Disturbi alimentari: quali sono, come riconoscerli, le cause e i consigli per affrontarli

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) o disturbi alimentari psicogeni (DAP) sono problematiche psicologiche caratterizzate da una relazione patologica con il cibo e l’alimentazione.

Secondo la definizione del Ministero della Salute, oltre che da un anomalo rapporto con il cibo, i disturbi alimentari sono accomunati da un’eccessiva preoccupazione per la forma fisica e da un’alterata percezione della propria immagine corporea, che si collegano a bassi livelli di autostima e danno origine a disturbi dell’alimentazione con caratteristiche cliniche e psicopatologiche diverse.

Anoressia nervosa, bulimia, ortoressia sono solo alcuni dei più conosciuti e diffusi disturbi alimentari. Ma in questo gruppo rientrano tantissime condizioni patologiche che hanno come filo rosso che le lega un rapporto complesso con il cibo e con il proprio corpo.

La classificazione a cui si fa in genere riferimento è quella del DSM-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association (APA). Si tratta del volume utilizzato dai clinici e dai ricercatori per diagnosticare e classificare i disturbi mentali, frutto di oltre dieci anni di lavoro da parte di centinaia di esperti internazionali nel campo della salute mentale. L’ultima edizione, la quinta, che risale al 2013 (2014 per l’edizione italiana), ha ridefinito queste patologie come “disturbi della nutrizione e dell’alimentazione”, aggiornando i criteri di classificazione e diagnostici rispetto all’edizione del 1994.

Incidenza: i DCA vera epidemia sociale

I disturbi alimentari rappresentano, per la loro diffusione, una vera e propria epidemia sociale. In Italia le stime parlano di 3 milioni di persone: il 90% sono donne, oltre 2 milioni sono adolescenti (fonte: Congresso dell’Associazione nazionale dietisti – Andid, 2018).

A destare preoccupazione, accanto all’incidenza, è anche il progressivo abbassamento dell’età delle persone che soffrono di questi disturbi. Le prime avvisaglie di anoressia e bulimia si riscontrano anche tra ragazzine di appena otto anni.

Un’emergenza che ha portato all’istituzione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, che si celebra il 15 marzo. L’obiettivo è sensibilizzare sui rischi dei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione e sulle loro conseguenze, che possono essere molto gravi, spesso anche fatali.

I DA, spiega il Ministero della Salute sul suo sito, se non trattati in tempi e con metodi adeguati possono diventare una condizione permanente e compromettere seriamente la salute di tutti gli organi e apparati del corpo (cardiovascolare, gastrointestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, sistema nervoso centrale, dermatologico) e, nei casi gravi, portare alla morte.

Ma anche quando non mettono a rischio la vita, i disturbi alimentari compromettono fortemente la salute, fisica e psicologica, delle persone che ne soffrono e delle loro famiglie, che si trovano a dover combattere contro un problema insidioso, difficile da riconoscere e da curare.

La Presidenza del Consiglio ha istituto proprio per questo un numero verde Sos DCA (800 180969) a cui le persone che soffrono o hanno sofferto di questi disturbi e si sentono a rischio di recidiva, o che vivono un disagio nei confronti del cibo, e i loro familiari, amici, insegnanti possono rivolgersi per ricevere informazioni, assistenza e sostegno.

Nel nostro approfondimento, ti forniamo una panoramica dei disturbi alimentari più conosciuti e di quelli meno noti, ma che si stanno sempre più diffondendo, soprattutto all’interno di alcune fasce di popolazione. E’ il caso della drunkoressia tra i giovani e della pregnoressia tra le donne in gravidanza.

disturbi alimentari anoressia nervosa

Anoressia nervosa

L’anoressia nervosa è caratterizzata da un significativo e rapido calo di peso causato da una drastica riduzione dell’apporto calorico rispetto al proprio fabbisogno.

Un disturbo alimentare determinato non da mancanza di appetito (come nel caso dell’anoressia di natura non nervosa), ma da un’alterata percezione del proprio corpo, dall’ossessione per la propria immagine e dalla paura di ingrassare.

Per questo, in chi soffre di anoressia, l’assunzione fortemente ridotta di cibo si associa spesso al ricorso ad un esercizio fisico molto intenso, al vomito e all’utilizzo di lassativi per favorire la perdita di peso, anche quando è già significativamente basso.

Un disturbo di cui soffrono prevalentemente (il 95%) le donne e che insorge, in media, in adolescenza, tra i 15 e i 18 anni. Ma i primi segnali possono essere presenti già nella preadolescenza, anche a 8-10 anni.

Si tratta del disturbo più pericoloso dal punto di vista della mortalità, che si attesta intorno al 5-10%. Si stima che chi ne soffre abbia un rischio di morte dieci volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Ma, anche quando gli esiti non sono fatali, l’anoressia porta con sé conseguenze molto serie dal punto di vista sia fisico che psicologico. Importante, di fronte a campanelli d’allarme che fanno pensare ad un’anoressia nervosa (abitudine di saltare i pasti, ossessione per il proprio peso), chiedere aiuto a centri specializzati per ripristinare il peso corporeo e intervenire sui fattori psicologici che hanno portato allo sviluppo di questo disturbo. Se non trattata, infatti, l’anoressia nervosa può diventare cronica, con progressivo deterioramento nel corso degli anni.

Se vuoi saperne di più sull’anoressia, sulle cause che possono scatenarla, su come riconoscerla e intervenire per dare sostegno ad un figlio, un familiare, un amico che ne soffre, ti consigliamo di leggere il nostro approfondimento “Anoressia: cos’è e come affrontare questo disturbo dell’alimentazione”.

Bulimia nervosa

La bulimia, detta DAP-Disturbo Alimentare Psicogeno o MIA, si manifesta con abbuffate ricorrenti e compulsive in cui si mangia in poco tempo una quantità di cibo superiore a quella che mangerebbe la maggior parte delle persone: in media, da 5.000 a 20.000 calorie in un’ora.

A questi episodi, caratterizzati da un impellente e incontrollabile bisogno di mangiare e seguiti da senso di colpa e paura di ingrassare, chi soffre di bulimia cerca di porre rimedio con strategie compensative. Tra queste, il vomito autoindotto, l’esercizio fisico esagerato, il ricorso ai lassativi o al digiuno, per svuotare subito lo stomaco o ridurre l’impatto calorico di quanto ha appena mangiato.

Una “voracità famelica” causata dal bisogno di colmare un vuoto affettivo, che il bulimico cerca di riempire col cibo, mettendo poi in atto condotte anomale per rimediare alle conseguenze delle abbuffate, come il digiuno o diete molto restrittive, in un circolo vizioso fatto di eccessi e privazione di cibo.

All’origine della bulimia nervosa, come dell’anoressia, ci sono un problema di autoaccettazione e una mancanza di autostima che derivano da una valutazione di sé fortemente influenzata dalle proprie forme e dal proprio peso. Il bulimico attribuisce un valore troppo elevato alla magrezza, quindi, dopo aver ceduto alle abbuffate, a cui non è in grado di porre un freno, cerca di esercitare un controllo sul peso con metodi drastici.

Per approfondire questo disturbo alimentare, le sue cause, i sintomi e le cure, leggi il nostro approfondimento “Bulimia: che cos’è, sintomi, a chi rivolgersi per curare questo disturbo alimentare”.

disturbi alimentari obesità

Obesità

Anche l’obesità può essere considerata un disturbo alimentare se deriva non da problematiche di natura genetica o patologica ma da un rapporto squilibrato con il cibo. Sono stati i Greci a darle per primi questa connotazione, individuando nell’obesità la causa di molte malattie. Oggi questa condizione è una patologia del benessere sempre più diffusa: affligge il 13% della popolazione mondiale, con tassi in aumento e sempre più bambini che combattono con questo problema.

Le cause, quando non sono di origine patologica, devono essere ricercate in una vita sempre più sedentaria e in uno stile alimentare sregolato nella qualità e nella quantità dei cibi assunti. Tra i fattori determinanti nello sviluppo dell’obesità, ci sono:

  • un consumo eccessivo di alimenti ricchi di grassi, zuccheri e prodotti raffinati
  • una scarsa assunzione di fibre
  • la cattiva abitudine di saltare la colazione
  • l’abuso di alcolici e bevande gassate e zuccherate.

Le conseguenze di questa condizione sono drammatiche, sia sulla salute a breve termine (affanno, stanchezza, sonnolenza, disturbi circolatori), sia su quella a lungo termine. L’obesità, quando diventa cronica, rappresenta un fattore di rischio per tantissime patologie, dal diabete alla sindrome metabolica, e può per questo anche portare a morte prematura.

L’OMS ha stimato che, ogni anno, circa 250 mila decessi in Europa e più di 2,5 milioni in tutto il mondo siano correlati a problemi di peso, a loro volta collegati a varie malattie e alcuni tipi di tumore.

Scopri di più nel nostro approfondimento “Obesità: cause, conseguenze sulla salute, come curarla e prevenirla in adulti e bambini”.

Ortoressia

L’ortoressia consiste nell’ossessione per il cibo sano e naturale. Chi ne soffre è portato a ricercare in modo maniacale alimenti naturali, biologici e non contaminati. Questo lo induce a condurre analisi esasperate sull’origine, la lavorazione, ma anche sul contenuto di grassi, zuccheri e calorie dei cibi che porta in tavola. L’obiettivo è quello di tutelare la propria salute, ma questa finalità, che entro certi limiti può risultare condivisibile, in chi soffre di ortoressia assume la forma di una vera e propria fobia.

Le conseguenze sono il pensiero ossessivo nei confronti dei propri pasti, la loro pianificazione rigida, il senso di colpa quando non si riesce a soddisfare il proprio desiderio di cibo sano, l’esclusione di alimenti che non rientrano nelle proprie regole alimentari, l’isolamento sociale, perché la preoccupazione per quello che si mangerà porta ad evitare tutte le occasioni potenzialmente a rischio. Un disturbo che può avere importanti conseguenze sia fisiche, in termini di carenze nutrizionali, sia psicologiche ed emotive.

Leggi il nostro approfondimento e guarda i video del nutrizionista per scoprire tutto sull’ortoressia, che cos’è e come riconoscerla.

Fame nervosa

La fame nervosa è un disturbo dell’alimentazione che porta a mangiare in modo compulsivo, automatico, di solito privilegiando alimenti poco sani e ipercalorici.

Una ricerca di cibo smodata che non è dettata dalla fame ma da meccanismi psichici spesso attivati da emozioni negative. Ansia, frustrazione, stress, rabbia possono portare a rifugiarsi nel cibo, visto come consolazione di un evento emotivamente spiacevole.

Un corto circuito, per cui il cibo non è considerato nutrimento per il corpo ma per l’anima, che può arrivare a innescare vere e proprie dipendenze, provocando alterazioni del comportamento alimentare.

Nel nostro articolo “Fame nervosa: le strategie per gestirla al meglio” ti spieghiamo come capire se soffri di fame nervosa, quali possono essere le conseguenze di questo disturbo e come imparare a controllarlo.

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Fame notturna o Sindrome da Alimentazione Notturna

La fame notturna, o Sindrome da Alimentazione Notturna (in inglese, Night Eating Syndrome – NES –), è un disturbo alimentare caratterizzato da anoressia mattutina che porta a saltare la colazione, scarso appetito durante il giorno e iperfagia, ovvero aumento della sensazione di fame, nelle ore serali e notturne.

Una patologia, descritta per la prima volta dallo psichiatra americano Albert Stunkard nel 1955, che si manifesta con un consumo eccessivo di cibo dopo cena e con il bisogno di ricorrere a frequenti spuntini la notte. Ne derivano difficoltà ad addormentarsi e continui risvegli che compromettono la durata e la qualità del sonno.

La fame notturna si differenzia dalla bulimia nervosa per 3 ragioni:

  • non sono presenti comportamenti compensativi, come il vomito autoindotto, che mirano a rimediare all’eccesso di cibo ingerito
  • l’assunzione di cibo avviene prevalentemente in orario serale e notturno
  • chi ne soffre non si abbuffa ma tende a mangiare l’equivalente di piccoli snack ripetuti.

La Sindrome da Alimentazione Notturna è clinicamente importante a causa della sua associazione con l’obesità. La sua incidenza, infatti, cresce con l’aumentare del peso e circa la metà delle persone a cui è stata diagnosticata dichiara di non aver avuto problemi di sovrappeso prima di iniziare a soffrirne. Secondo le stime, colpisce l’1,5% della popolazione generale, ma la sua diffusione sale tra il 6% e il 14% tra gli obesi.

Ecco perché riconoscere e intervenire efficacemente contro la fame notturna rappresenta una strada importante per risolvere anche i problemi di obesità di chi è affetto da questa sindrome. Il trattamento della NES, tuttavia, è ancora agli inizi: prospettive promettenti sembrano essere offerte dalla fototerapia e dal ricorso ad antidepressivi, in particolare agli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI).

Bigoressia

La bigoressia, o vigoressia, è una condizione caratterizzata da una percezione alterata della propria immagine corporea.

Questo disturbo porta al ricorso ad estenuanti sedute di allenamento, all’adozione di regimi nutrizionali molto rigidi (per esempio diete iperproteiche) e all’abuso di farmaci e integratori (soprattutto di steroidi anabolizzanti) per incrementare la massa muscolare e scolpire quella che viene considerata la figura perfetta.

Un disturbo chiamato anche “complesso di Adone”, dal nome del personaggio mitologico sinonimo di bellezza maschile. Alla base della bigoressia c’è infatti un complesso di inferiorità fisica generato da una visione distorta, dismorfica, del proprio corpo. Chi soffre di questa patologia continua a vedersi esile e magro e a desiderare un fisico muscoloso e scolpito. Un’ossessione che porta all’isolamento e a disturbi psichici, ma anche fisici, legati soprattutto alle conseguenze dell’abuso di anabolizzanti su reni, fegato e apparato cardiovascolare.

Se vuoi saperne di più, leggi il nostro approfondimento su “Bigoressia: che cos’è e come curare questo disturbo alimentare”.

Picacismo

Il picacismo o pica, chiamato anche “allotriofagia”, è un disturbo alimentare che spinge a mangiare cose non commestibili. Tra queste, terra, sassi, gomma, detersivi, capelli, carta. E’ una patologia rara su cui si hanno pochi dati certi e che non è ancora curata con terapie specifiche. Un disturbo non frequente, ma che negli ultimi anni è stato oggetto di interesse da parte della scienza, soprattutto per la sua componente psichiatrica.

Questa malattia colpisce soprattutto donne in gravidanza e bambini tra i 3 e i 6 anni. Possono soffrire di picacismo anche adulti che hanno subito traumi o soffrono di malattie psichiatriche. All’origine di questo disturbo possono esserci ragioni di natura nutrizionale, per esempio la convinzione di soffrire di carenze che porta a cercare di colmare queste lacune attraverso sostanze non alimentari, come avviene nel caso delle donne in gravidanza. Le conseguenze spaziano da soffocamento, cattiva digestione, ulcera a malnutrizione, infezioni, intossicazioni per i neonati nati da madri che ne hanno sofferto. A lungo termine, il picacismo può avere anche effetti più gravi, come perforazioni e ostruzioni di stomaco e intestino.

Per saperne di più su questo disturbo, leggi il nostro approfondimento su “Picacismo: cos’è, sintomi e come curare questo disturbo alimentare”.

Pregnoressia

La pregnoressia è un disturbo alimentare che caratterizza le donne incinte che non vogliono aumentare di peso e che, per questo, si sottopongono ad allenamenti prolungati e a diete ipocaloriche.

Un pericolo per la salute della donna ma anche per quella del feto. Seguire diete caratterizzate da una forte restrizione calorica in gravidanza aumenta, infatti, il rischio di carenze nutrizionali, che possono comportare conseguenze come:

  • basso peso alla nascita
  • parto pretermine
  • emorragia post-partum
  • malformazioni (difetti del sistema nervoso, come la spina bifida, difetti nello sviluppo scheletrico, malattie cardiache congenite, inadeguato sviluppo placentare)
  • problemi di salute nei primi anni di vita del bambino, come infezioni respiratorie e malattie allergiche
  • maggiori rischi cardiovascolari in età adulta.
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Drunkoressia

“Drunkoressia” (dall’inglese “drunk”, ubriaco) è un termine che identifica l’abitudine di mangiare poco, arrivando anche a digiunare, per poter assumere forti quantità di alcolici. Un’abitudine sempre più diffusa fra i giovani tra i 14 e i 18 anni e in particolare fra le ragazze.

La rinuncia al cibo è un modo per compensare l’aumentato apporto calorico che deriva dal consumo di bevande alcoliche: permette quindi di bere alcol senza correre rischi per la linea. In più, fa “sballare” più in fretta, perché l’alcol a digiuno entra in circolo più velocemente.

Una “moda” dal forte impatto sociale, al cui sviluppo ha contribuito la diffusione tra i giovani di nuovi modelli legati al bere. Tra questi, il binge drinking, cioè la tendenza a bere a ritmi compulsivi e in poche ore più alcolici insieme, per essere accettati dal gruppo e avere relazioni più facili e disinibite.

Sintomi

Come riconoscere la drunkoressia? I sintomi sono quelli di un’intossicazione da alcol (mal di testa, sonnolenza, confusione, nausea, vomito, calo dell’attenzione, peggioramento delle prestazioni scolastiche). Questi disturbi si associano ad un eccessivo controllo della propria alimentazione e all’adozione di regole anche molto rigide. Tra queste:

  • porzioni insolitamente ridotte
  • alimentazione selettiva e possibile eliminazione di determinati cibi (ad esempio fonti di carboidrati complessi, come pasta e pane), considerati “ipercalorici”
  • tendenza a digiunare ai pasti, in particolare in corrispondenza del weekend
  • verifica ossessiva delle etichette alimentari per accertarsi del contenuto di calorie, zuccheri e grassi degli alimenti
  • ossessione per l’aspetto fisico e la magrezza.

Complicanze

Un disturbo alimentare che può avere conseguenze anche molto serie sulla salute sia fisica che psicologica. Ai rischi dell’anoressia si sommano quelli derivanti dall’abuso di alcol. Questa sostanza risulta tossica se bevuta in quantità smodate e lo è ancora di più se consumata a digiuno. Senza il filtro del cibo, infatti, riesce a entrare in circolo immediatamente, rendendo il fegato più sensibile a sviluppare steatosi epatica (il fegato grasso), insufficienza epatica, cirrosi e tumore.

Ma la drunkoressia si associa anche ad altre complicanze. Tra queste, malnutrizione, amenorrea e osteoporosi, che sono conseguenze del digiuno, disturbi a carico dei reni e del pancreas, problemi neurologici a livello sia periferico che centrale (tremori, parestesie, epilessia, demenza), disfunzioni cardiache, disturbi gastrointestinali, disturbi del sonno, disturbi sessuali, ansia, sintomi depressivi e ossessivo-compulsivi, irritabilità, stress, problemi nello sviluppo psicofisico. Rischi che sono maggiori tra le ragazze, che metabolizzano l’alcol più lentamente.

Cure

Come per tutti i disturbi alimentari, di fronte a sintomi che fanno pensare ad un problema di drunkoressia (rifiuto del cibo, forte dimagrimento, consumo smodato di alcolici) è opportuno rivolgersi a centri specializzati nei disturbi dell’alimentazione.

Il percorso terapeutico dovrà prevedere un supporto psicologico, come la psicoterapia, per indagare le cause profonde del problema. Spesso, infatti, dietro alla drunkoressia c’è una condizione di disagio, di insicurezza, di bassa autostima e di difficoltà nel relazionarsi con gli altri. Problematiche che si associano ad un senso di inadeguatezza e alla convinzione che il proprio corpo non risponda agli ideali di bellezza imposti dalla società.

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disturbi alimentari quali sono come affrontarli
Tiziana Landi

Tiziana Landi

Laureata in Scienze della Comunicazione, sono una giornalista specializzata in produzione di contenuti sui media digitali e tradizionali, content e social media marketing. Sono esperta di cucina light e alimentazione sana e all'interno di Melarossa mi occupo soprattutto di pianificazione editoriale e coordinamento redazionale.

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