Ogni giorno milioni di persone nel mondo devono “insegnare” al proprio corpo come usare lo zucchero per vivere. Succede a chi convive con il diabete di tipo 1, una malattia cronica che spesso arriva all’improvviso, soprattutto in età pediatrica o giovanile.
Non è causata da cattive abitudini né da eccessi alimentari: all’origine c’è una reazione autoimmune che distrugge le cellule del pancreas responsabili della produzione di insulina. Senza questo ormone, il glucosio si accumula nel sangue e non può entrare nelle cellule.
Oggi la terapia insulinica e le nuove tecnologie permettono una vita attiva e piena, ma la gestione resta quotidiana e costante.
Cos’è il diabete di tipo 1
Il diabete di tipo 1 è una condizione in cui il livello di zucchero nel sangue tende a essere più alto del normale. Questo accade perché l’organismo non riesce a produrre una quantità sufficiente di insulina, l’ormone che aiuta il glucosio a entrare nelle cellule. La causa è una reazione del sistema immunitario che, per errore, colpisce le cellule del pancreas responsabili della sua produzione.
L’insulina ha un ruolo fondamentale, poiché permette allo zucchero assunto con il cibo di essere utilizzato come fonte di energia. Quando manca, il glucosio resta nel sangue e si accumula, dando origine all’iperglicemia.
Se questa situazione dura nel tempo, può influire sul benessere di diversi organi, come cuore, vasi sanguigni, nervi, occhi e reni. Per questo è importante una gestione attenta e continuativa della malattia.
Vero o falso?
Chi ne soffre deve assumere insulina ogni giorno
✅ Vero. L’insulina è indispensabile perché l’organismo non è più in grado di produrla.
È causato da una dieta sbagliata
❌ Falso. Il diabete di tipo 1 non dipende dall’alimentazione o dallo stile di vita. È una malattia autoimmune.
Che differenza c’è tra il diabete di tipo 1 e 2?
Sono due condizioni diverse, anche se entrambe riguardano il controllo della glicemia. La differenza principale sta nella causa.
Nel diabete di tipo 1 il sistema immunitario, per un errore, attacca le cellule del pancreas che producono insulina. Di conseguenza l’organismo non riesce più a produrne a sufficienza. Questo tipo di diabete compare più spesso in età giovane e non è legato allo stile di vita o al peso corporeo.
Il diabete di tipo 2 invece, tende a svilupparsi più avanti negli anni ed è spesso associato a sovrappeso e sedentarietà. In questo caso l’insulina è presente, ma l’organismo fa più fatica a utilizzarla in modo efficace, con il risultato che il glucosio entra con difficoltà nelle cellule.
Sintomi del diabete di tipo 1
Nel diabete di tipo 1 la produzione di insulina diminuisce in modo graduale: possono volerci mesi o anni prima che il pancreas smetta di produrla del tutto. Quando questo accade, i sintomi tendono a comparire in modo piuttosto rapido, nell’arco di giorni o settimane, soprattutto nei bambini e nei ragazzi.
I segnali possono essere simili a qualsiasi età, anche se negli adulti a volte vengono riconosciuti più tardi. Per questo è importante prestare attenzione ad alcuni campanelli d’allarme, come:
- sete intensa e bisogno di urinare spesso
- aumento dell’appetito senza aumento di energia
- perdita di peso non intenzionale
- stanchezza marcata
- infezioni o ferite che faticano a guarire.
Primi sintomi
In alcuni casi può manifestarsi per la prima volta con una complicanza chiamata chetoacidosi diabetica. Si tratta di una condizione che può comparire quando l’organismo, non potendo usare il glucosio, inizia a utilizzare i grassi come fonte di energia. Questo processo porta alla produzione di sostanze chiamate chetoni, che in eccesso possono alterare l’equilibrio dell’organismo.
I segnali più comuni includono alito dall’odore fruttato, nausea, dolori addominali, respiro affannoso e forte stanchezza. In questi casi è importante rivolgersi rapidamente a un medico, perché la chetoacidosi richiede cure ospedaliere.
Va però sottolineato che non sempre l’esordio è improvviso, talvolta il corpo riesce per un periodo a compensare, e i sintomi iniziali possono essere lievi, come sete persistente e aumento della minzione.
Per questo, in presenza di segnali sospetti, è sempre consigliabile consultare il medico ed eseguire un semplice controllo della glicemia.
Diabete di tipo 1: quali sono le cause
La causa esatta del diabete di tipo 1 non è ancora del tutto nota, ma si ritiene che alla base vi sia una combinazione di fattori genetici e ambientali.
Tra i fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare la malattia rientra la predisposizione familiare: chi ha un genitore o un fratello con diabete di tipo 1 ha una probabilità leggermente più alta di svilupparlo. Anche la genetica gioca un ruolo, poiché la presenza di alcuni geni è associata a un rischio maggiore.
Può comparire a qualsiasi età, ma è più frequente in due fasce: tra i 4 e i 7 anni e tra i 10 e i 14 anni. Tra i possibili fattori ambientali vengono presi in considerazione anche alcune infezioni virali, l’esposizione a determinate sostanze o condizioni ambientali, che potrebbero contribuire ad attivare la risposta autoimmune.
Un altro elemento caratteristico è la presenza di autoanticorpi, cioè sostanze prodotte dal sistema immunitario che attaccano le cellule beta del pancreas. Per questo motivo, nei familiari di persone con diabete di tipo 1 può essere effettuato un controllo degli autoanticorpi: la loro presenza indica un rischio maggiore, anche se non significa necessariamente che la malattia si svilupperà.
Diabete di tipo 1: come si arriva alla diagnosi
Quando compaiono sintomi che fanno sospettare il diabete di tipo 1, il medico può prescrivere alcuni esami per confermare la diagnosi.
Il primo passo è spesso un semplice esame del sangue, che permette di individuare la presenza di autoanticorpi tipici di questa forma di diabete e assenti invece nel diabete di tipo 2. Può essere utile anche la misurazione del peptide C, che serve a valutare quanta insulina l’organismo è ancora in grado di produrre.
In alcuni casi è richiesto anche un esame delle urine per verificare la presenza di corpi chetonici, sostanze prodotte quando il corpo utilizza i grassi come fonte di energia e che possono indicare il diabete di tipo 1.
Tra gli esami più comuni però c’è anche la misurazione della glicemia, che può essere effettuata in qualsiasi momento della giornata, soprattutto quando sono presenti sintomi evidenti e non è possibile attendere il digiuno. La glicemia a digiuno, invece, si esegue al mattino dopo almeno otto ore senza mangiare e serve a valutare il livello di zucchero nel sangue in condizioni standard.
Un altro esame importante è l’emoglobina glicata, che fornisce una stima della glicemia media degli ultimi tre mesi: il risultato è espresso in percentuale e valori più alti indicano un controllo meno efficace della glicemia. Questo test, tuttavia, può non essere del tutto affidabile nelle persone con anemia, perché risente della durata di vita dei globuli rossi.
Diabete di tipo 1: valori delle analisi
Ognuna delle analisi di cui sopra utilizza una misurazione diversa. Di solito, per diagnosticare il diabete, è necessario ripetere lo stesso test nel periodo successivo.
I seguenti valori indicano un risultato normale della glicemia, rispettivamente nel diabete e nel prediabete.
Valori normali
- Glicemia a digiuno: < 99 mg/dL.
- HbA1c: < 5,7%.
Prediabete
- Glicemia a digiuno: 100-125 mg/dL.
- HbA1c: 5,7-6,4%.
Diabete
- Glicemia a digiuno): >/=126 mg/dL.
- HbA1c: >/= 6,5%.
- Glicemia raccolta a un certo punto della giornata: ≥ 200 mg/dL.
Cure, terapie, rimedi e trattamenti del diabete di tipo 1
L’obiettivo della terapia è mantenere il livello di zucchero nel sangue il più vicino possibile al normale per ritardare o prevenire complicazioni.
In generale, il target è raggiungere una glicemia prima dei pasti tra 80 – 130 mg/dL e < 180 mg/dL due ore dopo aver mangiato. Il trattamento per il diabete di tipo 1 comprende:
- Somministrazione di insulina.
- Piano alimentare che tenga conto della quantità di carboidrati, grassi e proteine consumati.
- Monitoraggio frequente della glicemia.
- Praticare attività fisica regolare.
- Mantenere il peso forma.
Insulina
Tutti i pazienti con diabete di tipo 1 avranno bisogno della somministrazione permanente di insulina iniettabile. Alcuni tipi disponibili includono:
- Insulina ad azione rapida: inizia ad agire circa 15 minuti dopo l’iniezione, raggiungendo un picco (massimo effetto) circa 1-2 ore dopo; l’attività dura 2-4 ore.
- Azione intermedia: raggiunge il flusso sanguigno circa 2-4 ore dopo l’iniezione, il suo massimo effetto dopo 4-12 ore e agisce per circa 12-18 ore.
- Azione prolungata: raggiunge il sangue poche ore dopo l’iniezione e agisce per 24 ore.
L’insulina non può essere somministrata per via orale sotto forma di pillola, perché verrebbe scomposta nello stomaco, il che ne impedirebbe l’azione.
Pertanto, deve essere iniettata per via sottocutanea (sotto la pelle) con una siringa o un dispositivo pompa. Si possono quindi usare:
- Penna pre-riempita, che inietta il farmaco sotto la pelle premendo un pulsante.
- Siringa, dove si usa un ago sottile e inoculato sotto cute con siringhe monouso.
- Pompe per insulina, piccoli dispositivi elettronici che forniscono un apporto continuo di insulina sotto la pelle.
Diabete di tipo 1: prevenzione e convivenza con la malattia
Oltre al trattamento con insulina e qualsiasi altro farmaco consigliato, è possibile gestire la propria malattia prendendosi cura di sé giorno per giorno.
Come molte altre condizioni croniche infatti (che dureranno tutta la vita), il diabete di tipo 1 è gestito principalmente da ogni singolo paziente, con il supporto della propria famiglia e di altre persone che possono essere d’aiuto, così come l’assistenza medica di un gruppo di specialisti (diabetologo, oculista, cardiologo, ecc.).
Aderire al piano alimentare per il diabete, praticare regolarmente un’attività fisica e controllare frequentemente la glicemia sono alcuni dei modi più accurati per convivere in modo sano con la propria patologia.
Gestire il diabete può essere difficile, ma seguendo uno stile di vita sano e i consigli degli specialisti si può trasformare in una patologia tuttavia benigna caratterizzata dal contenimento delle complicazioni.
FAQ (domande comuni)
1 – Che cosa significa avere il diabete di tipo 1?
Significa convivere con una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario distrugge le cellule del pancreas che producono insulina. Senza insulina il glucosio non entra nelle cellule e resta nel sangue, causando iperglicemia. Per questo chi ha il diabete di tipo 1 deve assumere insulina ogni giorno, per tutta la vita.
2 – Che differenza c’è tra diabete di tipo 1 e tipo 2?
Il diabete di tipo 1 non dipende dallo stile di vita ed è di origine autoimmune, spesso compare in età giovane. Il diabete di tipo 2, invece, è legato soprattutto a fattori come sovrappeso, sedentarietà e predisposizione genetica: in questo caso l’organismo produce insulina ma non la utilizza bene. Anche la gestione è diversa, perché nel tipo 2 spesso si può intervenire inizialmente con dieta e farmaci orali.
3 – Quanto si può vivere con il diabete di tipo 1?
Oggi l’aspettativa di vita è molto simile a quella della popolazione generale, soprattutto se la malattia è ben controllata. Le terapie moderne, i sensori glicemici e una buona educazione terapeutica permettono una vita lunga e attiva.
4 – Il diabete di tipo 1 è grave?
È una malattia cronica seria, ma gestibile. Se trascurata può portare a complicanze importanti, ma con controlli regolari, terapia adeguata e uno stile di vita attento si può convivere bene con la patologia, lavorare, fare sport e avere una buona qualità di vita.
Conclusioni
Il diabete di tipo 1 è una condizione cronica che cambia la vita, ma non la definisce. Oggi, grazie ai progressi della medicina, alle nuove tecnologie per il monitoraggio della glicemia e a una maggiore consapevolezza, convivere con questa malattia è possibile senza rinunciare ai propri progetti, al lavoro, allo sport o alle relazioni.
Resta fondamentale la diagnosi precoce, l’accesso alle cure e un’adeguata educazione terapeutica, perché il diabete di tipo 1 non si cura, ma si può gestire bene. Quando la gestione è corretta, la qualità e l’aspettativa di vita possono essere del tutto sovrapponibili a quelle di chi non ne è affetto.
Fonti
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