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Obesità infantile: i consigli per combatterla, a casa e a scuola

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In Italia, come nel resto del mondo industrializzato, il numero di bambini con problemi di peso è costantemente aumentato. Purtroppo, i bimbi in sovrappeso sono praticamente duplicati negli ultimi 20 anni. L’obesità infantile è il risultato di un bilancio energetico positivo protratto nel tempo. In pratica si introducono per molto tempo più calorie di quante se ne consumano. Si può parlare di obesità quando il peso di un bambino supera del 20% il peso ideale (in base al sesso e all’altezza), di soprappeso se lo supera del 10-20%. In certi casi si parla di super-obesi: sono quei bambini il cui peso supera del 40% i valori normali. In Italia, ogni cento bambini della classe terza elementare, 24 sono in sovrappeso e 12 obesi.
Complessivamente si stimano oltre un milione di bambini tra i sei e gli undici anni con problemi di obesità e sovrappeso. Dati e stime sono il frutto del progetto Okkio alla SALUTE, un’indagine condotta nelle scuole italiane dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali – CCM – e coordinata dall’Istituto superiore di sanità, in collaborazione con il Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, 18 Regioni italiane e con la partecipazione dell’Istituto nazionale di ricerca e nutrizione.

Infanzia e obesità: i rischi per la salute

L’elevata incidenza di sovrappeso e obesità infantile costituisce un problema di sanità pubblica a livello mondiale. L’obesità rappresenta un reale fattore di rischio nello sviluppo di malattie croniche: se poi si presenta in età pediatrica è più facile, per i bambini obesi, sviluppare patologie tipiche dell’età adulta. Occorre ricordare che un’iperalimentazione nei primi due anni di vita, oltre a causare un aumento di volume delle cellule adipose, determina anche un aumento del loro numero; da adulti, pertanto, si avrà una maggiore predisposizione all’obesità ed una difficoltà a scendere di peso o a mantenerlo nei limiti, perché sarà possibile ridurre le dimensioni delle cellule, ma non sarà possibile eliminarle. Intervenire durante l’età evolutiva è, quindi, di fondamentale importanza, perché ci dà la garanzia di risultati migliori e duraturi.

Obesità durante l’infanzia: come prevenirla

Diventa una necessità intraprendere interventi urgenti ed incisivi per contrastare la diffusione del fenomeno. Come indica il Ministero della Sanità, è necessario investire nella prevenzione. Particolarmente importante è il raccordo tra salute e scuola cui compete un ruolo educativo molto rilevante anche nel supportare e stimolare comportamenti salutari a partire dall’infanzia, coinvolgendo le famiglie e l’intera comunità scolastica.

Il Piano nazionale della Prevenzione si prefigge il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

  • aumento del 25% dei bambini in allattamento materno esclusivo fino al sesto mese (180 giorni di vita).
  • Incremento del 15% della prevalenza di bambini di 8-9 anni che consumano almeno 2 volte al giorno frutta e/o verdura.
  • Riduzione del 30% di soggetti di 3 anni e più che non prestano attenzione alla quantità di sale e/o al consumo di cibi salati.

Abitudini alimentari errate

Nonostante si parli ormai di alimentazione sana ed equilibrata, tra i bambini, purtroppo, vi è una grande diffusione di abitudini alimentari errate. Una dieta bilanciata è infatti uno degli obiettivi più difficili da ottenere a tavola con i nostri bambini. Tanto per cominciare l’8% dei bambini non fanno colazione, il 33% la fa in modo inadeguato (ovvero non vengono ben bilanciate le quantità di carboidrati e proteine). Mentre il 53% fa una merenda troppo abbondante e ricca. Il 20% dei bambini non mangiano a tavola frutta e verdura mentre il 36% dei bambini consuma ogni giorno bevande zuccherate e gassate.

Consigli per educare i bambini a mangiare sano

Il bambino è  portato a prediligere alimenti molto dolci o i cibi molto salati e saporiti. Invece bisogna insegnargli, con l’esempio, che l’alimentazione è una cosa importante e il messaggio educativo deve durare per tutta la vita. Fare questo può essere complicato ma può diventare anche un gioco Ecco alcuni esempi: 

  • Si possono camuffare la frutta e la verdura abbinandole a piatti che i bambini apprezzano. Per esempio, le verdure abbinate alla pasta può essere un modo per fargli mangiare anche la verdura.
  • Insegnare al bambino a scoprire i nuovi gusti, perché tende, per sicurezza,  a scegliere gli stessi sapori e gli stessi piatti. Riuscire a differenziare è importante perché non esiste un alimento che contenga tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno.

L’importanza del bilanciamento dei nutrienti

E’ fondamentale che l’alimentazione sia ricca e bilanciata di tutti i nutrienti di cui ha bisogno. Zuccheri, grassi e proteine come gruppi di macronutrienti che apportano energia e fibre, sali minerali e vitamine, fonti di antiossidanti. Particolarmente importante è l’apporto di proteine, che non devono mai mancare nella giornata alimentare del bambino perché necessarie alla crescita di organi e tessuti. Questo non significa che debba fare una dieta iperproteica ma più proteica di quella che deve fare un adulto.

Le proteine

Le proteine rappresentano una delle principali fonti di nutrienti per l’organismo insieme a grassi e zuccheri. Gli alimenti più ricchi di proteine sono: la carne, il pesce, i formaggi, le uova, i legumi e la soia. I bambini devono consumare proteine tutti i giorni.

Il loro fabbisogno si aggira intorno a 1,2 gr/kg/die (ndr. 1,2 grammi per chilo di peso corporeo al giorno). Le proteine di origine animale hanno il pregio di essere di elevata qualità, perché posseggono tutti gli aminoacidi essenziali, e di alto valore biologico. Spesso però si accompagnano a grassi, quindi va valutata la corretta proporzione tra proteine animali e vegetali, secondo le esigenze del singolo individuo.

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Il ruolo della colazione nell’alimentazione del bambino

Studi scientifici hanno dimostrato che se i bambini saltano la prima colazione hanno un rischio superiore agli altri di diventare obesi. Non solo, hanno anche un rischio maggiore di andare incontro a malattie come il diabete o patologie cardiovascolari, hanno una minore capacità di concentrazione a scuola e vanno peggio nei compiti di matematica. La colazione ideale è costituita da una tazza di latte, un frutto o un succo di frutta e i cereali, intesi non solo come fiocchi ma anche come pane tostato con un velo di marmellata.

L’importanza dello spuntino

E’ importante rispettare gli orari dei pasti perché senza questi il bambino mangia molto di più e in modo più disordinato. La merenda è un momento importante in un’ora chiave e per questo deve essere diversificata. Una volta frutta (ad esempio macedonia) e ogni tanto il gelato ma in un orario preciso, dando una cadenza specifica a quel momento che ha anche una sua valenza psicologica.

No al cibo fuori pasto

Spesso la continua richiesta di cibo al di fuori dei pasti principali può essere semplicemente il risultato di una scarsa alimentazione durante i pasti abituali. Questo può avvenire per tanti motivi:

  1. Il cibo non piace al bambino (e in questo caso va educato ad assaggiare tutti i sapori).  
  2. Il cibo può essere mal cucinato o servito a temperature sbagliate.
  3. Il bambino è distratto dalla televisione a tavola o è solo, e quindi mangia poco per andare subito a giocare.

In questi casi mangiare poco al pasto principale determina la comparsa della fame durante i fuori pasto. Altre volte la domanda continua di cibo non è altro che una richiesta di attenzione da parte dei genitori. In tutti i casi, è importante intervenire opportunamente per far sì che il bambino mangi soltanto ai pasti principali.

Il ruolo educativo delle mense scolastiche

Il Comitato Tecnico del Ministero della Salute ha stilato un documento anche sul pasto a scuola come momento educativo.  Ecco alcuni  punti fondamentali del documento:

  • garantire gli apporti consigliati dai LARN considerando che, nella ristorazione scolastica, il pasto ne copre solo una parte (circa un 35% del fabbisogno giornaliero).
  • differenziare quanto più possibile le porzioni in relazione all’effettiva età del commensale.
  • proporre anche piatti unici (cereali e legumi, patate e carne, cereali e pesce con contorno e frutta).
  • incentivare il consumo di ortaggi (verdura), meglio se freschi, proponendoli sia come contorno, sia come ingredienti all’interno di primi e secondi piatti.

Clicca qui per leggere l’intero documento.

Le porzioni

Le porzioni ovviamente non possono essere definite per ogni classe di età. Certamente la varietà tra un bambino di 6 anni ed uno di 10 esiste, per cui si fa una media cercando di soddisfare le necessità di tutti. Il problema maggiore sta nella distribuzione. Il personale andrebbe formato e dotato di strumenti (mestoli o cucchiai) di diversa grandezza per fare delle porzioni corrette. L’indicazione è comunque quella di non dare doppie porzioni per non creare differenze.

Il bambino selettivo

Vi è poi il bambino selettivo, quello che mangia magari solo il primo e niente altro. In questi casi, il pasto deve essere un momento educativo in grado di aiutarlo ad acquisire abitudini sane secondo il modello della dieta mediterranea. La selettività va affrontata con percorsi specifici di educazione alimentare multisensoriale, non dando da mangiare solo ciò che piace. In questo l’offerta a mensa può essere stimolante e su questo il documento del Comitato Tecnico del Ministero della Salute si sofferma su:

  • caratteristiche sensoriali: i colori, la forma e la composizione di un piatto influiscono positivamente sul provare cibi nuovi.
  • formulazione del pasto: abbinamento di un alimento poco utilizzato ad un alimento noto stimola la curiosità di sperimentare un nuovo sapore. Ad esempio: piatto unico composto da verdure, legumi e cereali integrali.
  • presentazione del pasto: piatti a scomparti (2 o 3 o 4) possono consentire di mantenere separate le diverse vivande, costituendo un piatto unico in un unico piatto.
  • coinvolgimento degli alunni nelle proposte alimentari: la partecipazione deve essere promossa e gestita utilizzando opportune metodologie in relazione all’età.

Il ruolo dell’insegnante e del personale di assistenza

Gli operatori devono:

  • essere presenti attivamente e realizzare attività di educazione alimentare ricorrendo a metodologie didattiche adatte alle diverse età.
  • contribuire a far scoprire cibi buoni e tanti sapori diversi con esperienze di laboratori del gusto da fare in classe per aiutare i bambini a mangiare un po’ di tutto.

In relazione a questi aspetti appaiono fondamentali:

  • percorsi di formazione per insegnanti, operatori sanitari e personale addetto alle mense.

L’importanza dello sport

Il 23,5% dei bambini svolge giochi di movimento non più di 1 giorno a settimana, il 33,8% dei bambini svolge attività fisica strutturata non più di 1 giorno a settimana e il 18% non fa attività fisica Solo 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta. Attitudini che si radicano ancora di più grazie all’uso scorretto delle tecnologie vecchie e nuove: il 44 % ha la TV in camera, il 41% guarda la TV e/o gioca con i videogiochi/tablet/cellulari per più di 2 ore al giorno che è il massimo del tempo raccomandato dagli esperti.
E’  necessario abituare il bambino a praticare attività fisiche e sportive ed è importante che questa scelta diventi per il bambino un’attività costante in grado di limitare le attività sedentarie (stazionamento davanti alla televisione e l’uso eccessivo del computer). Il bambino deve fare  attività fisica anche per un sano sviluppo muscolare. Per raggiungere questo obiettivo, è importante, accanto a una regolare pratica sportiva, tenere presente che l’apporto di proteine deve essere per metà di origine animale e per metà di origine vegetale. E’ importante anche l’apporto di carboidrati, sia per nutrire i tessuti, sia per un sano metabolismo energetico. E’ fondamentale l’apporto prevalente di carboidrati di tipo complesso e in minor misura di zuccheri semplici (i LARN ne raccomandano un uso inferiore o come massimo al 10% del totale delle calorie: questo vuol dire che devono essere relegati a un ruolo di piacere).

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