I mille volti di Sofia

Non so che idea abbiate di un paese come la Bulgaria e soprattutto della sua capitale Sofia. Pochi italiani le conoscono e ancor meno le hanno visitate di recente, immagino. Per i più anziani, il ricordo è legato magari alle vacanze sul Mar Nero proposte fino alla caduta del Muro dalle organizzazioni legate al PCI. Per i giovani nati dopo la caduta del Muro, Sofia quasi non esiste, perché è rimasta fuori dal nuovo circuito del turismo low cost. Invece si tratta di una capitale molto interessante e piacevole, probabilmente più del resto del paese.

Sofia, il suo fascino nascosto

Sofia invece merita almeno un weekend, alla scoperta di un intreccio tipicamente balcanico di cultura ortodossa, occupazione ottomana (cinque secoli!), alfabeto cirillico e legami solidissimi con la Russia.
Certo, chi rivedesse la capitale dopo una ventina d’anni stenterebbe a riconoscerla. Da paesone polveroso ancora immerso nel passato comunista si è trasformata in una metropoli pulita e ordinata almeno nelle zone centrali. Fornita di una metropolitana nuovissima ed efficiente che con l’equivalente di mezzo euro vi collega velocemente all’aeroporto, piena di locali nuovi e per noi abbastanza economici, per giunta ricca di musei e chiese, mercati e altri edifici da vedere.

Cosa vedere a Sofia

Qualunque giro comincia dalla cattedrale in stile neobizantino di Sant’Alexandr Nevski. Fu costruita fra il 1882 e il 1912 in onore dello zar Alessandro II che nel 1878 aveva liberato la Bulgaria dal dominio ottomano. Chiesa imponente, una delle più grandi del mondo ortodosso, è piena di marmi e di affreschi piuttosto interessanti. La cripta ospita un’importante collezione di icone.

A poca distanza, anche le due chiese più antiche della città, la Basilica di Santa Sofia e la Rotonda di San Giorgio, inserita nella lista Unesco. La Rotonda, oltre a essere il più antico edificio esistente di Sofia, è ricca di affreschi che risalgono a più di mille anni fa. Non molto distanti anche altri due edifici di culto meritevoli di una visita. La prima è la colorata e allegra chiesa russa di San Nicola, costruita alla vigila della Prima guerra mondiale, in puro stile moscovita con cinque cupole a cipolla. La seconda è dedicata a Sveti Nedelja, teatro nel 1925  di un sanguinoso attentato dei comunisti contro lo zar bulgaro Boris III, genero di Vittorio Emanuele III e in seguito morto avvelenato (forse dai nazisti), dopo essere riuscito a salvare tutti gli ebrei bulgari dalla deportazione.

Ultima chiesa da citare, quella trecentesca di San Pietro dei Sellai, che si trova sempre a poche decine di metri dalle precedenti, ma in una posizione un po’ curiosa, sotto il livello attuale della strada.

Una città multiculturale

Altri edifici importanti da non perdere nel centro della città. La Sinagoga sefardita, costruita un secolo fa su modello viennese e molto ben tenuta, ma anche, a poche decine di metri, la Moschea Banya Bashi, del 1500 e attualmente in restauro. Il nome della moschea fa riferimento ai “bagni”, perché a pochi passi, separato da un piccolo parco con un’ampia fontana rettangolare, si trova l’elegante palazzo delle Terme municipali. Edificato un secolo fa e ora quasi completamente restaurato per diventare un museo e centro espositivo. Resta, sull’angolo destro della facciata, una fontanina pubblica di acqua termale a disposizione di tutti.

I musei non mancano. Fondamentali quello Etnografico e la Galleria d’arte nazionale, entrambi ospitati nel Palazzo Reale in stile viennese. Ma anche quello Archeologico, ospitato invece in una grande moschea quattrocentesca e ricco di maschere in oro di re traci e mosaici di epoca romana.

A questo punto, non resta che percorrere l’elegante Bulevard Vitosha, quasi completamente risistemato e reso ancor più piacevole, fino a costeggiare un parco nel quale, superato il cadente Monumento ai 1300 anni della Bulgaria, iniziato in epoca comunista e poi lasciato incompiuto, si arriva a una fontana monumentale grande quanto uno stadio di calcio e infine al Palazzo Nazionale della Cultura, edificio del 1981 con 140mila metri quadri su undici piani, fornito di 13 sale per congressi e spettacoli, oltre a terrazze per cocktail e ristoranti panoramici. E’ una testimonianza di un periodo storico e di uno stile scomparsi, ma è anche un luogo che si è saputo adeguare ai tempi, fino a diventare uno dei centri congressi più efficienti dell’Europa orientale. Dall’ultimo piano si vede tutta Sofia, poi basta scendere sotto il livello stradale per prendere la nuova metropolitana e tornare in albergo o all’aeroporto.

I mercati  e la cucina di Sofia

Con un ulteriore piccolo spostamento si arriva al Ponte delle Aquile sul torrente Perlovska e al Bazar delle Donne, grande e animato mercato di prodotti alimentari freschi, cibi di strada e oggetti che oscillano fra il vero artigianato e la paccottiglia.
Più elegante e simile agli analoghi mercati di Budapest o di Barcellona, il Mercato Centrale si trova invece fra la moschea e la sinagoga. Costruito anch’esso un secolo fa e ben ristrutturato, offre molte possibilità di mangiare e anche un bagno pubblico pulito e gratuito.

La cucina è “povera” e tipicamente balcanica, dunque abbastanza corretta sul piano nutrizionale: molte insalate simili a quella “greca”, grande uso di verdure cotte per ricette simili alla nostra caponata, del pane in genere molto buono e spesso presentato in forme artistiche. La pasta si sta diffondendo lentamente, mentre la pasticceria ripropone sia la tradizione ottomana (grazie anche a ottimi mieli) sia quella mitteleuropea. La frutta è davvero buona, specie fragole e ciliegie, tanto che una nota azienda italiana di confetture biologiche ha deciso di coltivarla proprio in alcune zone della Bulgaria libere da fonti di inquinamento. Per finire, le bevande: da provare le birre e i vini locali; da non perdere la versione locale dell’ayran turco o del dhalle albanese, vale a dire lo yogurt leggermente salato e diluito, che si trova in bottiglia ed è una bibita gradevolissima e dissetante.

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Luisa Sodano

Luisa Sodano

Medico, esperta di viaggi e cibo, con focus gli aspetti culturali e gastronomici. Collaboro con Melarossa per la rubrica "Viaggi e Assaggi".