Il cibo spazzatura danneggia la memoria. La conseguenza? Più voglia di junk food

Mangiare cibo spazzatura può danneggiare la nostra memoria. Il risultato? Abbiamo ancora più voglia di junk food! Lo suggerisce, e ne spiega il motivo, una ricerca condotta dalla Macquarie University di Sydney. Lo studio ha interessato un gruppo di giovani che, dopo una settimana di pasti ricchi di zuccheri e grassi saturi, hanno visto un peggioramento nei test basati sulla memoria.

Non solo: hanno anche sviluppato una sorta di dipendenza dal “junk food”. Questo perché l’area del cervello responsabile della memoria, l’ippocampo, è la stessa da cui dipende il controllo dell’appetito. Se questa regione va in tilt per colpa del troppo cibo spazzatura, paradossalmente ci viene ancora più voglia di mangiare cibo spazzatura, con ulteriori danni alla nostra memoria, in un circolo vizioso pericolosissimo per la salute.

Cibo spazzatura e memoria: lo studio

La ricerca, pubblicata su Royal Society Open Science, ha coinvolto 110 studenti tra i 20 e i 23 anni che seguivano una dieta sana. Una parte di loro ha mantenuto le sue abitudini alimentari, l’altra ha mangiato in abbondanza cibo da fast food per una settimana. Il gruppo che aveva cambiato le sue abitudini ha ottenuto peggiori prestazioni cognitive nei test basati sulla memoria. La ragione sta nel fatto che, come aveva già dimostrato uno studio condotto dalla stessa università nel 2017, il cibo spazzatura produce danni all’ippocampo, la regione del cervello coinvolta nei processi legati all’apprendimento e alla memoria.

Ma l’ippocampo è anche la regione del cervello deputata al controllo dell’appetito, perché, quando siamo sazi, blocca i ricordi positivi legati al cibo, rendendolo meno attraente e inducendoci, così, a mangiare di meno. Se, quindi, l’ippocampo e la nostra memoria smettono di funzionare correttamente per colpa del troppo junk food, paradossalmente siamo portati a desiderare ancora più junk food. I ricordi legati al cibo, infatti, tornano a galla e ci fanno mangiare anche se il nostro organismo non ne ha bisogno. E questo danneggia ulteriormente l’ippocampo, innescando un circolo vizioso che ci spinge ancora di più verso il cibo spazzatura.

Junk food altera memoria e controllo dell'appetito

Memoria: se va in tilt, prestazioni cognitive peggiori ma anche minore controllo dell’appetito

Una spirale negativa che compromette le funzioni cognitive. Ma che, considerato il legame tra memoria e appetito, ci espone anche ad un più alto rischio di patologie causate da un’alimentazione squilibrata, come obesità e diabete.

Come ha dimostrato la nuova ricerca, sono sufficienti pochi giorni di dieta a base di cibo spazzatura per alterare questo delicato equilibrio.

“Dopo una settimana di dieta occidentale, cibi appetibili come snack e cioccolato diventano più desiderabili quando si è sazi”, ha spiegato a The Guardian Richard Stevenson, professore di psicologia alla Macquarie University di Sydney. “Questo rende più difficile resistere, portando a mangiare di più. Il che, a sua volta, genera più danni all’ippocampo, producendo un circolo vizioso di eccesso di cibo.”

Una scoperta che non può non allarmare, soprattutto per le possibili conseguenze sulla salute dei giovani.

“Dimostrare che certi alimenti possono portare a lievi menomazioni cognitive che influenzano l’appetito e promuovono l’eccesso di cibo nei giovani è una scoperta preoccupante per tutti”, ha detto ancora Stevenson.

“Dobbiamo avere consapevolezza del fatto che una dieta di tipo occidentale potrebbe determinare alterazioni cognitive. Si tratta di effetti inizialmente impercettibili, ma che nel tempo finiscono per minare il controllo dell’appetito: questo, gradualmente, apre la strada a una serie di conseguenze estremamente nocive per la salute”, ha detto Stevenson.

Fonte: Agi.

Tiziana Landi

Tiziana Landi

Laureata in Scienze della Comunicazione, sono una giornalista specializzata in produzione di contenuti sui media digitali e tradizionali, content e social media marketing. Sono esperta di cucina light e alimentazione sana e all'interno di Melarossa mi occupo soprattutto di pianificazione editoriale e coordinamento redazionale.

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