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Caccia all'additivo

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Da molti anni ormai Altroconsumo porta avanti una campagna d'informazione approfondita e costantemente aggiornata sulla presenza di additivi negli alimenti e i rischi connessi al loro consumo. Addirittura sul sito è accessibile ai soci una banca dati costantemente aggiornata dei tipi di additivi esistenti, la loro funzione, la categoria di appartenenza e i possibili rischi legati ad un consumo eccessivo. Ma come mai tanto allarmismo? Perché in Europa gli additivi autorizzati sono centinaia, perché l'informazione sull'argomento è piuttosto scarsa o parziale, perché la nostra salute dipende anche dal consumo congiunto di queste sostanze. Un esempio? Proprio Altroconsumo cita uno studio del 2007 condotto nel Regno Unito per conto della Food Standards Agency in cui è stata scoperta una stretta connessione fra l'aumento di comportamenti iperattivi nei bambini e il consumo di cibi e bevande contenenti una miscela di additivi e coloranti artificiali. E proprio i bambini sembrano essere i più esposti, visto che i cibi in commercio pensati per loro sono pieni zeppi di additivi, oltre al fatto che il peso ridotto dei nostri figli rende più probabile il superamento della dose giornaliera accettabile stabilita (DGA) dalle direttive europee. E proprio l'Europa resta al centro della campagna di Altroconsumo, visto che autorizza una quantità di coloranti inutili, vista la mancanza studi in grado di stabilire con certezza l'innocuità o meno di molti additivi, e vista anche l'inesistenza di una vera e propria tutela del consumatore, spesso incapace di interpretare la lista degli ingredienti sulle confezioni dei prodotti che compra. Come fare a districarsi? È necessario imparare a leggere le etichette e per farlo, ecco alcune utili informazioni che Melarossa.it ha voluto estrapolare dalla ricerca condotta da Altroconsumo.

Additivi in etichetta

Per sapere cosa si mangia bisogna imparare a leggere le etichette. Gli additivi ad esempio sono identificati con il nome della categoria a cui appartengono seguito da un numero preceduta dal codice E e questa regola vale per l'intera Ue.
I coloranti ad esempio si identificano con i codici che vanno da E100 a E180, i conservanti da E200 a E285, gli antiossidanti e gli acidificanti da E300 a E 385, gli emulsionanti da E400 a E495, gli esaltatori di sapidità da E620 a E640, gli edulcoranti da E950 a E967 e poi E420 e E421.

Le categorie di additivi

Esistono sei categorie differenti di additivi. Eccone una lista completa di alcuni dei possibili rischi per la nostra salute derivati dal loro consumo:

Coloranti

Sono usati per vivacizzare i colori. Il problema è che possono trarre in inganno sulla vera natura degli alimenti e alcuni di essi, oltre ad essere associati a deficit di attenzione nei bambini, possono provocare allergie.

Conservanti

Prevengono dalla proliferazione di muffe, batteri e lieviti responsabili del deterioramento dei cibi. Sono utili in alcuni casi, ma i legislatori sono troppo permissivi sul loro uso e questo non stimola i produttori ad essere attenti in materia di igiene e conservazione. In più possono provocare allergie.

Antiossidanti e acidificanti

Servono per frenare il deterioramento dei cibi a contatto con l'aria. Il più usato è l' E300, l'acido ascorbico. Il loro uso è accettabile se non esiste alternativa.

Emulsionanti e addensanti

Sono usati per dare consistenza ad un prodotto e in alcuni casi servono a ridurre il ricorso ai grassi, ma il più delle volte mascherano l'assenza di ingredienti di base come le uova nel gelato o nella maionese. La gomma di guar e altri addensanti sono riconosciuti come allergeni.

Esaltatori di sapidità

Servono a intensificare o modificare il gusto degli alimenti e per questo potrebbero mascherare una qualità scadente degli ingredienti utilizzati, in più un consumo giornaliero elevato può provocare intolleranze anche in chi non è sensibile a questo additivo.

Edulcoranti

Sostituiscono gli zuccheri in alcuni prodotti light. Possono essere accettabili per le persone che non possono consumare zuccheri, ma il rischio è che si raggiunga troppo velocemente la DGA.

Luisa Carretti

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