Allarme listeria, che cos’è e come si previene l’infezione di questo batterio

Con 3 morti e centinaia di casi sospetti, la paura listeriosi torna a far parlare di sé con l’epidemia scoppiata nei giorni scorsi in Spagna.

Si tratta di un’infezione molto importante causata da un batterio, il listeria monocytogenes, generalmente dovuta all’ingestione di cibo contaminato. Come si legge sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità.

Nei Paesi occidentali, la malattia si sta rivelando sempre più un importante problema di sanità pubblica. Seppur relativamente rara, infatti, si può manifestare con un quadro clinico severo e tassi di mortalità elevati soprattutto in soggetti fragili quali neonati, anziani, donne gravide e adulti immuno-compromessi. Inoltre, negli ultimi anni, si sono verificate frequenti epidemie, soprattutto in seguito alla distribuzione di cibo contaminato attraverso le grandi catene di ristorazione.

Il batterio Listeria monocytogenes

Il batterio che causa la listeriosi è molto diffuso nell’ambiente. Si trova nel suolo, nell’acqua, nella vegetazione e nelle feci di numerose specie di animali, senza dare loro sintomi apparenti.

Può contaminare qualsiasi livello della catena di produzione degli alimenti. Inoltre, è in grado di riprodursi a temperature comprese tra 0 e 45 gradi. E tende a persistere nell’ambiente, per cui può essere presente anche in alimenti trasformati, conservati e refrigerati.

I sintomi della listeriosi

La listeriosi può assumere diverse forme cliniche, dalla gastroenterite acuta febbrile, che si manifesta nel giro di poche ore dall’ingestione, a quella invasiva o sistemica.

Le donne in gravidanza di solito manifestano una sindrome simil-influenzale, con febbre e altri sintomi non specifici, come affaticamento e dolori. Tuttavia, le infezioni contratte in gravidanza possono comportare serie conseguenze sul feto (morte fetale, aborto, parto prematuro, o listeriosi congenita).

Negli adulti immuno-depressi e negli e anziani la listeriosi può causare meningiti, encefaliti, gravi setticemie.

L’incubazione media è di 3 settimane, ma può prolungarsi fino a 70 giorni. I sintomi sono trattabili con antibiotici. Nei casi più gravi, tuttavia, può verificarsi la morte.

Gli alimenti a rischio

Tra gli alimenti più associati all’infezione ci sono il pesce, la carne, le verdure crude, il latte non pastorizzato. Quindi i latticini, come formaggi molli e burro, e i cibi trasformati, per esempio hot dog e carni pronte delle gastronomie. Infine insalate preconfezionate, panini, pesce affumicato.

Più rara, ma possibile, è la contaminazione per contatto diretto con gli animali, le persone o l’ambiente contaminato.

Come prevenire?

Per prevenire una contaminazione da listeria monocytogenes è necessario seguire le generali norme di igiene e attenzione previste per le tossinfezioni alimentari.

Bisogna, quindi, cuocere completamente i cibi, così come lavare accuratamente le verdure prima di consumarle. Inoltre, separare le carni crude dalle verdure e dai cibi cotti e pronti al consumo. E scegliere correttamente i prodotti a base di latte, che devono essere pastorizzati.

Nella preparazione è bene lavarsi con cura le mani, così come gli utensili da cucina dopo aver maneggiato alimenti crudi. E consumare in tempi brevi gli alimenti deperibili.

Per avere informazioni sui prodotti a rischio contaminazione, si può consultare il sito del ministero della Salute. Nella sezione dedicata agli avvisi e richiami, infatti, sono presenti anche i prodotti ritirati proprio a causa della contaminazione da listeria.

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