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Parto: la guida per vivere con serenità la nascita e le prime settimane con il tuo bambino

Il parto è quel momento emozionante e bellissimo in cui, dopo 9 mesi di attesa, puoi finalmente guardare negli occhi e stringere a te il tuo bambino. Un’esperienza che tutte le donne in gravidanza aspettano con gioia e trepidazione ma anche con un misto di preoccupazione, ansia, a volte paura. Come faccio a capire che è il momento giusto? Sarà doloroso? E se qualcosa andasse storto? E, dopo il parto, sarò veramente in grado di prendermi cura di mio figlio?

Tante domande e tanti dubbi che noi di Melarossa abbiamo provato a sciogliere con un approfondimento dedicato al parto: una guida ai tipi di parto, da quello naturale a quello cesareo, alle possibili complicanze e a come gestirle, ai consigli per affrontare un parto prematuro oppure una gravidanza che dura più del previsto. E poi, uno sguardo al post parto, a come accudire il tuo bambino nelle prime settimane e a come prenderti cura di te, dopo questo momento bellissimo ma anche molto delicato nella vita di una donna, per ritrovare la forma con la dieta e un po’ di movimento.

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Insomma, tutto quello che devi sapere per vivere il parto, e il post parto, con serenità.

Il parto: cos’è

Il parto, nell’uomo e in generale nei mammiferi, è l’espulsione spontanea o l’estrazione strumentale del feto e degli annessi fetali dall’utero materno.

Avviene, di norma, dopo 40 settimane di gravidanza (pari a 280 giorni), conteggiate a partire dal primo giorno delle ultime mestruazioni. Per calcolare la data presunta del parto si utilizza questo parametro, ovvero l’età gestazionale, invece dell’età concezionale (che va dal concepimento alla nascita del bambino) perché sarebbe troppo incerto basarsi sul momento del concepimento (difficile da stabilire, dato che gli spermatozoi possono sopravvivere nell’utero fino a 5 giorni).

Una gravidanza è considerata a termine se si conclude 3 settimane prima o due settimane dopo la quarantesima. Se, invece, dura di meno, o si protrae molto oltre il termine, il parto sarà pretermine o post-termine.

parto nella specie umana: a termine, pretermine, post-termine

Parto a termine, pretermine, post-termine, abortivo

Il parto è pretermine, o prematuro, se avviene prima della 37esima settimana di gravidanza

Il parto è post-termine se avviene a 42 settimane di gravidanza o oltre.

Un parto a termine è, di solito, più sicuro per mamma e bambino. Se, invece, il piccolo nasce in anticipo o in ritardo, il parto può presentare dei rischi in più.

Una forte prematurità può avere esiti avversi, come la morte e la paralisi cerebrale (specie in caso di nascita prima della 32° settimana) ma può anche aumentare le possibilità di mortalità prematura a distanza e di sviluppo di malattie croniche.

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Allo stesso modo, se la gravidanza si protrae oltre le 41 settimane, per il bambino, è maggiore il rischio di elevato peso alla nascita e di morte perinatale, mentre dopo la nascita si possono manifestare un basso Indice di Apgar (il test che misura l’efficienza delle funzioni più importanti per l’organismo) e altre patologie che richiedono il ricovero in terapia intensiva. La mamma, invece, è più esposta a travaglio disfunzionale, traumi ostetrici ed emorragie post-partum.

In entrambi i casi, sono necessari accorgimenti e cure specifiche per proteggere la salute del piccolo e della sua mamma.

Può purtroppo anche succedere che la gravidanza si interrompa spontaneamente. In questi casi si parla di aborto e morte intrauterina: due circostanze che richiedono grande professionalità e sensibilità per fornire alla donna le più adeguate cure mediche, oltre ad un supporto psicologico che la aiuti ad affrontare un momento emotivamente così doloroso.

Scopri di più sul parto a termine, pretermine, post-termine e abortivo, sulle cause, i fattori di rischio e la corretta gestione dei diversi tipi di parto nel nostro articolo: Il parto nella specie umana.

parto naturale: chi può sceglierlo, posizioni, gestione del dolore

Il parto naturale

Il parto naturale è quello che segue i tempi e i ritmi dettati naturalmente da mamma e bambino, senza interventi esterni che lo provocano o lo accelerano.

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“Parto naturale” equivale a parto vaginale, fisiologico e spontaneo.

Quella di partorire naturalmente è una scelta che ogni donna può fare, se è in buono stato di salute e la gravidanza ha un decorso regolare. Se, invece, ha già avuto un cesareo in precedenza, o se il bambino è in posizione trasversa o podalica, è consigliabile il cesareo.

La mamma che decide di partorire naturalmente può anche scegliere la posizione per lei più congeniale, supina ma anche in piedi, accovacciata, carponi o sdraiata su un lato, in modo da avere eventualmente la possibilità di muoversi o camminare e di assecondare le contrazioni o alleviarne il dolore.

Anche contro il dolore, le soluzioni sono tante e molto personali, dalle tecniche di rilassamento e di respirazione all’epidurale. Si tratta di un’anestesia, praticata nella zona lombare, che permette di continuare ad avvertire tutte le sensazioni legate al parto, controllando però il dolore, in modo che questa esperienza sia fonte di emozioni positive ma non di sofferenza.

Leggi il nostro articolo per sapere tutto sul parto naturale, sulle sue fasi e sulla gestione del dolore.

Il parto in acqua: benefici per mamma e bambino

Tra i diversi tipi di parto naturale, un posto speciale spetta al parto in acqua, che consiste nel partorire in una vasca di acqua calda. Possono sceglierlo le donne in buono stato di salute, con gravidanza a termine e con un feto in posizione cefalica. E’ invece sconsigliato in caso di gravidanza gemellare, se la mamma ha infezioni in corso o febbre, se ha patologie come la preeclampsia o se il travaglio si protrae troppo a lungo.

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In assenza di controindicazioni o fattori di rischio, il parto in acqua risulta più dolce sia per la mamma che per il bambino.

L’acqua ricorda l’ambiente intrauterino, attutisce le luci, i rumori e i colori, quindi partorire in acqua aiuta il piccolo a fare il suo ingresso nel mondo esterno senza traumi.

Per la mamma, invece, l’acqua ha un effetto rilassante, contrasta la forza di gravità e diminuisce la pressione sulla schiena, alleviando il dolore delle contrazioni.

Scopri di più su come avviene questo tipo di parto, quali sono i vantaggi, quali i rischi nel nostro articolo: Parto in acqua: cos’è, come si svolge, benefici per mamma e bambino e controindicazioni.

Il parto indotto

Il parto indotto consiste nell’induzione del travaglio con metodi artificiali e permette di far nascere il bambino quando ancora il travaglio fisiologico non è iniziato o quando sono necessari tempi rapidi per evitare complicanze a fine gravidanza. Di solito, questa tecnica viene impiegata quando le 41 settimane vengono superate e garantisce alla mamma un parto vaginale senza dover fare ricorso al cesareo.

In particolare, si procede all’induzione del parto quando la gravidanza si protrae oltre il termine, in caso di rottura anticipata delle acque, di anomalie della placenta o di alterazioni del liquido amniotico, oppure in presenza di patologie come diabete o obesità. Ma il parto può essere indotto anche in assenza di condizioni patologiche, per esempio se la donna ha necessità di partorire prima di una certa data.

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Si tratta di una procedura delicata, che deve essere attuata solo in determinate condizioni e che richiede, quindi, un’attenta valutazione del medico per ponderare bene i benefici e i rischi per mamma e bambino.

Leggi il nostro articolo e scopri tutto sul parto indotto: cos’è, quando si esegue e le tecniche utilizzate.

parto cesareo: come si svolge e quando è indicato

Il parto cesareo: come si svolge e quando è indicato

Il parto cesareo è un intervento chirurgico vero e proprio che fa nascere il bambino per via addominale.

Una procedura che comporta, per la mamma, una convalescenza più lunga e più dolorosa. Il cesareo può essere programmato, di solito tra la 38° e la 39° settimana, nel caso in cui la donna abbia già effettuato un cesareo in passato oppure il feto sia in posizione anomala.

Ma può anche essere eseguito d’urgenza, ovvero deciso in qualsiasi momento durante il travaglio, per esempio in caso di anomalie del ritmo cardiaco del feto o se l’utero smette di dilatarsi e, quindi, il travaglio si interrompe.

Una procedura a cui, negli ultimi anni, si sta facendo sempre più spesso ricorso, talvolta non per necessità funzionali ma anche nel caso in cui la mamma lo richieda perché ansiosa o preoccupata per il parto vaginale.

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Quali sono i casi in cui serve davvero? Ci sono rischi per mamma e bambino e come scegliere in modo consapevole?

Per approfondire l’argomento, leggi il nostro articolo: Parto cesareo: come si svolge, quando è indicato e cosa sentono la mamma e il bambino.

Le complicanze del travaglio e del parto

Durante il travaglio, il parto e il periodo che segue la nascita del bambino possono verificarsi complicanze e imprevisti anche piuttosto seri.

Nella maggior parte dei casi, si tratta di situazioni che possono essere previste prima del travaglio, come una gravidanza post-termine, un feto in posizione anomala, la placenta previa o alcune patologie che la mamma può sviluppare in gravidanza, come la preeclampsia o il diabete gestazionale.

Ma ci sono anche complicanze imprevedibili che si verificano prima del travaglio, come la rottura pretermine delle membrane o un distacco della placenta, oppure imprevisti che sopraggiungono durante il travaglio, come l’embolia da liquido amniotico o la distocia della spalla.

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Può accadere anche che imprevisti e complicazioni si verifichino durante il parto, come nel caso della placenta accreta o del prolasso del cordone ombelicale, o dopo il parto, per esempio in caso di emorragia post-partum.

E’ importante che il medico e tutti gli operatori adottino tutti gli accorgimenti del caso per prevenire queste complicazioni e, se non è possibile farlo, siano pronti ad intervenire in modo tempestivo per fornire a mamma e bambino le cure più opportune.

Vuoi approfondire le diverse problematiche che possono verificarsi durante il travaglio e il parto, quali sono i rischi per mamma e bambino e come intervenire? Leggi il nostro articolo: Complicanze del travaglio e del parto: quali sono e cosa fare per affrontarle.

parto: cosa succede a mamma e bambino nel post parto

Post parto: cosa succede a mamma e bambino

Il post parto, o puerperio, è quel periodo che va dai primi minuti dopo il parto alle prime 6-8 settimane che lo seguono.

E’ il momento delle prime cure in ospedale a mamma e bambino ma anche quello in cui la donna si riprende gradualmente dall’esperienza, bella ma impegnativa, del parto, e comincia a costruire un rapporto con suo figlio e a prendersene cura. Sono le settimane dell’allattamento, dei primi bagnetti e cambi di pannolini, di pianti e notti insonni. Un periodo in cui la donna si confronta davvero con il suo essere diventata mamma e attraversa un vortice di emozioni, come l’ansia, la tristezza, la paura di non essere all’altezza, che possono sfociare anche in depressione, se non adeguatamente comprese e affrontate.

Vuoi sapere tutto sul post parto e su cosa accade alla puerpera e al suo bambino nei 40 giorni successivi, in ospedale e all’arrivo a casa? Leggi il nostro approfondimento: Post parto: cosa succede a mamma e bambino e come affrontare le prime settimane di vita insieme.

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La dieta post parto per dimagrire in salute

Dopo la nascita del proprio bambino, ogni donna sente il desiderio di ritrovare la forma e perdere i chili in più accumulati durante la gravidanza.

La dieta post parto non dev’essere una dieta ipocalorica drastica, al contrario: è importante seguire un’alimentazione bilanciata, che aiuti a tornare al proprio peso forma con gradualità, senza rischi per la salute e senza carenze.

Soprattutto se la mamma allatta, è consigliabile non prevedere riduzioni dell’apporto di calorie e nutrienti ma, anzi, mantenere l’incremento di 400-500 calorie al giorno introdotto nell’ultimo trimestre di gravidanza. Se invece la mamma non allatta, può tornare a soddisfare il suo regolare fabbisogno energetico.

In tutti i casi, comunque, la dieta post parto deve essere completa, ben bilanciata in calorie e nutrienti, e prevedere tutti i gruppi di alimenti oltre a tanta acqua, che aiuta la mamma a drenarsi e a smaltire i liquidi accumulati.

E’ importante non avere fretta di tornare a vedersi come prima della gravidanza, ricordarsi che ogni donna è diversa e che ogni corpo reagisce in modo differente, anche a seconda di fattori come l’età, gli eventuali stress ormonali subiti, il delicato periodo di cambiamenti, anche psicologici, che il post parto porta con sè. Importantissimo, oltre a mangiare sano, cercare di mantenersi attive, anche solo facendo una passeggiata con il proprio bambino: questo aiuterà a ritrovare la forma più facilmente.

Scopri i consigli del nutrizionista per tornare in forma dopo il parto nel nostro articolo: Dieta post parto: per dimagrire in salute dopo la gravidanza.

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Tornare in forma dopo il parto: lo sport e gli esercizi da fare a casa

Dopo il parto, oltre a mangiare sano, anche fare movimento è molto benefico, non solo per il corpo ma anche per la mente. L’importante è farlo con dolcezza, senza sfiancarsi e sempre seguendo le indicazioni del medico. A parte gli esercizi per la rieducazione del pavimento pelvico, che in genere possono essere fatti nei giorni che seguono il parto (ma molto dipende dal tipo di parto), tendenzialmente è consigliabile aspettare 30-40 giorni prima di fare sport se la donna ha avuto un cesareo, in modo da dare alla cicatrice il tempo di guarire.

Per tutte le neomamme, l’allenamento deve essere progressivo.

E’ consigliabile fare sport 2-3 volte alla settimana, evitando le attività ad impatto elevato e preferendo quelle dolci come yoga, pilates e tai chi, ma anche nuoto e camminata.

Scopri i consigli, gli sport benefici e gli esercizi da fare a casa nel nostro articolo: Tornare in forma dopo il parto.

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Tiziana Landi

Tiziana Landi

Laureata in Scienze della Comunicazione, sono una giornalista specializzata in produzione di contenuti sui media digitali e tradizionali, content e social media marketing. Sono esperta di cucina light e alimentazione sana e all'interno di Melarossa mi occupo soprattutto di pianificazione editoriale e coordinamento redazionale.

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