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Acqua minerale: come sceglierla?

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acqua minerale, i consigli per sceglierla

In Italia il mercato dell'acqua minerale è molto più esteso e sviluppato rispetto agli altri paesi occidentali industrializzati. Infatti siamo primi in Europa per consumo pro-capite di acqua minerale .

Gli italiani si fidano poco di quella del rubinetto e preferiscono scegliere l'acqua minerale secondo i gusti personali e della propria famiglia. Ma qual è la scelta giusta tra le decine di marche e le numerose tipologie di acqua in commercio? Ecco alcuni consigli di base:

I VARI TIPI DI ACQUA MINERALE

Le tipologie di acqua minerale in commercio sono:

acque fortemente minerali: residuo fisso 1.500 mg/L
acque mediamente minerali: residuo fisso > 500 e ≤ 1.500 mg
acque oligominerali: residuo fisso > 50 e ≤ 500 mg/L
acque minimamente mineralizzate: residuo fisso ≤ 50 mg/L

Tra queste ci sono le effervescenti naturali e quelle addizionate con anidride carbonica.

IL RESIDUO FISSO

La differenza tra questi tipi di acqua è il cosiddetto “residuo fisso” obbligatoriamente riportato sull’etichetta. Il residuo fisso è la parte solida, composta dai sali minerali, che rimane di un litro d’acqua dopo l’evaporazione a secco a 180°. Più è alto il residuo fisso più è “mineralizzata” l’acqua. Le persone che hanno maggiormente bisogno di apporto di sali minerali, tra cui il calcio, sono sia gli sportivi, che i giovani e gli anziani. Coloro che hanno necessità di stimolare la diuresi devono invece orientarsi verso le acque oligominerali, che sono appunto chiamate diuretiche. Bisogna invece sfatare la credenza comune che dice che le acque ricche di sali minerali possono far aumentare il rischio di calcoli renali. Infatti chi è predisposto o soffre di calcoli dovrebbe preferire il consumo di acque oligominerali proprio per la loro funzione diuretica.

Vi sono acque ricche di sali minerali (come Uliveto) che facilitano i processi digestivi. Per esempio il residuo fisso dell’acqua Ferrarelle è superiore a 1200 mg/litro mentre quello dell’acqua Acqua S. Bernardo è 35,5 mg/litro, quasi trentacinque volte meno. L’acqua San Bernardo viene raccolta in montagna, dove la presenza umana è più rarefatta, contiene solo lo 0,002 mg/litro di arsenico. Per l’acqua Appia, raccolta vicino alla capitale, 8,8 mg /litro. Sono valori entro i limiti imposti dalla legge ma l’acqua Appia ha un contenuto di nitrato di quasi 3000 volte più alto rispetto alla San Bernardo.

IMBOTTIGLIAMENTO

Un dato importante è quello che riguarda l’imbottigliamento delle acque. L’acqua per poter essere imbottigliata così come sgorga dalla sorgente, non deve mai fermarsi se non dentro la bottiglia a caduta naturale, invece, su 250 marche attualmente in commercio, circa 220 vengono raccolte dai pozzi sorgivi. Questo accade perché nella stagione estiva l’acqua può scarseggiare e le aziende hanno bisogno di fare “scorta”. Il rischio è che nell’acqua “ferma” inizino a proliferare microorganismi che possono essere dannosi per la salute, ed ha quindi bisogno di essere trattata non essendo più “naturale” come promesso dall’etichetta.

Leggendo l’etichetta verificate la zona di raccolta, se è in montagna ad esempio è più facile che la naturalezza dell'acqua sia intatta.

Inoltre se nella zona di imbottigliamento sono presenti industrie, campi agricoli e insediamenti umani anche la purezza dell’acqua sarà inevitabilmente compromessa dall’inquinamento.

TABELLA DEI VALORI

  • I nitriti sono sostanze tossiche che, legandosi all’emoglobina, ostacolano l’ossigenazione. Particolarmente a rischio sono i neonati, nei quali la scarsa ossigenazione può causare difficoltà respiratorie e, in casi estremi, asfissia. Il limite per legge nelle acque minerali è di 0.02 mg/litro.
  • I nitrati sono composti a base di azoto e ossigeno e sono frutto di una modificazione dell'ambiente indotta dall'uomo. Eccessiva concimazione del suolo con fertilizzanti chimici, forte concentrazione di capi di bestiame in piccoli appezzamenti, dispersione nel sottosuolo degli scarichi civili o industriali.
  • L’arsenico è classificato dall’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro come elemento cancerogeno certo di classe 1. É posto in diretta correlazione con molte patologie oncologiche, e in particolare con il tumore del polmone, della vescica, del rene e della cute. La legge non obbliga i produttori a riportarne la presenza in etichetta (che deve per legge essere inferiore a 10 microgrammi /litro), non significa quindi che non sia presente. Un'indagine realizzata nell’ambito del progetto Atlante Europeo dell’EuroGeoSurveys Geochemistry Expert Group ha permesso di conoscere tutti i dati relativi alla composizione delle acque minerali. Riportiamo qui quello delle acque italiane con un a tabella riassuntiva. Segnati in rosso i valori alti e in verde quelli più bassi.

 

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