Non fa rumore, non sempre dà sintomi evidenti, ma riguarda milioni di persone e continua a crescere. Il diabete di tipo 2 è una delle malattie croniche più diffuse del nostro tempo, spesso legata allo stile di vita ma non solo.
Si insinua lentamente, a volte senza farsi notare, e quando arriva la diagnosi può sorprendere. Conoscerlo meglio significa anche poterlo prevenire, riconoscere in tempo e gestire con più consapevolezza.
Perché il diabete non è solo una questione di zuccheri nel sangue, ma di salute quotidiana.
Diabete mellito di tipo 2: cos’è, caratteristiche e tipologie
È la forma più diffusa di diabete e rappresenta circa il 90% di tutti i casi. Si manifesta quando i livelli di glucosio nel sangue restano troppo alti, perché l’organismo non riesce a utilizzare correttamente l’insulina, l’ormone prodotto dal pancreas che permette allo zucchero di entrare nelle cellule e trasformarsi in energia.
In alcuni casi l’insulina non è sufficiente, in altri non funziona come dovrebbe: è la cosiddetta insulino-resistenza. Può comparire a qualsiasi età, anche in bambini e adolescenti, ma è più frequente dopo i 40 anni.
Spesso, anche se non sempre, è associato al sovrappeso o all’obesità, condizioni che favoriscono l’aumento della glicemia e rendono più difficile il lavoro dell’insulina.
Che differenza c’è tra tipo 1 e 2?
Il diabete di tipo 1 è diverso dal tipo 2 fondamentalmente per la causa scatenante. Il diabete di tipo 1, infatti, trova il suo inizio in un meccanismo autoimmune in cui il corpo confonde le cellule del pancreas come estranee, attaccandole e distruggendole.
I pazienti sono solitamente giovani (sotto i 40 anni) e fisicamente normopeso. Discorso diverso per il tipo 2, di insorgenza più tarda e che spesso si accompagna a sovrappeso e sedentarietà.
Questi due fattori, insieme, competono nello sviluppo della resistenza all’insulina che rende difficoltosa l’entrata del glucosio nelle cellule al fine di apportare adeguato nutrimento.
Valori della glicemia nel diabete di tipo 2
Per capire se si è in presenza di questa forma di diabete, uno degli elementi fondamentali è il valore della glicemia, cioè la quantità di zucchero nel sangue. In una persona sana questi valori restano entro limiti ben precisi, mentre nel diabete risultano più alti del normale.
In particolare, il diabete di tipo 2 è diagnosticato quando la glicemia a digiuno, dopo almeno 8 ore senza mangiare, è pari o superiore a 126 mg/dl, mentre in una persona sana dovrebbe essere sotto i 100 mg/dl.
Anche una glicemia misurata in qualsiasi momento della giornata pari o superiore a 200 mg/dl è un campanello d’allarme. Lo stesso vale per il test da carico orale di glucosio: se dopo due ore il valore supera i 200 mg/dl, si parla di diabete, mentre nei soggetti sani resta sotto i 140 mg/dl.
Numeri semplici, ma fondamentali per capire quando lo zucchero nel sangue smette di essere sotto controllo.
Sintomi del diabete di tipo 2
Spesso i sintomi del diabete di tipo 2 si sviluppano lentamente nel corso di molti anni e possono essere così impercettibili da non essere notati.
Alcune persone non scoprono di avere il diabete di tipo 2 fino a quando non si verifica una complicazione, come visione offuscata o disturbi cardiaci.
Ecco perché è importante conoscere i fattori di rischio per decidere di andare dal medico di famiglia a fare le analisi. I sintomi del diabete sono:
- Sete eccessiva e minzione frequente.
- Aumento della sensazione di fame.
- Perdita di peso inspiegabile.
- Stanchezza marcata.
- Visione sfocata.
- Intorpidimento o formicolio alle gambe o alle mani.
- Ferite che non guariscono.
- Infezioni frequenti, in particolare batteriche e fungine della pelle o della bocca.
- Infezioni vaginali.
Quali sono le cause?
Le cause del diabete di tipo 2 sono il risultato di una combinazione di fattori genetici e ambientali. Da un lato c’è una predisposizione ereditaria: in alcune famiglie o popolazioni la malattia è più frequente, anche se i meccanismi precisi non sono ancora del tutto chiariti. Dall’altro entrano in gioco lo stile di vita e alcune condizioni personali.
Il sovrappeso e l’obesità hanno un ruolo importante. Le cellule hanno bisogno di zucchero per funzionare e più aumenta la massa corporea, maggiore è la quantità di insulina necessaria. Nelle persone obese l’insulina è prodotta, ma spesso non basta o non riesce a funzionare in modo efficace.
Anche la sedentarietà, lo stress e alcune malattie contribuiscono ad aumentare il carico di lavoro del pancreas, che deve produrre sempre più insulina. Se esiste già una predisposizione genetica, questi fattori possono accelerare la comparsa della malattia. Con l’avanzare dell’età, inoltre, il pancreas diventa meno efficiente e fatica a rispondere alle richieste dell’organismo.
Ci sono poi altri fattori di rischio che aumentano la probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2: l’inattività fisica, la pressione alta, livelli bassi di colesterolo HDL e valori elevati di trigliceridi. Tutti elementi che, messi insieme, rendono più difficile il controllo della glicemia nel tempo.
Diabete di tipo 2: diagnosi ed esami da fare
Per diagnosticare il diabete o individuare una condizione di prediabete, il medico può prescrivere alcuni esami del sangue, utili per valutare i livelli di zucchero nel sangue e il loro andamento nel tempo.
Il primo è la glicemia a digiuno, che misura la quantità di glucosio nel sangue al mattino, dopo almeno 8 ore senza mangiare. È uno degli esami più utilizzati perché semplice e immediato.
Un altro test molto importante è l’emoglobina glicata, o HbA1c. Questo esame permette di stimare la media dei valori di glicemia degli ultimi due-tre mesi. Il risultato viene espresso in percentuale: più il valore è alto, maggiore è stato il livello di zucchero nel sangue nel periodo considerato. Va ricordato però che il test può non essere del tutto attendibile in presenza di anemia o di altre alterazioni dei globuli rossi.
In alcuni casi il medico può richiedere anche una misurazione della glicemia in un qualsiasi momento della giornata, indipendentemente dai pasti. Questo test è utilizzato soprattutto quando sono presenti sintomi sospetti o quando non è possibile attendere il digiuno per l’esame del mattino.

Come distinguere il diabete di tipi 2 da quello di tipo 1?
Nella maggior parte dei casi, distinguerli non è difficile. Il medico può orientarsi già attraverso la visita, la storia clinica del paziente e alcune caratteristiche come l’età di insorgenza e la presenza di fattori di rischio. In genere, il diabete di tipo 2 compare più avanti negli anni, mentre quello di tipo 1 tende a manifestarsi in età più giovane.
Quando però il quadro non è così evidente, è possibile ricorrere a esami specifici che aiutano a chiarire il dubbio. Uno di questi è il test per la ricerca di particolari anticorpi: il diabete di tipo 1 è infatti una malattia autoimmune, in cui il sistema immunitario attacca le cellule del pancreas che producono insulina. La presenza di questi anticorpi è un segnale chiaro in questa direzione.
Un altro esame utile è la misurazione del peptide C, una sostanza legata alla produzione di insulina. Nel diabete di tipo 2 i suoi livelli sono generalmente normali o elevati, perché il pancreas continua a produrre insulina. Nel diabete di tipo 1, invece, i valori risultano bassi, proprio perché la produzione dell’ormone è ridotta o assente.
Come si cura il diabete di tipo 2
L’obiettivo principale nella cura del diabete di tipo 2 è mantenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue, per prevenire complicanze e migliorare la qualità della vita. I valori considerati nella norma sono compresi tra 80 e 130 mg/dL prima dei pasti e inferiori a 180 mg/dL circa due ore dopo aver mangiato.
Per raggiungere questi obiettivi è fondamentale combinare più strategie: una corretta alimentazione, con un equilibrio tra carboidrati, grassi e proteine, il controllo regolare della glicemia, l’attività fisica costante e il mantenimento di un peso adeguato.
Molte persone riescono a tenere sotto controllo il diabete migliorando lo stile di vita e seguendo una dieta per il diabete, ma spesso è necessario ricorrere anche ai farmaci. I più utilizzati sono quelli orali, come la metformina, che aiuta l’organismo a usare meglio l’insulina prodotta dal pancreas ed è considerata il trattamento di prima scelta, soprattutto nei soggetti in sovrappeso. Altri farmaci, come le sulfaniluree, stimolano invece il pancreas a produrre più insulina.
Con il passare del tempo può essere necessario associare più terapie o, in alcune situazioni particolari – come una gravidanza o un ricovero – ricorrere temporaneamente all’insulina.
Diabete di tipo 2: possibili complicazioni
Il diabete è una condizione cronica che, se non ben controllata nel tempo, può favorire la comparsa di alcune complicanze, ma è importante sapere che oggi, grazie alle terapie e ai controlli regolari, molte di queste conseguenze possono essere prevenute o rallentate in modo efficace.
Valori elevati e persistenti di glicemia possono influire su diversi organi, in particolare cuore, vasi sanguigni, reni, occhi e nervi, ma mantenere sotto controllo zuccheri nel sangue, pressione arteriosa e colesterolo rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione.
Il diabete, infatti, può aumentare il rischio di problemi cardiovascolari, soprattutto quando si associa ad altri fattori di rischio, ma una gestione attenta dello stile di vita e delle terapie riduce sensibilmente queste possibilità.
Anche i reni possono risentire nel tempo di una glicemia non ben controllata, poiché il diabete può danneggiare il delicato sistema di filtrazione del sangue, ma controlli regolari e valori stabili aiutano a preservarne la funzione.
Un altro aspetto riguarda i nervi: l’eccesso di zucchero nel sangue può provocare disturbi della sensibilità, soprattutto a carico di piedi e mani, con formicolii o bruciori che, se trascurati, possono portare a una riduzione della percezione del dolore; per questo è importante osservare quotidianamente i piedi e usare calzature adeguate.
Altre complicanze
Perfino la vista può risentire del diabete, poiché i vasi della retina possono essere danneggiati nel tempo, ma controlli oculistici periodici e una buona gestione metabolica consentono di prevenire o rallentare i disturbi visivi.
Non vanno poi dimenticati il cavo orale, più esposto a infiammazioni gengivali, e la pelle, che può essere più vulnerabile alle infezioni. Alcuni studi indicano inoltre un legame tra diabete e un maggiore rischio di problemi uditivi o cognitivi, soprattutto in presenza di un controllo glicemico non ottimale.
Infine, il diabete può avere un impatto anche sul benessere psicologico, favorendo ansia o depressione, che a loro volta rendono più difficile seguire correttamente le cure.
Proprio per questo, il monitoraggio regolare, l’aderenza alle terapie, uno stile di vita equilibrato e il supporto medico sono strumenti fondamentali per convivere bene con il diabete e mantenere nel tempo una buona qualità di vita.
Diabete di tipo 2: prevenzione e convivenza con la malattia
L’evoluzione del diabete di tipo 2 può essere rallentata o addirittura prevenuta. Più a lungo si soffre di diabete, più alto è il rischio di complicanze.
Rallentare la progressione della malattia anche di qualche anno può portare benefici importanti. È possibile prevenire o ritardare lo sviluppo del diabete di tipo 2 perdendo peso, seguendo una dieta ipocalorica ed essendo fisicamente attivi quasi tutti i giorni della settimana.
Sarebbe buona norma quindi:
- Mangiare cibi sani, in porzioni più piccole per ridurre la quantità di calorie che si assumono ogni giorno e riuscire a perdere peso; la scelta di cibi con meno grassi è un altro modo per ridurre le calorie.
- Bere acqua invece di bevande zuccherate o gassate.
- Perdere peso e mantenere l’adipe addominale sotto controllo: si può prevenire o ritardare lo sviluppo del diabete riuscendo a diminuire il peso del 5-7% rispetto al valore iniziale.
L’importanza di fare attività fisica
Il consiglio è di fare almeno 30 minuti di attività fisica moderata al giorno, 5 giorni a settimana.
Per chi non è mai stato attivo fino ad ora, è importante parlare con il proprio medico riguardo alle migliori attività fisiche. È anche importante un consulto medico prima di iniziare qualsiasi programma di esercizi per assicurarsi di potersi muovere in sicurezza.
In generale, camminare su un terreno piatto per almeno 30 minuti sembra essere uno dei modi più semplici per iniziare. Ad esempio, si può cominciare gradualmente facendo delle pause regolari, camminando 4 minuti e correndo 1, alternando momenti di sprint a piccole pause di riposo.
FAQ (domande comuni)
1 – Quali sono i sintomi del diabete di tipo 2?
I sintomi più comuni sono sete intensa, bisogno frequente di urinare, stanchezza, vista offuscata, difficoltà di cicatrizzazione e, in alcuni casi, variazioni di peso. Spesso però il diabete di tipo 2 può non dare sintomi evidenti per molto tempo.
2 – Cosa mangiare quando si ha il diabete di tipo 2?
È consigliata un’alimentazione equilibrata con verdura, legumi, cereali integrali, pesce, carne magra e grassi buoni, limitando zuccheri, dolci e cibi industriali. La regolarità dei pasti è fondamentale.
3 – Cosa vuol dire diabete mellito di tipo 2?
È una malattia cronica in cui l’organismo non riesce a usare bene l’insulina o ne produce in quantità insufficiente, causando un aumento della glicemia nel sangue.
4 – Come si cura il diabete mellito di tipo 2?
Si cura con uno stile di vita sano, alimentazione corretta, attività fisica regolare e, quando necessario, farmaci o insulina, insieme a controlli medici periodici.
Conclusioni
Il diabete di tipo 2 è una condizione cronica molto diffusa, ma oggi può essere gestita in modo efficace. Una diagnosi precoce, uno stile di vita sano, controlli regolari e l’aderenza alle terapie permettono nella maggior parte dei casi di tenere sotto controllo la malattia e prevenire le complicanze.
Con consapevolezza e continuità nelle cure, è possibile convivere con il diabete mantenendo una buona qualità di vita.
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