Lima e Arequipa: viaggio in Perù, tra delizie da gustare e siti Unesco

Pur essendo una città molto bella, almeno nelle zone centrali, Lima attira ormai molti turisti in quanto vetrina privilegiata della cucina peruviana.

Tutto questo è avvenuto negli ultimi anni, grazie al successo di questa cucina sempre interessante e varia, in virtù di molteplici influssi gastronomici. Ma soprattutto grazie a una serie di prodotti unici, come le tremila varietà di patate o gli innumerevoli tipi di frutta esotica.

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Fra i mercati di Lima

A Lima, abbiamo potuto visitare un piccolo ma delizioso mercato coperto del quartiere Jesús Maria, dove le versioni popolari di piatti come il ceviche o la causa si possono ammirare in un contesto di grande semplicità. A poca distanza, poi, li abbiamo potuti assaggiare in una versione d’autore ma per nulla pretenziosa, ad opera del giovane chef del ristorante “La picante. Lo chef Fransuà Robles, è capace di preparare una decina di piatti di pesce in versioni alternative.

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Altra esperienza, poi, nel locale “La Rosa Nautica” sul lungomare di Lima, alla fine di un pontile che assomiglia al celebre pier di Santa Monica. Ambiente elegante e luminoso, piatti rigorosamente di pesce crudo marinato. In abbinamento i dignitosi vini locali e soprattutto il pisco, superalcolico nazionale che sta conquistando il mondo. Del pisco abbiamo gradito soprattutto la versione sour, nella quale questa acquavite viene mescolata con succo di lime e zucchero, sovrastati da una spuma di albume d’uovo con due gocce di angostura. Una bomba, che vi tenta con la sua piacevolezza e vi lascia storditi se non vi ponete dei limiti ragionevoli.

Un altro locale di altissimo livello è il ristorante annesso al Museo archeologico Larco, elegante raccolta privata di arte precolombiana, in mostra dentro una deliziosa costruzione coloniale nel quartiere Pueblo Libre.

La cucina popolare di Lima

Passando da Lima scoprirete una serie di piatti popolari, dai tamales all’arroz chaufa, fino al lomo saltado e al chicharròn. Da accompagnare, per gli astemi e per chi saggiamente riserva il pisco a momenti più adatti, con la chicha morada, una gradevolissima bevanda analcolica ricavata dal mais viola.

Fra un pasto e l’altro, comunque, tenetevi un po’ di tempo per un giro nel centro storico, che da 30 anni è Patrimonio Unesco. Le piazze monumentali come la San Martìn e la Mayor (detta anche de Armas) sono belle e animate. Dal palazzo del Governo alla Cattedrale, dal Palazzo Arcivescovile al Municipio sono tanti i palazzi da scoprire a Lima. A pochi passi, poi, la galleria che ospita l’Archivio nazionale e il Palazzo della Poste, ma anche il meraviglioso complesso di San Francesco.

La tappa di Arequipa

Con un volo interno si arriva ad Arequipa, che vanta un centro storico di prim’ordine, caratterizzato dal bianco della pietra vulcanica sillar e, non a caso, Patrimonio Unesco. Siamo a 2400 metri di altitudine, circondati da cime altissime, innevate o sfumacchianti. Si tratta infatti di una zona sismica e vulcanica.

Da non perdere il Museo dei Santuari Inca gestito dall’Università Cattolica, che custodisce le mummie di due ragazze sacrificate agli dei dagli Inca, intorno alla metà del 1400. Una scoperta archeo-antropologica drammatica, avvenuta inaspettatamente una ventina d’anni fa tra i ghiacci dei vulcani circostanti.

Una sosta a Chivay

Da Arequipa ci si sposta verso Chivay, salendo costantemente verso i 3, i 4 e poi i 5mila metri, fra greggi dei tre camelidi di questa zona. Vigogna, lama e alpaca, utilizzati sia per la lana che come forza lavoro, e anche per la carne, che soprattutto nel caso dell’alpaca è molto gradevole e interessante sul piano nutrizionale.

Superato il “belvedere dei sei vulcani”, a quasi cinquemila metri, si scende appunto verso Chivay, punto di partenza per il meraviglioso Canyon del Colca. Si tratta di una fenditura gigantesca, paragonabile al Grand Canyon nel sudovest degli Usa. Ogni villaggio meriterebbe una sosta. Noi ne abbiamo visti un paio, Yanque e Maca, entrambi molto suggestivi e con bellissime chiese dal notevole valore sia storico-artistico che religioso, perché esprimono molto bene il sincretismo di cui si è detto sopra.

Il culmine emozionale di questa escursione è però la Cruz del Condor. Uno spettacolare punto di osservazione dove – grazie a visibilità e correnti ascensionali favorevoli – siamo riusciti a vedere decine di questi uccelli maestosi. Vederne tanti e così eleganti è un’esperienza eccezionale e assolutamente indimenticabile!

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Luisa Sodano

Luisa Sodano

Medico, esperta di viaggi e cibo, con focus gli aspetti culturali e gastronomici. Collaboro con Melarossa per la rubrica "Viaggi e Assaggi".