Nei cibi per neonati ci sono troppi zuccheri, avverte l’Oms

Negli alimenti per lo svezzamento e nei cibi per neonati ci sono troppi zuccheri. Lo rivelano due nuovi studi dell’Organizzazione mondiale della Sanità europea, che lanciano l’allarme su molti cibi presenti sul mercato del Vecchio continente.

I dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità europea

Per valutare se i cibi sul mercato sono appropriati per la dieta di bambini tra i 6 e i 36 mesi, l’Oms ha sviluppato una bozza di modello nutritivo per bambini. L’ha quindi confrontato con le informazioni nutrizionali presenti sugli alimenti, sulle etichette e con la promozione in commercio.

Ha così raccolto informazioni su quasi 8 mila prodotti, tra alimenti e bevande, commercializzati per neonati e bambini in 516 negozi di 4 località della regione europea dell’Oms: Vienna, Austria, Sofia, Bulgaria, Ungheria, e Haifa, Israele.

In tutte e 4 le città, una parte sostanziale dei prodotti viene venduta come adatta per i bambini di età inferiore ai 6 mesi. E, in 3 delle città, la metà o più dei prodotti fornisce oltre il 30% delle calorie totali degli zuccheri.

Circa un terzo degli alimenti, infatti, contiene zucchero, succo di frutta concentrato o altri agenti dolcificanti. Questi aromi e zuccheri aggiunti, dice l’OMS, possono influenzare lo sviluppo delle preferenze di gusto dei bambini, aumentando il loro gradimento per cibi più dolci.

Le raccomandazioni dell’OMS

L’Organizzazione della Sanità ricorda che nei primi 6 mesi di vita i bambini dovrebbero essere esclusivamente allattati. E che bisogna scongiurare, quanto più possibile e quanto più a lungo termine, la presenza di zuccheri aggiuntivi nella dieta.

Una buona alimentazione nell’infanzia e nella prima infanzia – spiega la dottoressa Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell’OMS per l’Europa – rimane fondamentale per assicurare una crescita e uno sviluppo ottimali del bambino e migliori risultati di salute in futuro, compresa la prevenzione di sovrappeso, obesità e malattie non trasmissibili legate all’alimentazione.

Fonte: OMS Europa

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