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Viaggi e assaggi: Albania

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Da Durazzo a Butrinto, patrimonio dell’umanità Unesco, un viaggio tra i tesori e i sapori di un angolo di Mediterraneo.

Ecco il racconto di un viaggio folgorante, in un pezzo di Mediterraneo che noi popoli del “mare nostrum” dovremmo impegnarci a tutelare e preservare come patrimonio comune.  Punto di partenza è Durazzo, raggiungibile col traghetto dall’Italia oppure dall’aeroporto di Tirana in una mezz’ora.

Durazzo, nelle zone non ancora cementificate, offre un bell’anfiteatro del secondo secolo DC con pregevoli mosaici paleocristiani, e un singolare monumento che ufficialmente non si può visitare, se non dall’esterno: la villa del re Zog, un personaggio chiave nell’Albania dei primi decenni del Novecento. Posta su una collina che domina tutto il golfo di Durazzo, la villa sembra una mansion hollywoodiana, anche se purtroppo gli scontri e le devastazioni del 1997 l’hanno lasciata in pessime condizioni: il vandalismo si spinse al punto di staccare i listelli del parquet e le piastrelle di ceramica dal muro, ma con un buon restauro la villa potrebbe ancora tornare all’antico splendore.

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Si lascia Durazzo e si va verso verso sud. Prima, però, in un piccolo ristorante ci facciamo portare una bottiglietta bianca  e scopriamo una bevanda inedita: il dhallë, versione albanese dello yogurt diluito e leggermente salato che in Turchia si chiama ayran. In Albania lo trovate in bottigliette da mezzo litro che costano 30 centesimi di euro e vi disseteranno per una giornata intera!

Dopo esserci rifocillati, puntiamo sull’antica Apolloniapercorrendo una strada discreta, tra macchine, motorette, camion, carretti, ciclisti, pedoni, venditori ambulanti e animali vari. L’impatto con Apollonia è toccante: solitaria a dominare il mare, lontana dalle folle del turismo di massa, ci ricorda i profondi legami della terra albanese con l’antica Roma.
Superato il lungomare di Valona, raggiungiamo una graziosa località chiamata Radhima.

Il golfo di Valona compete con quello di Napoli, con la disabitata isola di Saseno e l’incontaminata penisola di Karaburun a ricordarci rispettivamente con un volo di fantasia Capri e la penisola sorrentina. Vorremmo fermarci e goderci il mare, ma una lunga strada ci aspetta. In poco tempo saliamo a circa 1000 metri al passo di Llogara inserito in un’area protetta. Scendiamo per vedere il panorama; il balcone sulla costa ripidissima è quasi un trampolino su un mare con le più incredibili sfumature di azzurro-turchese-blu. Dopo una rilassante sosta nella baia di Jal, lungo la tortuosa strada costiera l’isola greca di Corfù è sempre più vicina, così come si intensificano i bunker dell’epoca comunista sparsi per difendere l’Albania dalle presunte invasioni dei nemici del regime!

Ed ecco Porto Palermo, penisoletta collegata alla costa da un peduncolo di terra con una duplice baia a nord e sud. Ci incamminiamo a piedi verso un fascinoso castello turco sulla punta della penisola, tra prati di salvia stesa a essiccare, una piccola chiesa ortodossa, mucche al riparo di alcuni ombrelloni di paglia, e acquartieramenti militari abbandonati.

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Sfuggiti all’attrazione fatale di Porto Palermo, superiamo Saranda e puntiamo sul sito archeologico di Butrinto, patrimonio dell’umanità dell’Unesco, luogo incantevole fra la laguna e il mare, con Corfù a portata di mano. La location unica, la sovrapposizione di civiltà (dagli antichi greci ai turchi, passando per i romani, i bizantini e i veneziani), lo stato di conservazione notevole e l’ottima gestione da parte di associazioni angloamericane rendono imperdibile la visita.

Se da Durazzo preferite andare verso nord e il Montenegro, invece, la sosta obbligata è Scutari: andate a vedere il castello di Rozafat del quarto secolo AC, costruito dagli illiri e rinforzato di volta in volta da romani, bizantini, veneziani e turchi. Domina la città e permette di ammirare laghi, fiumi e lagune che la circondano. In città ci sono un bel teatro, ma anche moschee, chiese ortodosse e cattoliche (che in Albania convivono tranquillamente) e – a poche decine di metri dall’Hotel Colosseo, proprio in centro – la Fototeca nazionale d’Albania, che si può visitare, solo la mattina, se si ha la pazienza di cercarla e la fortuna di trovarla…

La sua storia è davvero singolare e affascinante: un giovane garibaldino in fuga da Piacenza per motivi politici, Pietro Marrubi, nel 1856 a Scutari scattò la prima fotografia realizzata nel “Paese delle aquile” e, diventato Pjetër Marubi, aprì uno studio fotografico che per un secolo ha fissato volti, costumi, abitudini, paesaggi e momenti storici dell’Albania. Una documentazione unica, paragonabile a quella degli Alinari (ma l’Italia era ovviamente oggetto di maggiori attenzioni da parte di fotografi e pittori), che consente adesso di ricostruire la storia del paese prima della dittatura comunista. Purtroppo sono esposte solo una trentina di foto e alcune apparecchiature, ma la visita è ugualmente affascinante.

A Durazzo e a Scutari è possibile mangiare bene sia nei locali più tradizionali, specializzati nella cucina di pesce, sia in un paio di ristoranti che propongono piatti più raffinati sia nella presentazione che nella preparazione. In questi ultimi il “tocco italiano” è evidente: sul lungomare Taulantia di Durazzo, al numero 1, già il nome “Da Riccardo” vi fornisce qualche indizio, anche se si scopre che Riccardo non è lo chef ma il figlio, nato pochi anni fa in Italia da una famiglia composta da padre italianissimo (irpino di nascita e toscano di adozione) e madre albanese (anch’essa toscana di adozione). Il nostro chef ha provato a portare un po’ di sapori made in Italy sulla costa adriatica di Durazzo e ha aperto un bel locale dove serve, in piatti di ceramica dai colori e dalle forme finora poco diffusi in Albania, ottimi gnocchi alla sorrentina e trofiette al pesto…

Lo stesso succede a Scutari, dove al ristorante dell’Hotel Colosseo, un moderno 4 stelle migliore di tanti “pari grado” italiani (www.colosseohotel.com), è arrivato lo chef Antoni Bazhdari, dopo alcuni anni trascorsi fra Cuneo e Verona, due capitali della nostra cucina. Antoni ha fatto buon uso del suo periodo italiano, e il cliente se ne accorge subito, dall’elegante presentazione della crema di yogurt, un classico della cucina balcanica. Abbiamo proseguito con la “ricotta  saltata con pomodori e peperoni”, e poi con due piatti di pesce: la carpa al forno (cotta in umido con pomodoro, cipolla, aglio, prugne fresche ed essiccate, foglie d’alloro e abbinata a una polpetta di pesce),  e il “misto mare al cartoccio”, ricco di calamari, gamberetti e seppie insaporiti con aglio e pomodori. Ma anche l’insalata di olive e agrumi è presentata in modo raffinato, così come il trelece, un dolce a base di pan di spagna bagnato nel latte e glassato con del caramello.

1Pezzo di terra in mare

2La spiaggia

3I bungalow sulla spiaggia

4Gli animali in spiaggia

5Misto mare al cartoccio

6Il trelece

7Dolce tipico

8Insalata di olive e agrumi

9Ricotta saltata con pomodori e peperoni

10La carpa al forno

 

 

 

 

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Dottoressa in editoria e giornalismo, collaboro con Melarossa occupandomi della rubrica di moda curvy, con una posta dedicata, della rubrica di bellezza, di quella dei testimonial e della pagina Instagram di Melarossa. Scrivo articoli anche per altre sezioni del sito, insomma scrivo, scrivo e adoro farlo. Mi piace uscire, viaggiare, fare shopping, leggere, bere e mangiar bene, insomma tutto ciò che ruota intorno allo star bene con se stessi e con gli altri.