Quanto odio cucinare! Ma perché?

Sei una di quelle donne che odia cucinare? Benvenuta nel team: una recente ricerca effettuata in Inghilterra sulle abitudini dei consumatori, rivela che panini, surgelati e cibi pronti sono la scelta preferita di molte donne, in particolare di quelle intorno ai trent’anni.

Che sta succedendo? La cucina è da sempre stata considerata il “regno” delle donne, ma pare proprio che le femminucce di oggi preferiscano regnare su tutt’altri reami, come palestra o lavoro, provando una grande avversione verso i fornelli.

E questo succede nonostante il bombardamento di programmi di cucina che, diciamocelo, alla fine sono più amati dagli uomini che dalle donne, per le quali il cucinare è spesso vissuto come un dovere di ruolo più che un piacere vero e proprio.

Sta qui il nodo della faccenda: il conflitto delle giovani donne di oggi tra l’immagine femminile rappresentata da mamme e nonne e quella che viene richiesta dalla società di oggi. In sintesi, il cucinare inteso come uno degli aspetti fondamenti del ruolo della donna nella vita famigliare contro realizzazione personale e veloce efficienza: un bel pasticcio!

Così la cucina diventa il simbolo di una ridefinizione dell’immagine femminile nel mondo odierno, con il risultato di essere un luogo sempre meno vissuto e apprezzato dalle donne.

Sei anche tu una di queste? Odi cucinare e non sai bene perché? Guarda la nostra gallery e scopri alcune riflessioni sulle motivazioni che ti fanno odiare la cucina!

Non sono proprio capace!

Dai su, questa motivazione non convince proprio. Per carità, può esistere una reale incapacità, dovuta magari anche al non essersi mai sperimentata, ma oggi tra guide di cucina con ricette a prova di imbranati, tutorial passo passo sul web e moderni apparecchi di cucina che impastano, mescolano e cuociono da soli, anche chi non ha nessuna esperienza ai fornelli è messo in condizione di preparare piatti salutari e gustosi.

Che altro c’è dietro?

Una difesa inconscia contro un senso di inadeguatezza: il non sentirsi all’altezza di competere con l’immagine delle nostre madri, lavoratrici, mamme, mogli ed esperte cuoche. Donne che incarnano un modello che a volte può sembrare irraggiungibile e con cui il confronto diventa pesante e ci spinge ad abbandonare il campo.

La mossa giusta per uscirne

Molla i paragoni e non pensare alla ricetta da preparare come a un compito da portare a termine che sarà severamente valutato. Concentrati sugli ingredienti, gli step di preparazione, i tempi di cottura e vedrai che non solo allontanerai lo stress della giornata, ma eliminerai la paura del risultato finale; in fondo quello che conta nella vita è godersi il viaggio e non la meta!

Ma chi ce l’ha il tempo?

Siamo ancora alle prese con il mito della donna efficiente e multitasking creato negli anni ’80, che ci spinge ad essere ambiziose, performanti e soprattutto orientate verso mille attività diverse: lavoro in primis, pausa pranzo in palestra e poi tanta socialità espressa con aperitivi e cene fuori. Insomma, del tempo per noi, molto più importante di quello per cucinare.

Che altro c’è dietro?

La paura di vivere il presente e un contatto consapevole con te stessa. Questa affannosa corsa verso il raggiungimento di obiettivi sempre nuovi, a volte può impedirti di vivere il “qui e ora” e la consapevolezza di quello che senti.

La mossa giusta per uscirne

Ma chi l’ha detto che la cura di se debba passare per forza attraverso massaggi o meditazione? Prenderti il tempo di cucinare è un modo di prenderti del tempo per te stessa, per trasformare un’attività che consideri noiosa in un momento di cura della tua salute e del tuo umore!

La programmazione dei pasti proprio non fa per me

Sia che tu sia single o sposata e mamma, sai bene che il pensiero di “cosa faccio da mangiare stasera” è inevitabile. Una qualche programmazione in cucina è richiesta, ma questo non significa doverla vivere come un obbligo.

Che altro c’è dietro?

La programmazione dei pasti può essere vissuta solo come un dovere, cioè l’incarnazione di un modello di donna più tradizionale che deve accudire, dare e sfamare.

La mossa giusta per uscirne

Cucinare è anche molto altro, non solo routine, programmazione e obbligo. Se ti approcci diversamente e condividi questi momenti con il tuo partner o anche con i tuoi figli, utilizzando fantasia, creatività e un po’ di leggerezza in più, è probabile che l’aspetto “doveristico” venga meno, lasciando spazio solo al piacere di cucinare.

Cucinare può essere un momento di gioco e divertimento: l’importante è approcciarsi ai fornelli con la spensieratezza di quando da bambina facevi le torte di sabbia!

Ma chi me lo fa fare?

Le tue giornate sono piene di impegni e sei incalzata dalle attività da portare a termine. Così, la vita frenetica che la società odierna ti impone, finisce con il prendere il sopravvento.

Ecco che ti ritrovi a seguire un comportamento tipicamente maschile. Pensi “ma chi me lo fa fare di cucinare?” e ti scongeli un piatto pronto, ordini un “delivery” o vai al ristorante sotto casa, pensando così di risparmiare tempo e fatica.

Che altro c’è dietro?

Questa spinta a mettere le energie in mille impegni può essere una risposta alle richiesta incalzanti della nostra società. Ma se ti fermi a pensare, alla fine questo tipo di comportamento non è un risparmio di fatica.  Si tratta di un vero e proprio impoverimento fisico, che alimenta la stanchezza non solo del corpo, ma anche della mente.

La mossa giusta per uscirne

Risveglia i sensi con gli odori, i colori e i sapori della cucina fatta in casa. Pensa che andare al fast food sotto casa non ti arricchisce poi così tanto. Forse risparmierai 10 minuti rispetto alla preparazione della ricetta di Melarossa dei bucatini con crema di porri e pecorino, ma perderai tanto gusto, salute e benessere!

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Flavia Rodriguez

Flavia Rodriguez

Giornalista dal 1995, sono Life Coach Umanista e lavoro con persone che vogliono allenarsi per raggiungere obiettivi in linea con la loro natura. Per la redazione di Melarossa, scrivo articoli e approfondimenti curando in particolare le sezioni dieta, nutrizione e psicologia.

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