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Trigliceridi: cosa sono, a cosa servono, valori, quando sono troppo alti o troppo bassi

Le principali fonti energetiche lipidiche introdotte nell’organismo attraverso l’alimentazione (acidi grassi) vengono accumulate nel tessuto adiposo e nel tessuto muscolare dopo essere state trasformate in trigliceridi grazie ad una reazione chimica con il glicerolo (la comune glicerina). Infatti, Il termine alternativo è proprio triacilgliceroli.

I depositi così formati sono intaccati quando l’organismo, avendo necessità di ottenere energia per la realizzazione delle reazioni metaboliche, compie il percorso opposto.Quindi, le molecole sono scisse (la reazione è definita, in questo caso, idrolisi), liberando gli acidi grassi ed il glicerolo. Quindi, l’idrolisi dei trigliceridi libera energia, misurabile in kJoule o kCal e che identifica il valore energetico degli alimenti.

La concentrazione dei trigliceridi nel sangue è definita trigliceridemia. Essendo sostanze grasse, questi composti non possono essere trasportati come tali dal sangue senza formare aggregati e depositarsi sulle pareti, un comportamento molto simile a quello dell’olio versato nell’acqua. Quindi, per renderli solubili nel sangue, vengono rivestiti e trasportati da speciali proteine (lipoproteine), che sono solubili nel mezzo acquoso.

Cosa sono i trigliceridi

I lipidi rappresentano il 20-40% delle calorie assunte con la dieta.

I principali grassi provenienti dalla dieta sono i trigliceridi, che sono contenuti negli oli vegetali e nei grassi animali.

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Questi elementi nutritivi contribuiscono in maniera decisiva alla gradevolezza degli alimenti, perché ne arricchiscono il sapore e ne garantiscono la morbidezza.

Quindi, dal punto di vista nutrizionale rappresentano una fonte energetica rilevante e veicolano micronutrienti essenziali, come le vitamine liposolubili (la A, la E, la K e la D) e acidi grassi polinsaturi a lunga catena (anche definiti vitamina F).

La reazione più pericolosa a cui sono soggetti è quella di ossidazione e perossidazione, ossia un’ossidazione potenziata. Succede quando i grassi sono a contatto con l’ossigeno ed è una reazione comunemente conosciuta come irrancidimento.

Trigliceridi: a cosa servono

Le loro funzioni nella cellula sono concentrate per lo più nella riserva energetica (forniscono 9 kCal per grammo).

Inoltre, questi lipidi costituiscono materiale isolante. Depositandosi nello strato di grasso sottocutaneo (il pannicolo adiposo) contrastano la dispersione del calore. Quindi, contribuiscono al mantenimento della temperatura costante (omeostasi termica).

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Valore dei trigliceridi

Per diverse ragioni, non esiste una concentrazione normale dei trigliceridi nel sangue.

In primo luogo, perché è un valore estremamente variabile da soggetto a soggetto. In seconda battuta, perché questo valore può oscillare (nello stesso individuo) anche del 25% da un giorno all’altro e durante la stessa giornata. Ad esempio, si innalza repentinamente dopo un pasto.

Per stabilire quali valori siano accettabili dal punto di vista della salute della persona e individuare quindi dei riferimenti utili ai medici per effettuare la diagnosi, viene valutato il rischio clinico che producono.

Sulla base del rischio clinico, la trigliceridemia può essere considerata:

  • normale, inferiore a 175 mg/dL
  • lieve, compresa fra 175 e 885 mg/dL
  • grave, superiore a 885 mg/dL.
trigliceridi: valori, esame del sangue

Esame dei trigliceridi

L’esame utile per dosare la concentrazione dei trigliceridi è il prelievo di sangue da una vena del braccio, seguito dalla sua analisi chimica.

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Poiché il valore dei trigliceridi è soggetto a notevoli fluttuazioni, bisogna presentarsi il mattino a digiuno (da almeno 12 ore) e avendo consumato la sera prima un pasto leggero (è permesso bere acqua).

Inoltre, non devono essere consumati alcolici nelle 24 ore precedenti e non si deve fumare né svolgere attività fisica nelle due ore precedenti il prelievo di sangue.

Sulla base del rischio clinico, l’ipertrigliceridemia nell’adulto può essere considerata:

  • normale: se è inferiore a 175 mg/dL
  • lieve: se compresa fra 175 e 885 mg/dL
  • grave: se superiore a 885 mg/dL.

Invece, in linea di massima, al di sotto dei 18 anni l’ipertrigliceridemia è considerata:

  • normale: se inferiore a 90 mg/dL
  • lieve: se compresa tra 90-129 mg/dL
  • elevata: se uguale o superiore a 130 mg/dL.

In presenza di valori molto elevati di trigliceridemia (superiore ai 1.000 mg/dL) esiste il rischio che si verifichi una pancreatite acuta. Per prevenire questa temibile conseguenza, occorre intervenire tempestivamente con un trattamento che riporti alla normalità il livello dei trigliceridi.

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Al di sotto dei valori normali, occorre valutare il valore clinico dell’ipotrigliceridemia.

Perché è importante controllare i trigliceridi

Nella stragrande maggioranza dei casi, le persone si sottopongono al dosaggio dei trigliceridi nel sangue per diagnosticare con certezza o monitorare l’ipetrigliceridemia.

L’esame della trigliceridemia deve essere ripetuto a intervalli regolari per valutare il risultato ottenuto con la modifica dello stile di vita.

Poiché le dislipidemie sono spesso copresenti e parte di un quadro clinico più complesso, generalmente viene richiesto un quadro completo delle concentrazioni lipidiche nel sangue. Questo include la determinazione dei livelli del colesterolo totale e delle sue frazioni, il colesterolo HDL (colesterolo buono) ed il colesterolo LDL (colesterolo cattivo).

Trigliceridi: digestione dei lipidi

I grassi hanno una digestione più laboriosa rispetto agli altri nutrienti. Richiedono l’azione combinata degli enzimi pancreatici (chiamati, appunto, lipasi) e di alcuni elementi contenuti nella bile prodotta dal fegato. Sali biliari e fosfolipidi agiscono un po’ come il detersivo per i piatti: emulsionano i residui di unto (i grassi) per renderli solubili in acqua, il mezzo nel quale la lipasi lavora.

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Dalla scissione dei trigliceridi si ottengono monogliceridi, molecole tanto piccole da poter essere assorbite da parte delle cellule intestinali. Questa scomposizione è però di brevissima durata. Immediatamente dopo avere superato la barriera della mucosa intestinale, le molecole dei trigliceridi vengono ricomposte e inserite in strutture chimiche che le trasportano nel sangue (i chilomicroni).

È nel fegato che avviene la digestione vera e propria dei trigliceridi. L’azione di un enzima prodotto da quest’organo (la lipoproteina lipasi) libera gli acidi grassi, che passano nel sangue per depositarsi nel tessuto muscolare e in quello adiposo.

Il volume di grasso presente nel corpo è dunque il risultato di un equilibrio fra il numero delle calorie introdotte e quello delle calorie bruciate.

Quindi, inevitabilmente, se vogliamo perdere peso, bisogna consumare più energia di quella che ingeriamo con l’alimentazione e questo obiettivo è raggiungibile riducendo l’apporto calorico e praticando esercizio fisico.

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trigliceridi: grassi

I grassi

I lipidi rappresentano il 20-40% delle calorie assunte con la dieta.

I principali grassi provenienti dall’alimentazione sono i trigliceridi, contenuti negli oli vegetali (olio d’oliva, olio di semi d’arachidi, olio di semi di girasole) e nei grassi animali (latte e latticini, carne).

Con questi elementi nutritivi l’uomo moderno ha un rapporto piuttosto conflittuale. Nonostante fino a pochi anni fa fossero vituperati nemici della salute e siano ancora considerati sostanze da ingerire con parsimonia, i lipidi hanno funzioni rilevanti nell’organismo.

Quali sono le funzioni

Sono di origine lipidica alcuni fra i più potenti antiossidanti presenti in natura:

  • acidi grassi polinsaturi a catena lunga della serie omega-3 (anche noti come vitamina F, contenuta negli oli vegetali, nella frutta a guscio e in pesci come il pesce azzurro, il salmone, lo sgombro, il tonno)
  • vitamina A (contenuta nel latte e nei latticini)
  • frutta di colore rosso, arancione e giallo, (come i pomodori, le albicocche e le carote)
  • la D (presente in latte e latticini e nell’olio di fegato di merluzzo)
  • la E (di cui sono ricchi i semi, come quelli di girasole e zucca, le olive e il germe di grano)
  • vitamina K (presente nel fegato e negli spinaci).

I grassi sono anche correlati a potenziali rischi, quelli derivanti dall’ossidazione. Basta pensare a ciò che succede quando un panetto di burro rimane aperto oltre i termini previsti per la conservazione: irrancidisce. Un po’ quello che avviene nel nostro organismo quando i grassi vengono a contatto con l’ossigeno, un’evenienza che si verifica, ad esempio, nel corso di un processo infiammatorio.

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L’infiammazione è un fenomeno di difesa che, se si realizza a sproposito, produce grossi danni ai tessuti, dove l’ossidazione/irrancidimento dei lipidi porta alla formazione di radicali liberi, sostanze che possono danneggiare irreparabilmente le cellule.

Metabolismo dei trigliceridi

I trigliceridi non provengono solo dall’ingestione dei grassi, ma vengono sintetizzati nell’organismo anche a partire dagli zuccheri, quando presenti in eccesso nell’alimentazione.

Gli effetti dannosi di una dieta ricca di carboidrati sono diventati evidenti solo negli ultimi anni. Gli studi sul metabolismo hanno dimostrato che l’insulina, prodotta a seguito della loro ingestione, è in grado di attivare una serie di processi biochimici, fra cui la loro conversione in trigliceridi.

Infatti, sono emerse nuove consapevolezze sui rischi dell’eccesso di carboidrati nell’alimentazione e sulla necessità di ridurre la quota di zuccheri occulti presenti nei cibi e nelle bevande.

Indipendentemente dalla loro provenienza, i trigliceridi vengono stoccati nel muscolo (trigliceridi intramuscolari), dove rappresentano una fonte di energia prontamente disponibile.

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L’uso efficiente dei trigliceridi intramuscolari dipende dall’intensità e dalla durata dell’esercizio fisico. Nel muscolo allenato, i trigliceridi sono organizzati in goccioline presenti direttamente all’interno delle fibre, vicino alle strutture cellulari deputate al loro utilizzo. Cosa che non avviene nel muscolo non allenato, nel quale l’utilizzo dei trigliceridi risulta meno efficiente. Quindi, per bruciare più trigliceridi e avere parallelamente una performance sportiva migliore, bisogna mantenerci in esercizio costante.  

trigliceridi: perché sono pericolosi i valori alti

Perché sono pericolosi i trigliceridi alti

L’innalzamento dei valori dei trigliceridi oltre il valore considerato come soglia può dipendere da cause dirette (anche chiamate primitive) oppure può essere secondario a malattie. Le cause primitive sono di tipo genetico, mutazioni genetiche singole o multiple che determinano un’eccessiva produzione o un ridotto catabolismo dei trigliceridi.

I trigliceridi in eccesso si possono depositare nei vasi sanguigni della retina, che appare dunque bianca all’osservazione oftalmoscopica (lipemia retinale).

Patologie

Possibili cause dei trigliceridi alti:

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  • diabete, quando non è adeguatamente controllato. Il diabete di tipo I comporta infatti una ridotta attività della LPL, l’enzima che scinde i trigliceridi a livello del muscolo e del tessuto adiposo per ricavarne energia; questo porta ad un accumulo dei trigliceridi. Invece, il diabete di tipo II, può provocare insulino-resistenza, che porta ad un innalzamento dei livelli della glicemia e dunque ad un accumulo di trigliceridi.
  • Sindrome metabolica, un fattore di rischio per l’insorgenza di malattie cardiovascolari e tumori, è causata da uno stile di vita scorretto e da una predisposizione genetica. Può portare all’accumulo di trigliceridi.
  • Obesità e sovrappeso sono fra i fattori più importanti fra quelli che creano una predisposizione all’ipertrigliceridemia.  
  • Ipotiroidismo, rallentando il metabolismo, può determinare un accumulo di grassi nel sangue, trigliceridi compresi.
  • Alcune alterazioni renali (come l’insufficienza renale cronica e la sindrome nefrosica), che rendono inefficiente l’eliminazione dei prodotti di scarto metabolico e possono determinare una serie di condizioni che riducono il metabolismo dei grassi. Questo causa anche un aumento dei livelli di trigliceridi ed un aumento del rischio cardiovascolare.

Farmaci

L’ipertrigliceridemia può essere anche un fenomeno correlato all’assunzione di alcuni farmaci:

  • cortisonici
  • ciclosporina
  • acido valproico
  • antipsicotici
  • inibitori delle proteasi
  • pillola anticoncezionale.

Ma anche la gravidanza è una condizione nella quale l’aumento del livello di trigliceridi, fisiologico se limitato, può assumere proporzioni clinicamente rilevanti, determinando l’insorgenza di complicazioni come la gestosi o il diabete mellito gestazionale.

Scopri tutto sui trigliceridi alti e come abbassarli.

trigliceridi: cosa succede quando sono troppo basso i valori

Ipotrigliceridemia: quando i trigliceridi sono bassi

L’ipotrigliceridemia è una condizione rappresentata da livelli di trigliceridi bassi nel sangue, ossia inferiori a 150 mg/dL.

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Tuttavia, al contrario dell’ipertrigliceridemia, che può produrre conseguenze molto gravi, l’ipotrigliceridemia non costituisce generalmente un problema clinico tout-court.

Ad esempio, una dieta troppo drastica può occasionalmente determinare ipotrigliceridemia, anche se si tratta di una condizione generalmente priva di conseguenze cliniche rilevanti. Diverso è il caso della malnutrizione che può verificarsi nelle forme gravi di anoressia nervosa o in alcune tipologie di tumore, prime fra tutte le neoplasie di testa e collo (che possono penalizzare anche gravemente la capacità di alimentarsi), o ancora nel caso di malattie neurodegenerative come il Parkinson. In questi casi, i danni al corpo possono essere devastanti, se non viene prestato un corretto intervento terapeutico, in particolare a livello del cuore (cardiomiopatie e arresto cardiaco).

Inoltre, l’ipotrigliceridemia può manifestarsi anche dopo:

  • digiuno prolungato
  • perdita di peso troppo rapida nei soggetti obesi
  • intervento di chirurgia bariatrica, sia di tipo gastrorestrittivo (bendaggio gastrico regolabile gastroplastica verticale e sleeve gastrectomy), che malassorbitivo (diversione biliopancreatica) che misto (bypass gastrico).

Scopri tutte le cause dei trigliceridi bassi.

Fonti:

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  1. Fisiopatologia del trasporto dei lipidi – Università Federico II Napoli.
  2. Le alterazioni del metabolismo lipidico nella malattia renale cronica – S. Bianchi et al – Giornale Italiano di Nefrologia.
  3. Fisiopatologia generale del fegato – Università di Ferrara.

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Trigliceridi: cosa sono, a cosa servono, valori, quando sono troppo alti o troppo bassi

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Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista e consulente scientifico, mi occupo di comunicazione su salute e benessere per il web e la carta stampata. Per Melarossa scrivo di patologie, di come impattano sulla vita dei pazienti e delle terapie oggi disponibili per la loro cura.

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