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Depressione e Covid-19: ecco come difendersi da questa patologia

La pandemia da Covid-19, oltre ad essere un’emergenza sanitaria globale, ha dei risvolti psicologici molto seri.

Aumentano vertiginosamente le paure legate alla contrazione del virus, tanto che si è creato un termine apposito per definirla: coronaphobia. Questo nuovo stato depressivo è strettamente legato allo stress socio-lavorativo e all’isolamento associati alla diffusione del coronavirus.

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Le persone che nell’ultimo periodo hanno chiesto aiuto a psicologi e psicoterapeuti, analisti e psichiatri sono quintuplicati. E le proiezioni non sono incoraggianti, vista la situazione attuale.

Coronavirus e depressione: che cos’è la coronaphobia

Per capire cosa ci sta succedendo e prevenire o curare i sintomi di questo nuovo disturbo, abbiamo chiesto il parere della nostra esperta, la dottoressa Gilda Palumbo. Innanzitutto, cerchiamo di capire che cos’è la coronaphobia:

“È la paura di essere contagiati, stare male e venire isolati. A causa dell’anomalo momento che viviamo da qualche mese, l’aumento dei casi di psicopatologia legati al Covid è particolarmente evidente. Stati ansiosi e depressivi sono sempre più sviluppati e si vanno a incanalare in un discorso più profondo legato al benessere psico-fisico di cui un essere umano ha bisogno costantemente.

Strettamente legati a questo fenomeno, poi, sono i casi di aumento di abuso di alcool e sostanze psicotrope, violenza famigliare, stati di irritabilità e disturbo traumatico da stress”.

Se vuoi approfondire il tema leggi il nostro approfondimento su Depressione: che cos’è, storia, epidemiologia, sintomi, cause e cure.

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Depressione e Covid-19: perché stiamo male

La motivazione principale di questo stato depressivo è l’isolamento sociale. L’essere umano non è in grado di sopravvivere a lungo in stati di segregazione obbligata e separazione dagli altri. Si percepisce la doppia polarità del proprio ambiente domestico, sicuro e confortevole da un lato, ma dall’altro obbligato e coercitivo.

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Quindi, le cause principali di questo stato paura e chiusura in se stessi, ci spiega la dottoressa Palumbo, possono essere:

  • perdita delle certezze
  • crisi esistenziale, perdita dei punti di riferimento
  • confusione, poca chiarezza sulle informazioni
  • impossibilità di tenere sotto controllo la situazione
  • timore di ammalarsi e diffidenza verso l’altro
  • paura di perdere il lavoro
  • isolamento sociale e solitudine obbligata
  • estraneazione emotiva
  • impotenza.

Coronaphobia: quali sono i sintomi

La depressione legata al Covid ha sintomi ben definiti. La dottoressa Palumbo, ne elenca i principali, quelli a cui prestare la massima attenzione per prevenire o contrastare il malessere:

  • palpitazioni e vertigini
  • ansia e tachicardia (non imputabile ad altre patologie)
  • disturbi digestivi e gastrici
  • confusione mentale e fatica a concentrarsi
  • irritabilità
  • alterazione del sonno e dei ritmi quotidiani
  • ricerca quotidiana di informazioni sul Covid-19
  • chiusura in se stessi, silenzio
  • umore depressivo e difficoltà a svolgere le normali attività di routine (alzarsi, vestirsi, lavarsi, uscire di casa)
  • studio del proprio mondo interiore (rischioso per chi non è abituato a guardarsi dentro e per chi non ha gli strumenti per farlo).

Depressione da Covid-19: come difendersi

Secondo l’esperta, la soluzione principale è racchiusa nella vicinanza che si può realizzare implementando reti di assistenza famigliari, amicali ma anche professionali.

“Se qualcuno – spiega la Palumbo – inizia a provare sentimenti di totale angoscia e distacco emotivo dalla realtà, si deve mostrare ascolto, contatto, relazione anche attraverso internet, chiamate e videochiamate, messaggi. Non ignorare i segnali di allontanamento è un primo passo, parlare, far sentire la propria presenza”.

L’importante è non fare finta di niente, ma cercare aiuto anche attraverso:

  • sportelli psicologici virtuali
  • contatti con gli esperti
  • self help
  • gruppi di mutuo aiuto.

Oltre a concentrarsi sulla propria capacità di resilienza, bisogna essere attivi, sentirsi capaci, responsabili.

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Perché è proprio questo il problema: non ci si sente in grado di porre fine a questo momento negativo da soli, si è in balia di una forza maggiore. Per cui è importante avere un progetto. Le persone hanno continuo bisogno di influenzare il mondo, di avere il controllo, di prendere delle decisioni, percependo così il loro senso di efficacia, restando in contatto col senso della vita. Per questo motivo, assume un grande valore l’atto creativo.

Coronaphobia: cosa fare nel tempo “donato” dal virus

Fondamentale è usare il tempo in più che questo terribile virus ci ha “donato” per:

  • prenderci cura di noi stessi
  • acquisire maggiore esperienza
  • leggere
  • formarsi on line
  • riflettere su noi stessi
  • rafforzare il nostro benessere, anche aiutati da uno specialista.

“L’adattamento creativo alla situazione attuale – conclude la dottoressa – ci mostra con quale spontaneità ma anche lucida motivazione, si possa modificare in positivo, qualcosa che non è immutabile né inflessibile, ma in continuo cambiamento”.

Un esperto del settore, uno psicologo o uno psicoterapeuta, in alcuni casi, possono essere necessari per mostrare alla persona la via verso l’autoregolazione e l’adattamento alla situazione.

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Maria Luisa Prete

Maria Luisa Prete

Laureata in Scienze della comunicazione, dal 2007 sono giornalista pubblicista. Ho collaborato con Repubblica, scrivendo, tra le altre, per le rubrica Sapori e Salute. Per Melarossa mi occupo delle news riguardanti alimentazione e benessere

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