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Il pensiero negativo aumenta il rischio di Alzheimer

Pensare positivo non fa solo bene all’umore. Una ricerca del Dipartimento di Psichiatria dell’University College of London (UCL) suggerisce infatti che possa anche contribuire a tenere lontano il rischio di Alzheimer e demenza. Al contrario, il pensiero negativo ripetitivo (RNT – Recurrent Negative Thinking), ovvero l’adozione sistematica di schemi di pensiero caratterizzati da ansia e preoccupazione, è associato a una probabilità più alta di andare incontro a declino cognitivo e calo della memoria, uno dei primi segni della malattia di Alzheimer.

Pensiero negativo: se ricorrente, aumenta il rischio di declino cognitivo e Alzheimer

La ricerca è stata condotta da UCL in collaborazione con INSERM (Institut national de la santé et de la recherche médicale) e McGill University. Lo studio ha potuto contare sul sostegno dell’Alzheimer’s Society. I risultati sono pubblicati sulla rivista Alzheimer’s & Dementia.

I ricercatori hanno esaminato 292 persone di età superiore ai 55 anni che facevano parte dello studio di coorte PREVENT-AD e altre 68 persone della coorte IMAP +.

Per un periodo di due anni, i partecipanti hanno risposto a domande sul loro modo di pensare alle esperienze negative, concentrandosi su una serie di parametri previsti dai modelli RNT, come il rimuginare sul passato e le preoccupazioni per il futuro.

Per valutare la funzione cognitiva, i ricercatori hanno misurato la memoria, l’attenzione, la percezione spaziale e il linguaggio. Un centinaio di partecipanti sono stati anche sottoposti a scansioni cerebrali PET per individuare i depositi di tau e amiloide, due proteine che causano il tipo più comune di demenza, la malattia di Alzheimer, quando si accumulano nel cervello.

Scopri di più su questo disturbo neurocognitivo nel nostro approfondimento “Alzheimer: che cos’è, cause e fattori di rischio, sintomi, diagnosi, cura e prevenzione”.

I ricercatori hanno così scoperto che le persone con modelli RNT più elevati erano soggetti, lungo un periodo di quattro anni, a un maggiore declino cognitivo e a un calo della memoria (che è uno dei primi segni della malattia di Alzheimer). Avevano inoltre maggiori probabilità di depositi di amiloide e tau nel cervello.

Secondo gli studiosi, questi risultati suggeriscono che l’RNT possa contribuire ad aumentare il rischio di Alzheimer. Questo effetto sarebbe legato al suo impatto su indicatori di stress come l’ipertensione. Precedenti studi, infatti, hanno scoperto che lo stress fisiologico è correlato a depositi di amiloide e tau.

Come i pensieri influenzano il nostro benessere, psicologico e cognitivo

La dottoressa Natalie Marchant (UCL Psychiatry), principale autrice dello studio, ha dichiarato:

“La depressione e l’ansia nella mezza età e nella vecchiaia sono già note come fattori di rischio per la demenza. Con questo studio abbiamo scoperto che alcuni modelli di pensiero, implicati nella depressione e nell’ansia, potrebbero essere il motivo per cui le persone con questi disturbi hanno maggiori probabilità di sviluppare demenza”.

L’aumento del rischio di Alzheimer è, naturalmente, correlato a schemi cronici di pensiero negativo, che ricorrono per lunghi periodi di tempo. Nessun pericolo, secondo i ricercatori, deriverebbe dal pensiero negativo occasionale, cioè legato ai piccoli contrattempi che può capitare di dover affrontare nella vita quotidiana.

Gael Chételat (INSERM e Université de Caen-Normandie), coautore dello studio, ha commentato:

“I nostri pensieri possono avere un impatto, positivo o negativo, sulla nostra salute fisica. Pratiche di allenamento mentale come la meditazione potrebbero aiutare a promuovere il pensiero positivo, mitigando allo stesso tempo la tendenza ad adottare come prassi abituale schemi mentali negativi”.

Il prossimo passo, per i ricercatori, sarà approfondire il ruolo dell’RNT come potenziale fattore di rischio per la demenza. La maggior parte delle persone che hanno partecipato allo studio, infatti, erano a maggior rischio di malattia di Alzheimer, quindi lo step successivo sarà comprendere se questi risultati trovino riscontro anche nella popolazione generale. Tra gli obiettivi futuri dei ricercatori, anche testare l’efficacia di strumenti psicologici come mindfulness e meditazione per arginare il pensiero negativo e ridurre così il rischio di demenza.

Vuoi saperne di più sulla meditazione e su come praticarla per favorire rilassamento e pensiero positivo? Leggi il nostro articolo “Meditazione: cos’è, storia, tipi di meditazione, come si medita, benefici per la salute”.

Fonte: MedicalXpress.

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Tiziana Landi

Tiziana Landi

Laureata in Scienze della Comunicazione, sono una giornalista specializzata in produzione di contenuti sui media digitali e tradizionali, content e social media marketing. Sono esperta di cucina light e alimentazione sana e all'interno di Melarossa mi occupo soprattutto di pianificazione editoriale e coordinamento redazionale.

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