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Tumore al seno: la dieta mima digiuno potrebbe migliorare l’effetto della chemio

Da tempo è noto che l’alimentazione può influire non solo sullo sviluppo di tumori ma anche sulla loro terapia. Infatti, i nutrienti svolgono un ruolo di modulatori dei processi patologici, di guarigione, di risposta alle terapie, con effetti significativi anche sulla prognosi.

Scopri alimentazione e tumori: la prevenzione inizia a tavola.

Uno studio recente randomizzato multicentrico olandese DIRECT appena apparso su Nature Communications, ha valutato l’efficacia della dieta mima digiuno su un gruppo di 131 donne con carcinoma mammario HER-2 negativo allo stadio iniziale.

Tuttavia, come ha sottolineato il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente SINuC-Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo.

“L’argomento è particolarmente delicato e deve essere trattato da specialisti e con la massima attenzione e competenza”

Dieta Mima Digiuno: cos'è, principi, benefici, controindicazioni

La dieta mima digiuno

Nota anche con l’acronimo FMD (Fasting Mimicking Diet), è un programma alimentare a base di vegetali e bassi livelli di calorie e proteine.

Se vuoi approfondire, leggi il nostro articolo Dieta Mima Digiuno.

In pratica si tratta di ridurre l’introito di alcuni nutrienti. Per quanto riguarda il cancro, spesso si parla di digiuno come strumento per “affamare” le cellule tumorali e migliorare l’efficacia della terapia.

Infatti, come chiaramente evidenziato dallo studio italiano PreMiO (Prevalenza della Malnutrizione in Oncologia), “sappiamo che il 65% dei pazienti presenta una condizione di malnutrizione – seppur variabile in gravità a seconda del tipo di tumore – già alla prima visita oncologica”, ha spiegato Muscaritoli.

Lo studio

Un gruppo di donne dello studio ha seguito il proprio regime alimentare 3 giorni prima e durante i 6 cicli di chemioterapia adiuvante. Mentre il secondo ha seguito il regime mima digiugno prima e durante la chemio per un totale di 4 giorni.

La chemioterapia adiuvante è quella eseguita dopo l’intervento allo scopo di ridurre il rischio di recidiva.

Nel dettaglio, la dieta mima digiuno si basava su 1200 kcal il primo giorno, ridotte poi a 200 nei tre giorni successivi, derivate per l’80% da carboidrati complessi.

Non tutte le pazienti hanno completato il primo ciclo di FMD, ma nel gruppo che aveva rispettato la restrizione, la malattia definita “stabile” o “progressiva” era marcatamente inferiore nel gruppo mima digiuno rispetto a quello di controllo.

In pratica, l’11,3% di donne del primo gruppo contro il 26,9% del secondo. E le pazienti che hanno seguito restrizioni per più cicli hanno mostrato una perdita di cellule tumorali tra il 90 e il 100% tre volte maggiore.

Inoltre, nonostante non ci sia stata differenza nella tossicità della chemioterapia somministrata, il gruppo che seguiva la FMD non ha avuto bisogno di assumere farmaci per controllare nausea e vomito.

Qual è il meccanismo?

“Periodi di digiuno di almeno 48 ore sono necessari per indurre significativi cambiamenti nel metabolismo, tra i più importanti la diminuzione di insulina, insulin growth factor-1 (IGF-1) e glucosio”, ha chiarito il dottor Muscaritoli.

Inoltre, “effetti metabolici simili possono manifestarsi dopo regimi brevi a bassissimo contenuto calorico e basso apporto proteico”.

Affamare le cellule “cattive”

“Quando l’organismo viene sottoposto a digiuno, le cellule sane entrano in uno stato di riparazione mentre quelle tumorali soffrirebbero la mancanza di nutrienti e fattori di crescita necessari alla loro proliferazione rapida e incontrollata”, chiarisce il Presidente SINuC.

Questo meccanismo viene definito “resistenza differenziale allo stress” o DSR. In pratica, la restrizione calorica sembrerebbe proteggere le cellule sane da fattori di rischio e stress come la chemioterapia, mentre le cellule malate non sono in grado di proteggersi e adattarsi alla scarsità energetica e per questo subiscono quello che viene chiamato “sensibilizzazione allo stress” (DSS)

“I risultati di questa ricerca – aggiunge Muscaritoli – per quanto estremamente preliminari, sono certamente interessanti e incoraggiano nuove ricerche”.

“Purché i risultati non siano usati al di fuori del contesto clinico e specialistico con tentativi e regimi improvvisati quanto pericolosi per la salute”, conclude.

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Carolina Peciola

Carolina Peciola

Carolina Peciola è giornalista, editor, consulente editoriale e lavora nel mondo dell’editoria da trent'anni. Si occupa soprattutto di salute, benessere, alimentazione, cucina, fenomeni sociali. Scrive per riviste in edicola e testate online, cura l’editing di libri, realizza pubblicazioni per ragazzi.

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