentati da:

Tossine

Le tossine sono le sostanze tossiche responsabili del quadro clinico della malattia e del potere patogeno dei batteri. Provocano il danno effettivo in tessuti ed organi dell’organismo ospite. In generale, possono essere classificate come:

  • esotossine: proteine che si liberano nell’ambiente cellulare circostante dopo la secrezione da parte del batterio
  • endotossine: sostanze tossiche, principalmente lipidiche, che rimangono legate alla struttura cellulare del patogeno e che si liberano nell’organismo ospite solo dopo la distruzione del batterio.

Ma, mentre le esotossine possono essere prodotte sia da batteri Gram+ che Gram- e possono essere neutralizzate dall’anticorpo specifico, le endotossine sono tipiche dei Gram- e non subiscono l’azione neutralizzante di alcun anticorpo. Quindi, le endotossine non sono detossificabili, rappresentando un fattore di virulenza più potente rispetto alle esotossine.

La comparsa dell’esantema tipico della scarlattina è dovuta ad una esotossina secreta dallo Streptococco beta-emolitico, la tossina eritrogenica.

Infine, un’ulteriore tipologia di esotossina comprende un gruppo di proteine, le streptolisine, che hanno un effetto citolitico, ossia distruggono le cellule dell’organismo ospite. Sono le responsabili dell’azione emolitica dello Streptococco beta-emolitico. Se ne possono riconoscere due tipi:

  • streptolisina O è una molecola fortemente immunogena (capace cioè di scatenare una forte reazione immunitaria) e dotata di attività litica non solo sui globuli rossi ma anche sui globuli bianchi;
  • streptolisina S non è immunogena e possiede un’attività litica più intensa rispetto alla O: è una delle più potenti citotossine conosciute.

Enzimi

Gli enzimi secreti dal batterio sono proteine che favoriscono la diffusione dell’infezione nei tessuti.

Nel caso dello Streptococco beta-emolitico, sono tutti esoenzimi, ossia molecole che vengono liberate nell’ambiente extra-cellulare.

Gli esoenzimi comprendono diverse tipologie di sostanze. Le streptochinasi sono proteine in grado di dissolvere i coaguli di sangue e facilitare quindi la diffusione del batterio. Le ialuronidasi attaccano l’acido ialuronico presente nella matrice extracellulare.

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Lo Streptococco beta-emolitico produce quattro DNA-asi (A, B, C, D), che degradano il DNA nei tessuti necrotici e facilitano l’estensione dell’infezione.  Inoltre, questo batterio produce glicoidrolasi, peptidasi e proteasi che estendono la dimensione dell’infezione. In particolare, la fibronectina, una cisteino-proteasi attiva su varie proteine della matrice extra-cellulare e capace di attivare le citochine responsabili dell’infiammazione.

Fra gli enzimi sintetizzati dallo Streptococco beta-emolitico, anche il cosiddetto fattore di opacità sierica (SOF), una lipoproteinasi capace di rendere opaco il siero di diversi tipi di mammiferi.

Polisaccaride C

Sono strutture legate alla parete: una di queste è il polisaccaride C su cui si basa la classificazione di Lancefield.

Come si manifesta la scarlattina: sintomi

Dopo un periodo di incubazione piuttosto breve, che varia da 2 a 5 giorni e comunque si mantiene al di sotto di una settimana dal momento del contatto con il batterio, compaiono i primi disturbi.

I sintomi tendono a ridursi di intensità abbastanza velocemente dopo l’assunzione dell’antibiotico, anche se è assolutamente necessario completare il ciclo di cura come indicato dal medico curante.

Il periodo prodromico

I primi segni di come la scarlattina colpisce il corpo sono:

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  • faringite streptococcica: mentre nel bambino l’esantema si manifesta praticamente sempre e in maniera vivida con il mal di gola, nell’adolescente e nell’adulto la sintomatologia cutanea può essere più lieve rispetto a quella faringea. La faringite streptococcica comporta l’ingrossamento delle tonsille, che appaiono ricoperte da un essudato purulento. La lingua può ricoprirsi di una patina bianca che, dopo qualche giorno, si dissolve, lasciandola rossa e gonfia e con le papille ipertrofiche (lingua a fragola). La deglutizione è dolorosa (odinofagia);
  • cefalea;
  • malessere generale;
  • la febbre è generalmente superiore a 38°C;
  • ingrossamento dei linfonodi del collo, che risultano dolorabili;
  • nausea/vomito.

Scarlattina: periodo esantematico

Le tossine eritrogeniche prodotte dallo Streptococco beta-emolitico conducono alla comparsa di un esantema sul corpo del soggetto colpito, a distanza di 12/48 ore dall’insorgenza dei sintomi prodromici.

Eruzione cutanea

L’eruzione fa la sua comparsa inizialmente a livello di inguine e ascelle, per poi diffondersi rapidamente al tronco ed espandersi agli arti, il tutto entro 24 ore dai momenti iniziali. È formata da puntini e piccole macchie rosso scarlatto (da cui il nome della malattia) molto vicine fra loro e leggermente rilevate, che possono confluire. Le papule scompaiono premendo sopra un dito, per poi riapparire quando viene eliminato. 

La caratteristica dell’eruzione è rappresentata dalla ruvidezza della pelle al tatto. La pelle del viso non viene lambita dall’esantema, ma assume una colorazione rossa nella zona delle guance, che, con il pallore delle aree residue, descrive un aspetto a farfalla

La faringite è presente anche nella fase esantematica. 

L’eruzione si attenua in 3-4 giorni. Successivamente, la pelle si desquama, a partire dal viso e proseguendo a livello degli arti e delle estremità e soprattutto del palmo delle mani e dei piedi. Il processo di desquamazione può durare fino a 20 giorni.

Scarlattina: decorso

Il decorso della scarlattina viene abbreviato dall’assunzione della terapia antibiotica. L’esantema si attenua in 3-4 giorni e la malattia guarisce in una settimana circa, in presenza delle opportune cure, sebbene la desquamazione possa protrarsi per settimane. 

La prognosi, benigna, è stata drasticamente rivoluzionata dall’avvento degli antibiotici, che hanno abbattuto i tassi di letalità per questa malattia. 

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La scarlattina nei neonati e nei bambini

La sintomatologia si manifesta dopo un periodo di incubazione breve, compreso fra 2 e 5 giorni e comunque sempre al di sotto della settimana.

Anche se la sintomatologia, soprattutto nei bambini, tende a regredire abbastanza velocemente dopo la somministrazione dell’antibiotico, è assolutamente necessario completare l’intero ciclo di cura come da prescrizione medica.

Scarlattina: fase prodromica

I sintomi prodromici o pre esantematici, ossia quelli che compaiono nel periodo iniziale, sono concentrati principalmente a livello della gola

Faringite streptococcica

Il bambino è colpito da forte mal di gola, che può causare accessi di pianto e difficoltà di deglutizione. Le sue tonsille sono gonfie e ricoperte di un essudato purulento prodotto dall’infezione. La lingua è ricoperta da una patina biancastra che, nel giro di qualche giorno, scompare, lasciando la lingua rossa e gonfia, con le papille ipertrofiche: questo quadro contribuisce a conferirle il caratteristico aspetto della lingua a fragola.

Inoltre, la deglutizione dolorosa (odinofagia) può comportare difficoltà nell’alimentazione.

Altri sintomi

  • cefalea
  • malessere generale: irrequietezza, pianto;
  • febbre: compare di solito improvvisamente, accompagnata da brividi che scuotono i piccoli e può raggiungere temperature molto elevate. Tuttavia, esistono casi di scarlattina con febbre bassa anche nel bambino;
  • ingrossamento dei linfonodi del collo;
  • nausea e vomito.

Scarlattina: periodo esantematico nei bambini

Il periodo esantematico è quello nel quale la scarlattina colpisce il corpo, determinando la comparsa di segni visibili.

Nei bambini, l’esantema si manifesta praticamente sempre e ad una distanza di 12/48 ore dalla comparsa dei sintomi prodromici.

L’eruzione fa capolino di solito a livello inguinale e poi si diffonde molto velocemente a tutto il tronco ed agli arti. Generalmente ricopre tutto il corpo entro 24 ore.

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L’esantema della scarlattina è formato da puntini e piccole macchie di colore rosso vivo, scarlatto, che danno il nome alla malattia. 

Le macchioline, molto vicine fra loro e leggermente rilevate, possono confluire formando macchie più estese. La loro caratteristica, utile anche ai fini della diagnosi, è che scompaiono premendo sopra un dito, riapparendo quando il dito viene rimosso.  Inoltre, a livello delle pieghe cutanee del piccolo il rossore può essere più evidente. La pelle risulta ruvida al tatto, tanto da essere descritta come “carta vetrata”.

Tuttavia, l’esantema non è mai pruriginoso e non raggiunge il viso, che però, si arrossa, soprattutto a livello delle guance. Il contrasto fra le guance arrossate ed il pallore delle aree vicine alla bocca, al mento e al naso conferisce al volto del bambino il tipico aspetto a farfalla.

Faringe e tonsille continuano ad essere molto arrossate e dolenti.

L’esantema si attenua in 3-4 giorni, lasciando il posto ad una desquamazione furfureacea. In questa fase la pelle si ricambia, staccandosi, in forma di lamelle, a partire dal viso e proseguendo a livello degli arti e di mani e piedi. Il periodo di desquamazione può proseguire fino a 20 giorni.

Il bambino può rientrare in comunità dopo che siano trascorse almeno 24 ore dall’assunzione della prima dose di antibiotico. 

Scarlattina in gravidanza

Non sono disponibili evidenze scientifiche che correlino la scarlattina in gravidanza ad eventuali anomalie che possono colpire il feto. Tuttavia, è consigliabile evitare contatti stretti con persone malate. Infatti, la febbre, quasi sempre presente ed elevata nella malattia, può, in determinate circostanze, anticipare il parto.

Quindi, non appena si osservino sintomi che è possibile mettere in relazione alla malattia, occorre contattare il proprio medico per verificare la diagnosi e istituire la terapia antibiotica adeguata.

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Il trattamento deve essere assunto secondo le prescrizioni mediche e non interrotto alla scomparsa dei sintomi.

Scarlattina nell’adulto

La scarlattina è una malattia che colpisce quasi esclusivamente i bambini, ma che occasionalmente può interessare gli adulti. In questi casi, il rischio di complicazioni della malattia può essere più elevato. Tuttavia, la somministrazione tempestiva della terapia antibiotica riduce drasticamente il pericolo che queste insorgano.

La scarlattina negli adulti presenta sintomi analoghi ai bambini, compreso il rash cutaneo.

Ma, i fattori di rischio per l’acquisizione della scarlattina negli adulti dipendono strettamente dalla vicinanza con i bambini. Infatti, sono maggiormente esposti alla possibilità di contrarre la malattia i genitori di bambini in età scolare e gli adulti che sono spesso, per altre ragioni, a contatto con i bambini.

Inoltre, soggetti immunocompromessi sono esposti al rischio di scarlattina in maniera del tutto analoga a quanto avviene per tutte le altre malattie.

Scarlattina: diagnosi

La diagnosi differenziale è importante soprattutto quando la scarlattina non si manifesta nella sua forma conclamata. Quando l’eruzione cutanea è poco evidente e non compare con tutte le sue caratteristiche distintive, circostanze nelle quali la malattia viene definita scarlattinetta o quarta malattia.

Le malattie con cui la scarlattina può essere confusa, perché si presentano con un esantema simile, sono: 

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  • malattie esantematiche quali il morbillo, la rosolia, la quinta e sesta malattia;
  • alcune infezioni batteriche da stafilococco e Yersinia enterocolitica;
  • reazioni allergiche a farmaci;
  • infezioni virali quali la mononucleosi, infezioni da adenovirus o citomegalovirus.

Quindi, la diagnosi della scarlattina è essenzialmente basata sull’osservazione clinica del caratteristico esantema.

Tampone faringeo

Per differenziarla dalle altre patologie si eseguono un tampone faringeo ed un esame del sangue. Con il tampone si ricerca la presenza del batterio nella faringe del paziente.

Esami del sangue

Con l’esame del sangue si determina l’emocromo (che nel caso di scarlattina presenta notevole leucocitosi, ossia aumento al di sopra della norma del numero dei globuli bianchi, in particolare dei neutrofili), i parametri infiammatori (VES e PCR) e il TAS.

Il TAS è il titolo anti-streptolisinico, che è il dosaggio dell’antistreptolisina, l’anticorpo che l’organismo produce per contrastare la streptolisina, la proteina emolitica prodotta dagli streptococchi. Si tratta di una reazione di difesa dell’organismo. Il TAS aumenta progressivamente nel corso di 2-3 settimane e poi si normalizza molto gradualmente nel tempo.

Scarlattina: complicazioni

Malgrado le terapie adeguate riducano significativamente l’incidenza delle complicazioni, queste possono comunque presentarsi.

Le complicazioni della scarlattina possono essere:

  • immediate (a breve termine), come si verifica con la più temibile fra loro, la sindrome dello shock tossico streptococcico e gli ascessi;
  • a lungo termine, tardive, come nel caso del reumatismo articolare acuto e della glomerulonefrite streptococcica.

Eccettuato lo shock tossico, il quale rimane un’evenienza che pone a serio rischio la vita del paziente, le altre complicazioni sono controllabili con le terapie.

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Sindrome dello shock tossico streptococcico

La sindrome da shock tossico è una grave evenienza clinica determinata da batteri produttori di esotossine come Stafilococco e Streptococco.

La sindrome da shock tossico streptococcico è simile a quella causata dallo Stafilococco ma ha mortalità più elevata. Si tratta di un quadro causato dalla tossina pirogena SPE prodotta dal batterio, che agisce da superantigene, ossia come una sostanza in grado di scatenare una violenta reazione immunitaria.

Inoltre, fra i fattori di rischio, per l’insorgenza di questa pericolosa complicazione dell’infezione da streptococco beta-emolitico, ci sono la contestuale esecuzione di interventi chirurgici, infezioni virali concomitanti, assunzione di antinfiammatori (in particolare FANS).

Infatti è caratterizzata da batteriemia (invasione della circolazione sanguigna da parte del batterio) e coinvolge praticamente tutti gli organi e apparati. Quindi, il risultato è un’insufficienza multiorgano che conduce a disfunzioni generalizzate.

Sintomi

La sindrome da shock tossico comprende:

  • febbre molto elevata
  • ipotensione marcata (che può essere refrattaria alla somministrazione di farmaci ipertensivi)
  • coinvolgimento di almeno due sistemi d’organo.

Inoltre, si manifesta con dolori muscolari diffusi e dolore grave nella sede dell’infezione, e disturbi della coagulazione.

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La sindrome da shock tossico streptococcico ha elevata probabilità di causare la sindrome da distress respiratorio, un’insufficienza respiratoria acuta che non reagisce alla somministrazione di ossigeno e che è generata dalla distruzione dell’architettura tissutale dei polmoni. Infine, la sindrome da distress respiratorio acuto richiede la ventilazione meccanica.

Cura

Il trattamento della sindrome da shock tossico streptococcico comprende lo sbrigliamento (decontaminazione) chirurgico della sede di infezione, la somministrazione di fluidi (allo scopo di mantenere la pressione arteriosa necessaria perché i reni possano continuare a filtrare) e la terapia antibiotica.

Complicazioni suppurative locali

Fra le complicazioni suppurative locali dell’infezione da Streptococco beta-emolitico, gli ascessi peritonsillari. Sono quasi sempre monolaterali e provocano mal di gola molto intenso, che insorge gradualmente e che causa disfagia (difficoltà alla deglutizione). 

Gli ascessi peritonsillari sono accompagnati da:

  • febbre;
  • otalgia (mal d’orecchio);
  • adenopatia cervicale (rigonfiamento dei linfonodi cervicali);
  • trisma: si tratta di una contrazione dolorosa dei muscoli masticatori, che porta alla costrizione fra mascella e mandibola;
  • stomatolalia: la maniera di parlare del soggetto ricorda quella di una persona con un oggetto caldo in bocca;
  • alitosi;
  • deviazione dell’ugola.

La diagnosi dell’ascesso peritonsillare viene effettuata mediante agoaspirazione.

La terapia prevede la somministrazione di antibiotici ad ampio spettro ed analgesici, l’incisione e il drenaggio, l’idratazione del paziente. 

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Altre complicazioni suppurative locali da Streptococco beta-emolitico sono le otiti medie e le sinusiti

Reumatismo Articolare Acuto

Il Reumatismo Articolare Acuto (RAA) o febbre reumatica è una complicazione tardiva non suppurativa compatibile con l’infezione da streptococco, che si presenta clinicamente di solito dopo 2-3 settimane dalla guarigione.

Il RAA può essere causato solo dalla faringite streptococcica e dalla scarlattina, non dalle infezioni della cute causate dal batterio. La ragione di questo fenomeno non è ancora chiara.

Questa complicazione ha un’incidenza estremamente bassa prima dei 3 anni e dopo i 21.

Le proteine M dello Streptococco di gruppo A comprendono epitopi (i determinanti antigenici che vengono riconosciuti dagli anticorpi) di sequenza analoga a quella di alcune proteine presenti nel tessuto connettivo delle articolazioni e delle valvole cardiache. Il sistema immunitario viene così ingannato dalla similitudine e attacca anche le strutture anatomiche. 

Questo fenomeno spiega anche perché le complicazioni a lungo termine dell’infezione da Streptococco di gruppo A siano concentrate a livello del cuore e delle articolazioni.

Febbre reumatica: conseguenze possibili

Artrite

L’infiammazione delle articolazioni può durare fino a un mese in assenza di adeguato trattamento, ma generalmente non lascia conseguenze irreversibili. Ecco perché si dice che la febbre reumatica acuta lecca le articolazioni ma morde il cuore. Ma, la poliartrite migrante è l’aspetto più frequente di questa forma artritica, spesso accompagnata da febbre. Infatti, questo disturbo si manifesta in una o poche articolazioni e, dopo essersi risolta, riappare in altri siti.

Le articolazioni colpite, principalmente caviglie, ginocchia e polsi, diventano estremamente dolenti e molli. Il dolore articolare è associato a febbre.

Cardite

E’ l’infiammazione del cuore. In questo caso è una pancardite, definita così perché colpisce tutto il cuore aggredendolo a partire dalle sue strutture interne ed arrivando fino al pericardio esternamente (pericardite). Negli anni può evolvere, portando a:

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  • stenosi valvolare: condizione che comporta un ostacolo al passaggio del sangue nel cuore;
  • alterazione del flusso del sangue (rigurgiti);
  • aritmie (alterazioni del ritmo del cuore);
  • disfunzione ventricolare.

I sintomi della cardite possono configurarsi nella malattia reumatica cronica cardiaca, nella quale gli esiti dell’infiammazione (valvulite) producono cicatrici nel tessuto delle valvole cardiache e ne determinano alterazioni della funzionalità, fino all’insufficienza cardiaca.

La valvulite può essere riconosciuta attraverso la rilevazione dei soffi e diagnosticata con ecocardiografia. Può essere presente febbre elevata, specialmente durante il sonno.

Nel 50% circa dei casi si verifica un danno cardiaco (una disfunzione valvolare persistente).

Noduli sottocutanei

Il soggetto manifesta la formazione di noduli sottocutanei indistinguibili rispetto a quelli dell’artrite idiopatica giovanile, che compaiono a livello delle superfici estensorie delle grandi articolazioni (ginocchia, gomiti, polsi).

Eritema marginato

Si tratta di un’eruzione cutanea di forma serpiginosa, piano (o leggermente rilevato), indolore e che non lascia cicatrici. Si presenta in meno del 6% dei bambini e colpisce il tronco e le mani.

Corea di Sydenham

E’ un disturbo di origine nervosa che comporta movimenti a scatti e irregolari che coinvolgono tutto il corpo e smorfie del viso. La causa è un’alterazione del sistema nervoso centrale, che si verifica a livello dei gangli basali.

L’esordio della corea può essere caratterizzato da riso o pianto incoerenti e slegati dalle circostanze nelle quali la persona colpita si trova. Il soggetto colpito può essere febbricitante (febbre della lattaia).

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La corea di Sydenham provoca la perdita del controllo motorio fine, debolezza e ipotonia muscolare che può diventare molto simile ad una vera e propria paralisi.

Gli episodi durano diversi mesi e si risolvono completamente nella maggior parte dei pazienti.

Diagnosi Reumatismo Articolare Acuto

La diagnosi del Reumatismo Articolare Acuto prevede:

  • esecuzione di un test per la ricerca dello Streptococco di gruppo A;
  • elettrocardiogramma (l’ECG si effettua generalmente subito, nella fase di valutazione iniziale);
  • un’ecocardiografia con Doppler che rileva la cardite ed è consigliata in tutti i casi nei quali ci sia un sospetto di RAA;
  • esame del sangue con il dosaggio di parametri infiammatori quali VES e PCR (sensibili ma non specifiche).

Poi, esistono specifici parametri diagnostici (criteri di Jones modificati) che lo specialista deve seguire.  Infatti, l’artrocentesi può servire ad escludere altre cause di artrite.  

La terapia include antinfiammatori (FANS, specialmente aspirina), corticosteroidi (in presenza di cardite viene prescritto il prednisone) e antibiotici.

Glomerulonefrite post-streptococcica

La glomerulonefrite post streptococcica è una complicazione tardiva compatibile con l’infezione da Streptococco.

È la più comune causa di patologia glomerulare nei bambini tra i 5 e i 15 anni.

Può comparire con un periodo di latenza variabile fra 6 e 21 giorni dall’infezione, che può arrivare fino a 6 settimane.

Ma, per quanto riguarda la patogenesi di questa malattia, l’ipotesi più accreditata è che antigeni del batterio si leghino alla membrana basale glomerulare. Quindi, questo fenomeno attiva una reazione immunitaria mediata dal complemento e determina un danno glomerulare.

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Sintomi e diagnosi glomerulonefrite postinfettiva

I sintomi sono variabili in tipologia ed intensità e vanno da lieve ematuria (presenza di sangue nelle urine) asintomatica alla nefrite (infiammazione del rene) conclamata.

La diagnosi viene effettuata con:

  • ricerca degli anticorpi anti-streptolisina O (i cui livelli rimangono elevati per mesi, ma che non sono specifici),
  • altre componenti del batterio,
  • dosaggio di alcune proteine del complemento (in particolare C3) e della creatinina serica (che risulta elevata).

Inoltre, l’analisi delle urine segnala proteinuria (presenza di proteine). Ma, nel 90% circa dei pazienti viene recuperata una funzione renale normale.

Infine, la terapia prevede la somministrazione di antibiotici e di sostanze di supporto.

Scarlattina: cura

La scarlattina è una patologia batterica: dunque per la sua terapia vengono usati gli antibiotici. Inoltre, può essere somministrata una terapia di supporto, quando necessario.

In determinate circostanze, anche l’alimentazione deve essere orientata alla prevenzione di alcuni disturbi che possono sopraggiungere nel corso della malattia.

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Scarlattina: farmaci

Gli antibiotici hanno cambiato la storia della malattia, abbattendone i tassi di letalità elevati.

La terapia con gli antimicrobici deve essere protratta per circa 8-10 giorni, secondo prescrizione medica. Infatti, anche se i sintomi tendono a perdere di intensità abbastanza velocemente dopo l’assunzione dell’antibiotico, è assolutamente necessario completare il ciclo di cura come indicato dal medico curante.

La penicillina è l’antibiotico di scelta, nei confronti del quale lo Streptococco beta-emolitico mostra una discreta sensibilità. Ma, nei casi di resistenza, è possibile anche usare le cefalosporine. Inoltre, alle persone allergiche alla penicillina possono essere prescritti i macrolidi, contro i quali tuttavia di recente stanno emergendo forme di resistenza. 

La terapia antibiotica deve essere assunta solo sotto stretto controllo medico ed è fortemente raccomandata, perché limita il rischio di complicazioni, abbrevia il periodo durante il quale la malattia è contagiosa ed accelera la guarigione.

Inoltre, se la febbre è elevata, possono essere utilizzati antipiretici come il paracetamolo o FANS come l’ibuprofene.

Scarlattina: rimedi naturali

La scarlattina richiede una terapia farmacologica, fortunatamente disponibile ed efficace. Ma, per abbreviarne il decorso e lenirne la sintomatologia, può essere importante osservare alcune abitudini. 

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Il bambino affetto da questa malattia deve per prima cosa essere allontanato dalla scuola e da tutti gli ambienti dove farebbe vita di comunità anche se non ha febbre, almeno fino a 24 ore dopo l’inizio della terapia antibiotica.

Poi, è utile che riposi a letto finché febbricitante e che assuma una corretta quantità di liquidi per recuperare il fisiologico equilibrio idrosalino, alterato dalla febbre.

Ma, se rifiuta l’acqua, si può provare con tisane o frullati leggeri, non zuccherati. Meglio evitare di fargli assumere succhi di frutta e spremute, che possono irritargli la gola già infiammata.

L’alimentazione, in caso di faringite streptococcica, deve comprendere cibi morbidi, cremosi e freschi.

Dieta: cosa mangiare durante la scarlattina

La presenza della febbre, che nella scarlattina può essere anche molto elevata, impone un’adeguata idratazione del paziente. Questo risulta particolarmente importante per i bambini, i cui meccanismi di regolazione della temperatura e dell’equilibrio idrosalino non sono ancora maturi.

Infatti, la faringite da streptococco può comportare un intenso dolore alla gola, alla base dell’inappetenza del bambino. Quindi, in questi casi, è possibile offrire al piccolo cibi morbidi e cremosi come:

  • gelati
  • frullati
  • yogurt
  • formaggi freschi.

Nei bimbi a dentizione non completa, che hanno ancora un’alimentazione morbida, potrebbe essere utile semplicemente evitare cibi caldi o acidi (come il sugo di pomodoro e il succo di frutta).

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Scarlattina: profilassi e prevenzione

La scarlattina è una malattia causata da un’infezione batterica che si diffonde attraverso le microgocce espulse nell’aria con la tosse e gli starnuti. 

Per evitare l’estensione del contagio, è bene che le persone infette osservino una distanza di almeno 1,5 metri da altri individui (distanziamento sociale) e che si coprano naso e bocca quando tossiscono o starnutiscono, gettando via immediatamente dopo l’uso i fazzoletti.

Per difendersi dal contagio, la migliore procedura è sempre quella di lavarsi spesso le mani con acqua calda corrente e sapone. Benché lo Streptococco beta-emolitico non sopravviva sulle superfici per un tempo significativo, è bene non condividere asciugamani, lenzuola, utensili ed altri oggetti personali con persone malate.

Per difendersi dal contagio, è importante capire quando la scarlattina è infettiva.

La malattia è contagiosa dal periodo della comparsa dei sintomi fino a circa 24 ore dopo l’inizio della terapia antibiotica.

Essendo una malattia soggetta ad obbligo di notifica, la normativa prevede l’isolamento domestico ed il rientro a scuola o nel luogo di lavoro non prima che siano trascorse 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica.

È solo allora che la malattia non è più contagiosa. In assenza di cure, tuttavia, la scarlattina è contagiosa almeno per tutta la durata della malattia.

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Ma, non potendo sopravvivere molto tempo nell’ambiente, al di fuori dell’organismo ospite, la trasmissione dello Streptococco beta-emolitico si verifica quasi esclusivamente per contatto diretto. Perciò, il contagio si propaga attraverso le microgocce emesse nell’aria attraverso la tosse e gli starnuti. 

In ogni caso, è bene non scambiare oggetti che possono essere contaminati con una persona affetta da scarlattina, come giocattoli, libri, asciugamani, bicchieri e posate.

Prevenzione

Non esiste un vaccino contro la scarlattina. Una delle ragioni ha a che vedere con l’esistenza di numerosi ceppi del batterio, tutti in grado di causare la malattia. Per questo stesso motivo la malattia non conferisce immunità permanente.

Alla luce delle modalità con cui si propaga il contagio della scarlattina, risulta molto difficile garantire la profilassi nelle scuole, soprattutto primarie e dell’infanzia.

Link esterni

  1. What are the risks of scarlet fever during pregnancy? – NHS
  2. Malattie da Streptococco – MSD Manuals
  3. Modalità di segnalazione delle malattie – Ministero della Salute

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Monica Torriani

Farmacista e consulente scientifico, mi occupo di comunicazione su salute e benessere per il web e la carta stampata. Per Melarossa scrivo di patologie, di come impattano sulla vita dei pazienti e delle terapie oggi disponibili per la loro cura.

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