Sport vietato. Come affrontare la frustrazione senza il cibo

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Immagino sia difficile rinunciare allo sport soprattutto quando è parte integrante della vita ed è, inoltre, un’ottima abitudine che regala benessere, da tutti i punti di vista. Quindi, è comprensibile che uno stop forzato, di qualsiasi natura sia, lasci un retrogusto amaro, nervosismo e probabilmente una quota di energia imprigionata che non ha la sua sana valvola di scarico.

Oltre a questi aspetti se ne aggiunge un altro: il cibo come rifugio, come coccola, come gratificazione… al posto di qualcos’altro. E così si rischia di accumulare qualche chilo indesiderato. Ma bisogna fermarsi in tempo.

Quello che succede in questi casi dipende da una disregolazione emotiva che non ci fa comprendere correttamente quale sia la risposta corretta al bisogno che sentiamo.

Mi spiego meglio: quando, ad esempio, ci si sente frustrati perché si è stanchi ma impossibilitati a fare sport, si va in cerca di una gratificazione. L’intoppo sorge quando ci si gratifica con qualcosa che non c’entra nulla col disagio che proviamo (frustrazione e magari rabbia), con il cibo ad esempio. Ma che c’entra il cibo con quello di cui stiamo parlando??! Nulla.

Le risposte adeguate in questo caso potrebbero essere varie: chiamare un’amica o il partner per chiacchierare e/o sfogarsi un po’, uscire a fare due passi, metterts a fare qualcosa di piacevole ( leggere, guardare un film, dedicarci al nostro hobby non sportivo, scambiarsi coccole col il nostro animale domestico). È l’animo che va nutrito, non lo stomaco.

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