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Gelato artigianale, 7 dritte per capire se è di qualità

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gelato:meglio artigianale o confezionato?

Il gelato è uno dei cibi più amati da grandi e piccini. C’è chi preferisce il cono o la coppetta artigianali, da gustare passeggiando per la via, e chi (i bambini soprattutto) ama scartare un gelato confezionato (una scorta in freezer quando fa caldo, non manca mai), scegliendo tra una varietà di tipi che soddisfa qualsiasi palato e qualsiasi personalità.

Una cosa è certa: nessuno rinuncia a questa fredda golosità, ormai neanche d’inverno. Noi italiani poi, siamo il popolo del gelato per eccellenza: ne mangiamo circa 12kg a testa ogni anno e il 66% dei consumi riguarda quello artigianale. Tra l’altro, se usi qualche accortezza, è un alimento che puoi gustare anche quando sei a dieta.

Però, vista la incredibile varietà di gelati e gelaterie, con gusti, qualità e prezzi molto diversi, è normale che tu possa avere le idee un po’ confuse su come scegliere il prodotto migliore.  

Leggi i consigli di Melarossa per imparare a riconoscere i migliori gelati artigianali e anche a orientarti tra le tante offerte di quelli industriali.

Gelato industriale

Quando decidi di mangiare un gelato confezionato, la prima cosa da fare è proprio controllare la confezione. Prima di mettere la tua scelta nel carrello del supermercato, controlla che non ci sia formazione di brina o di cristalli di ghiaccio; la loro presenza ti dice che il prodotto ha subito sbalzi di temperatura.

Se hai scelto un cono, una volta scartato, tasta la sua cialda: se risulta un po’ molle, significa che l’impermeabilizzazione interna, che viene fatta dalle industrie solitamente con del cioccolato “spruzzato” all’interno del cono, non è avvenuta in modo corretto e il gelato è entrato in contatto con la cialda, ammorbidendola. Questo non compromette la salubrità del prodotto, ma di certo lo rende meno croccante e gustoso.

Attenzione anche al grado di dolcezza: se risulta troppo dolce al palato, potrebbe significare che lo zucchero è stato utilizzato in maggiori quantità per mascherare le carenze qualitative degli altri ingredienti!

Gelato artigianale: come riconoscere il migliore?

Per riconoscere il gelato artigianale di qualità ci sono dei parametri tecnici, gli stessi che i maestri gelatieri utilizzano durante le competizioni per valutare i migliori. Sì, al di là delle preferenze personali, ci sono delle vere e proprie regole di degustazione, che anche tu puoi imparare per capire quali siano i migliori prodotti in commercio.

Ecco i 7 trucchi per diventare un vero esperto della degustazione del gelato artigianale!

1L’aspetto ha la sua importanza

L’occhio vuole la sua parte, ma non sempre quelle gelaterie che ti tentano con spumose montagne di gelato che strabordano dalle vaschette, sono le migliori. Anzi, tutto quel gelato che rimane all’esterno del sistema di refrigerazione senza squagliarsi, ti informa di un possibile utilizzo di una quantità eccessiva di grassi vegetali idrogenati, che resistono a temperature maggiori.

2Sì, ai colori, ma con moderazione

Tutti quei vivaci colori nelle vaschette sono una gioia per la vista, ma non per il palato. I colori vivaci e naturali della frutta tendono a spegnersi un po’ con le basse temperature, quindi i gialli brillanti, i verdi intensi e gli strani azzurri potrebbero essere il risultato di colorazioni artificiali.

Ricorda che un gusto naturale alla banana sarà bianco, il pistacchio tenderà più al marrone che al verde prato e una sana fragola non potrà mai essere rosa shocking.

3Le temperature

Finalmente arriviamo all’assaggio: il gelato perfetto non deve essere né troppo freddo, né tendente al caldo. Infatti, un freddo eccessivo sul palato è segnale di una scarsa incorporazione di aria, quindi a uno sbilanciamento della ricetta. Questo vale soprattutto per le creme, mentre i sorbetti essendo a base di acqua, possono avere temperature leggermente più basse.

Allo stesso modo, un gelato che assomiglia più a una mousse, potrebbe aver ricevuto un eccessivo incorporamento di aria o contenere una dose elevata di grassi e/o addensanti, utili per far amalgamare gli ingredienti fra di loro.

4La consistenza

La consistenza giusta è quella che è solitamente ti fa percepire il “corpo” del gelato sulla lingua: un peso e una densità solitamente collegati anche alla temperatura, perché una crema troppo leggera è probabilmente stata preparata con meno latte o panna di quanto avrebbe dovuto. Prevale l’acqua e quindi anche la sensazione di freddo.

5Occhio ai cristalli

I cristalli fanno parte della struttura del gelato, ma quando questo è fresco risultano molto fini e sulla lingua risultano morbidi e lisci. I gelati sono un mix di acqua, zuccheri, proteine, frutta e paste di semi oleosi come nocciole o pistacchi ecc, e con il tempo questi ingredienti perdono il loro equilibrio perfetto; in particolare l’acqua tende a slegarsi e a cristallizzarsi.

Quindi, come già detto per i prodotti industriali, la presenza di cristalli di ghiaccio è indice di gelato non fresco o di una conservazione a temperatura sbagliata.

6Affila le papille gustative

La riconoscibilità dei diversi gusti, accompagnata dalla persistenza aromatica, è sinonimo di un prodotto di qualità. Infatti, i gelati che non sono veramente artigianali, vengono preparati con basi comuni a cui viene aggiunto solo alla fine l’aroma corrispondente al gusto desiderato. Motivo per cui tendono ad assomigliarsi tutti.

Affina il tuo palato e verifica che il gusto abbia una sua ben distinta personalità, con un aroma che ti rimane a lungo in bocca.

7Non devi avere sete

La caratteristica del gelato dovrebbe essere quella di rinfrescarti, quasi dissetarti. Se senti sete dopo averlo mangiato, probabilmente è stato preparato con dei grassi vegetali diversi dalla panna, l’unica regina del gelato artigianale: la temperatura normale del tuo corpo non riesce a sciogliere bene in bocca questi grassi e da qui nasce la tua voglia di bere.

A questo punto non ti rimane altra scelta che bere un bel bicchiere d’acqua e cambiare gelateria!

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Ho cominciato la mia vita professionale come giornalista e sono iscritta all’Ordine dal 1995 come Pubblicista. Dopo diversi anni di esperienza nel settore della comunicazione (sia nell’organizzazione di eventi, sia come ufficio stampa), ho ripreso da qualche anno l'attività di giornalista e lavoro nella redazione di Melarossa, curando in particolare articoli su dieta, nutrizione e psicologia. Vista la mia innata curiosità verso gli esseri umani e le loro possibilità di sviluppo e miglioramento, ho scelto di diventare Life Coach Umanista e lavoro con persone che vogliono allenarsi a raggiungere obiettivi in linea con la loro natura.