I trigliceridi sono grassi presenti nel sangue che l’organismo utilizza come riserva di energia. Si misurano attraverso un esame del sangue insieme agli altri componenti del profilo lipidico, come il colesterolo.
Negli adulti, un valore inferiore a 150 mg/dL è generalmente considerato normale. Livelli più elevati possono aumentare il rischio cardiovascolare e, quando sono molto alti, quello di pancreatite.
Valori bassi, invece, nella maggior parte dei casi non rappresentano un problema, ma devono essere valutati considerando lo stato di salute generale.
Vediamo cosa sono i trigliceridi, a cosa servono e come interpretare valori normali, alti o bassi.
Trigiceridi: cosa sono e a cosa servono
I trigliceridi sono lipidi formati da una molecola di glicerolo legata a tre acidi grassi. Questi ultimi possono avere lunghezze e caratteristiche diverse ed essere saturi, monoinsaturi o polinsaturi. Non esiste quindi un’unica formula molecolare valida per tutti i trigliceridi.
Una parte proviene dagli alimenti, mentre un’altra viene prodotta dal fegato. Quando assumiamo più energia di quella necessaria, l’organismo può trasformare una parte in trigliceridi e conservarli nelle cellule del tessuto adiposo.
La loro funzione principale è proprio quella di costituire una riserva energetica: quando serve energia, l’organismo può utilizzare gli acidi grassi immagazzinati. Il tessuto adiposo contribuisce inoltre all’isolamento termico e alla protezione degli organi.
Poiché non si sciolgono nel sangue, i trigliceridi vengono trasportati da particelle chiamate lipoproteine.
La loro concentrazione nel sangue prende il nome di trigliceridemia e viene misurata attraverso un esame del sangue.
Lo sapevi che?
I trigliceridi non derivano soltanto dai grassi presenti negli alimenti. Quando introduciamo più energia di quella necessaria, l’organismo può trasformare parte delle calorie in eccesso, comprese quelle provenienti dagli zuccheri, in trigliceridi e conservarli nel tessuto adiposo.
Valori normali dei trigliceridi
Il dosaggio dei trigliceridi fa parte del profilo lipidico, insieme al colesterolo totale, LDL e HDL.
I valori di riferimento cambiano in base all’età; la tabella riporta quelli comunemente utilizzati per un prelievo a digiuno.

| Età | Valore desiderabile | Al limite | Alto | Molto alto |
|---|---|---|---|---|
| Adulti | Meno di 150 mg/dL | 150-199 mg/dL | 200-499 mg/dL | Da 500 mg/dL |
| Bambini 0-9 anni | Meno di 75 mg/dL | 75-99 mg/dL | Da 100 mg/dL | — |
| Ragazzi 10-19 anni | Meno di 90 mg/dL | 90-129 mg/dL | Da 130 mg/dL | — |
Negli adulti, un risultato pari o superiore a 500 mg/dL richiede una tempestiva valutazione medica.
Il rischio di pancreatite aumenta con la concentrazione dei trigliceridi e diventa particolarmente rilevante quando si superano i 1.000 mg/dL.
Scarica la tabella dei valori dei trigliceridi in PDF.
Differenza tra colesterolo e trigliceridi
Trigliceridi e colesterolo sono entrambi lipidi presenti nel sangue, ma hanno composizione e funzioni differenti.
I trigliceridi costituiscono soprattutto una riserva di energia. Il colesterolo, invece, partecipa alla formazione delle membrane cellulari ed è necessario per produrre alcuni ormoni, gli acidi biliari e la vitamina D.
Poiché non sono solubili nel sangue, entrambi vengono trasportati dalle lipoproteine. LDL e HDL non sono quindi due tipi diversi di colesterolo, ma particelle che lo trasportano nell’organismo.
La tabella mette a confronto le principali differenze tra trigliceridi e colesterolo.

| Trigliceridi | Colesterolo |
|---|---|
| Rappresentano una riserva energetica | Ha soprattutto funzioni strutturali e metaboliche |
| Derivano dai grassi alimentari e dalle calorie in eccesso | È prodotto in gran parte dall’organismo e in parte assunto con gli alimenti |
| Se molto elevati aumentano anche il rischio di pancreatite | Livelli elevati di LDL favoriscono l’accumulo di grassi nelle arterie |
Trigliceridi e colesterolo vengono misurati insieme nel profilo lipidico, perché il rischio cardiovascolare deve essere valutato considerando tutti i valori e gli altri fattori di rischio della persona.
Trigliceridi alti: cosa significa
Si parla di trigliceridi alti o ipertrigliceridemia, quando la loro concentrazione nel sangue supera i valori di riferimento.
L’aumento può dipendere da più fattori, tra cui predisposizione genetica, alimentazione, consumo eccessivo di alcol, sovrappeso, diabete, alcune malattie e determinati farmaci.
Generalmente non provoca sintomi e viene scoperto attraverso gli esami del sangue.
Quando i trigliceridi rimangono alti, il rischio cardiovascolare può aumentare. Dai 500 mg/dL è necessaria una particolare attenzione medica, perché con valori molto elevati cresce anche il rischio di pancreatite acuta.
Per conoscere cause, sintomi, esami e possibili trattamenti, consulta l’approfondimento sui trigliceridi alti.
Trigliceridi bassi: cosa significa
Un valore inferiore a 150 mg/dL non indica necessariamente trigliceridi bassi: negli adulti rientra generalmente nell’intervallo desiderabile.
Non esiste una soglia minima universalmente condivisa per definire l’ipotrigliceridemia, quindi bisogna considerare i valori di riferimento del laboratorio.
Una concentrazione particolarmente bassa e isolata, in genere, non rappresenta un problema.
Se il dato persiste, il medico può valutarlo insieme ai sintomi e agli altri esami, perché talvolta può essere associato a un’alimentazione insufficiente, malnutrizione, malassorbimento, ipertiroidismo, alcune malattie o determinati trattamenti.
Scopri come interpretare i valori e quali possono essere le cause nell’approfondimento sui trigliceridi bassi.
Come mantenere normali i trigliceridi?
Per mantenere i trigliceridi nei valori desiderabili è importante seguire un’alimentazione equilibrata, limitando soprattutto alcol, bevande zuccherate, dolci e zuccheri aggiunti. È preferibile scegliere verdura, legumi, cereali integrali, pesce e grassi insaturi, controllando le porzioni.
Anche l’attività fisica regolare e, quando necessario, la riduzione del peso possono contribuire al controllo dei trigliceridi.
Se i valori sono elevati, le indicazioni devono essere adattate alle condizioni della persona e alle eventuali altre patologie.
Nel nostro approfondimento sulla dieta per trigliceridi alti, trovi gli alimenti consigliati, quelli da limitare e un esempio di menù settimanale.
Come si misurano: esami e preparazione
Per conoscere il livello dei trigliceridi basta un prelievo di sangue. Di solito il valore viene controllato insieme al colesterolo totale, LDL e HDL attraverso un esame chiamato profilo lipidico.
La frequenza dei controlli dipende dall’età, dalla familiarità e dalla presenza di fattori di rischio cardiovascolare. Gli esami possono essere richiesti più spesso anche per controllare l’efficacia della dieta o di una terapia.
Il digiuno non è sempre necessario. In alcuni casi il medico o il laboratorio possono richiedere di non mangiare e bere, fatta eccezione per l’acqua, nelle 9-12 ore precedenti.
È quindi importante seguire le istruzioni ricevute ed evitare di modificare autonomamente farmaci o abitudini terapeutiche prima del prelievo.
Poiché i trigliceridi possono variare dopo i pasti, il medico valuterà il risultato considerando anche le condizioni in cui è stato effettuato l’esame.
FAQ (domande comuni)
1 – Quando il valore dei trigliceridi è preoccupante?
Negli adulti, i trigliceridi sono considerati alti tra 200 e 499 mg/dL e molto alti da 500 mg/dL. A partire da questa soglia è necessaria una tempestiva valutazione medica; il rischio di pancreatite aumenta ulteriormente oltre 1.000 mg/dL.
2 – I trigliceridi alti provocano sintomi?
Generalmente no. Per questo vengono spesso scoperti durante un controllo del sangue. Valori molto elevati possono essere associati a manifestazioni come forti dolori addominali, soprattutto in presenza di pancreatite.
3 – I trigliceridi bassi sono pericolosi?
Nella maggior parte dei casi un valore basso isolato non rappresenta un problema.
Se è particolarmente basso, persiste nel tempo o si accompagna ad altri disturbi, deve essere valutato dal medico per individuare l’eventuale causa.
4 – Bisogna essere a digiuno per misurare i trigliceridi?
Non sempre. Il medico o il laboratorio possono richiedere un digiuno di 9-12 ore in base al tipo di controllo e alla situazione individuale. È importante seguire le indicazioni ricevute prima del prelievo.
Conclusioni
I trigliceridi sono una fonte di energia e una riserva per l’organismo. Il loro dosaggio fa parte del profilo lipidico e, negli adulti, un valore inferiore a 150 mg/dL è generalmente considerato desiderabile.
Valori alti o insolitamente bassi devono essere interpretati considerando gli altri esami, lo stato di salute e le indicazioni del medico.
Alimentazione equilibrata, attività fisica, controllo del peso e consumo limitato di alcol aiutano a mantenere i trigliceridi nella norma, ma in alcuni casi possono essere necessari ulteriori accertamenti o una terapia specifica.
Fonti:
- Fisiopatologia del trasporto dei lipidi – Università Federico II Napoli.
- National Library of Medicine.
- Fisiopatologia generale del fegato – Università di Ferrara.