Perché i bambini italiani sono tra i più obesi d’Europa?

I nostri bambini sono tra i più obesi d’Europa. Soprattutto al Sud Italia.
Gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della Sanità fotografano una situazione impietosa e allarmano su un’obesità infantile sempre più dilagante nel nostro Paese.

L’Organizzazione mondiale della Sanità

Secondo l’OMS, infatti, in Italia quasi un bambino su due soffre di eccesso di peso (42,7%) e uno su cinque è obeso (19,5%). Guardando più nel dettaglio, il 23,2% dei bambini in età scolare è sovrappeso, il 15,2% è obeso e il 4,3% è in condizione di obesità severa. Con un’incidenza maggiore tra i maschi rispetto alle femmine.

Secondo le stime dell’organizzazione, l’Europa Meridionale ha il tasso di obesità maggiore nonostante la consuetudine alla dieta mediterranea. Sono infatti Italia, Spagna e Grecia i paesi con il tasso più alto.

L’Italian Obesity Barometer Report

Tutti questi dati trovano conferma anche nel primo Italian Obesity Barometer Report, realizzato dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation in collaborazione con Istat.

Sciorinando altre percentuali, emerge che nel nostro Paese il 46% degli adulti (18 anni e più), ossia oltre 23 milioni di persone, e il 24,2% tra bambini e adolescenti (6-17 anni), vale a dire 1 milione e 700mila persone, è in eccesso di peso.

In entrambe le fasce di età ci sono differenze in base al genere: le donne mostrano un tasso di obesità inferiore (9,4%) rispetto agli uomini (11,8%). Più marcata è la differenza tra i bambini e adolescenti, di cui il 20,8% delle femmine è in eccesso di peso rispetto al 27,3% dei maschi.

C’è un problema di latitudine

L’analisi territoriale conferma che l’eccesso di peso è un problema diffuso soprattutto al Sud e sulle isole, in particolare tra i più giovani. Qui, ben il 31,9% dei bambini e il 26,1% degli adolescenti è in eccesso di peso.

Un gap territoriale emerge anche per la sedentarietà. Escludendo la Sardegna, nella maggior parte delle regioni meridionali e insulari più di un terzo dei giovani non pratica sport o attività fisica. Le percentuali maggiori si rilevano in Sicilia (42%), Campania (41,3%), Calabria (40,1%).

E un allarme sottovalutato

Al problema, dicono dall’IBDO, concorre anche il livello di istruzione. Un titolo di studio elevato rappresenta di solito un fattore protettivo per l’obesità, soprattutto in termini di prevenzione.

Di partenza, però, c’è la necessità di aumentare la consapevolezza dei genitori rispetto al problema. Molti di loro, spiega ancora l’OMS, non fanno caso al sovrappeso dei figli. Si illudono che con l’età il problema si sistemerà da solo. Ma è questa superficialità a portare un intervento tardivo, quando magari è già difficile ottenere risultati e possono esserci delle complicanze.

A quali rischi vanno incontro?

Sicuramente il primo rischio è di rimanere obesi in età adulta. Quindi avere complicanze metaboliche come glicemia alta, pressione arteriosa elevata, fegato grasso, difficoltà psicosociali.

C’è il rischio di essere emarginati, bullizzati, depressi e di incorrere in disturbi del comportamento alimentare. E di avere un’aspettativa di vita inferiore ai normopeso.

C’è il rischio anche di diabete. Come ha recentemente confermato l’Associazione americana di diabetologia (ADA), proprio come nel resto del mondo, anche in Italia questa “epidemia” non si ferma. E tra i più minacciati ci sono proprio i giovanissimi, che sono in costante aumento.

Alimentazione irregolare, merende ipercaloriche a scuola e spuntini davanti alla tv, ma anche alterazione del ritmo del sonno e poca attività fisica. Sono questi gli stili di vita scorretti degli under 18 che spianano la strada al diabete di tipo 2.

Due buone notizie

Una nota positiva è che bambini italiani consumano frutta almeno a giorni alterni (se non quasi tutti i giorni) e meno cibi da fast food o pizza rispetto ai loro coetanei in altri luoghi.

Inoltre, dice ancora l’OMS, in diversi Paesi, tra cui il nostro, pur rimanendo in una situazione critica, nel complesso il problema dell’obesità si è notevolmente ridotto. Il merito va agli sforzi che il Paese ha fatto negli ultimi anni per la prevenzione e il controllo.

Ma c’è ancora tanta strada da fare e serve una sterzata decisa verso un maggiore benessere.

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