Lichen planus del cavo orale: qual è la cura adatta?

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Il lichen planus del cavo orale rappresenta una variante di una patologia più complessa, conosciuta con il nome di Lichen ruber planus, descritta per la prima volta nel 1860 da un medico Viennese di nome Hebra.

Il lichen planus del cavo orale è una patologia cronica infiammatoria, non infettiva, che colpisce l’epitelio del cavo orale. Talvolta è associato a manifestazioni cutanee.  Colpisce maggiormente il sesso femminile: il rapporto donna /uomo è di 2/1 in una fascia d’età compresa tra i 30 ed i 60 anni. Nonostante i numerosi studi effettuati, a tutt’oggi non si capisce quale sia la causa che provoca questa patologia ne la reazione autoimmunitaria che colpisce lo strato squamoso del cavo orale. Comunque, questi processi autoimmunitari possono essere indotti sia da fattori esogeni che da fattori endogeni.

Clinicamente, il Lichen planus del cavo orale si può presentate con diversi aspetti clinici. La forma reticolare, che colpisce simmetricamente entrambi i lati della mucosa buccale fino alla commissura labiale, è formata dalla fusione di piccole papule che si uniscono a formare un reticolo.  La lingua è coinvolta in circa il 30% dei soggetti con lesioni papulose che confluiscono a formare delle placche di colorito biancastro. Più raramente sono interessate le labbra ed il palato. Non meno importante è l’aspetto clinico, dove la lesione appare atrofica ed eritematosa. L’atrofia porta il paziente ad avere una maggiore sintomatologia, dovuta al fatto che spesso ad essa si associa un’erosione con conseguente dolore o bruciore durante la masticazione. La terapia di questa patologia è meno semplice di quello che possa sembrare. Le forme di lichen papuloso non richiedono trattamenti specifici perché sono normalmente asintomatiche.

Il lichen atrofico con erosioni del cavo orale e delle gengive deve invece necessariamente essere trattato per ridurre l’infiammazione ed i sintomi e la possibilità, seppur rara, di trasformazione maligna. Il capostipite di questa terapia è sicuramente il cortisone.  La terapia locale offre ottimi risultati paragonabili alla terapia sistemica ma con meno effetti  collaterali.

Numerose sono però le terapie “alternative” sperimentate nel corso degli anni: tra questi il tacrolimus e la ciclosporina sono i più studiati tra le molecole per uso locale, mentre alcuni studi riportano l’efficacia di molecole per uso sistemico, come l’azatioprina ed il metotrexate. La cura dell’igiene orale gioca un ruolo importantissimo nella stimolazione di questa malattia.

Sono tante le terapie in fase di sperimentazione, comprese quelle biologiche, e ci vorrà tempo per avere i numeri ed i lavori scientifici  utili a cambiare le linee guida di questa complessa patologia.

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