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Ascoltare nel profondo

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Ho un figlio di quasi 14 anni,si chiama Lorenzo. Io sono separata da quando lui aveva circa 2 anni. Lo cresco con tutto il mio amore e col padre non abbiamo gravi problemi. Lo porto pure da uno psicoterapeuta che mi da buoni consigli, ma un altro parere non mi dispiacerebbe....Mio figlio non parla molto con me, non fai compiti e se li fa,con sufficienza, cioè non si applica più di tanto. E' sempre triste e molto insicuro... Gli unici amici che ha sono un po' come lui e comunque condividono solamente la passione per i videogiochi. Solo la scorsa settimana, uscito dal dottore, Lorenzo mi ha espresso la richiesta di ascoltarlo, di lasciarlo libero di fare quello che vuole,ecc ecc...Il punto è che io credo di ascoltarlo, anzi di chiedere di parlare e stare un po' più con me e comunque l' ho sempre accontentato quando voleva fare qualcosa! Sono confusa, l'unico mio errore forse è quello di raccomandargli sempre tutto: di studiare, lavarsi, essere educato. Insomma le cose normali. Ma cosa devo fare? Maria Grazia

Cara Maria Grazia,
come spesso ho già scritto, essere genitore è il "mestiere" più difficile in quanto non c'è un manuale che vada bene per tutti: spesso si sbaglia, anche laddove si pensa che sia la cosa più giusta da fare.

Da quanto mi ha scritto credo che il punto su cui occorra soffermarsi, è cosa si intende per  ASCOLTO: mi scrive che suo figlio non parla molto con lei. Più avanti, mi esplicita la sua richiesta di ascoltarlo, "di lasciarlo libero di fare quello che vuole" eppure, secondo il suo punto di vista, lei lo ascolta anzi, chiede di parlare, di stare un po' più con lei. Credo che alla base ci sia una difficoltà nel comprendersi: qual è la richiesta di suo figlio? cosa significa per lui "ascoltarlo"? E come lei mamma, gli risponde? L'ascolto passa attraverso la comprensione di ciò che le parole veicolano.

Considerando l'età in cui si trova suo figlio, credo che alla base ci sia il suo desiderio di distaccarsi dalla figura genitoriale per cominciare a definirsi, a costruire la propria identità. Per fare ciò ha bisogno di sentirsi da una parte sicuro che sua madre sarà sempre al suo fianco in questa ricerca, dall'altra, libero di esplorare da solo il mondo che lo circonda, una libertà che potrà portarlo alle volte anche a sbagliare, ma del resto, è proprio dagli errori che s'impara maggiormente e si cresce. Il suo ruolo quindi dovrà essere quello di una "compagna vigile" di suo figlio, lungo quel cammino che si chiama crescita:

- senza invadere mai la strada o definirla lei per lui (es. suo figlio ormai è grande abbastanza per sapere quali sono i suoi "doveri", ricordarglieli ogni volta non lo rende più sicuro, ma, al contrario, lo fa sentire ancora un bambino accudito dalla mamma: Lorenzo invece è ormai un ragazzo);

-sostenerlo laddove vede che vacilla (es. se vede che assume degli atteggiamenti o dei comportamenti nocivi per sé come non fare i compiti oppure passare la maggior parte del tempo chiuso a casa davanti ai videogiochi, può cercare, attraverso il dialogo, di capire qual è la sua difficoltà nel fare i compiti e come mai è sempre triste. La cosa più semplice è partire da una domanda che spesso tanti genitori si scordano di porre ai propri figli: come stai Lorenzo?).

Saluti, Dott. Sara Silvan

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Dottoressa in editoria e giornalismo, collaboro con Melarossa occupandomi della rubrica di moda curvy, con una posta dedicata, della rubrica di bellezza, di quella dei testimonial e della pagina Instagram di Melarossa. Scrivo articoli anche per altre sezioni del sito, insomma scrivo, scrivo e adoro farlo. Mi piace uscire, viaggiare, fare shopping, leggere, bere e mangiar bene, insomma tutto ciò che ruota intorno allo star bene con se stessi e con gli altri.