Home Lifestyle Genitori e Figli “Travolti dalla cicogna”: dibattito in redazione

“Travolti dalla cicogna”: dibattito in redazione

CONDIVIDI

La gravidanza, croce e delizia di ogni donna, è il tema del nuovo film francese, in questi giorni nella sale italiane, Travolti dalla cicogna. Versione cinematografica del romanzo “Lieto evento” di Éliette Abecassis, il film ci racconta con fare quasi fiabesco il trasformarsi della donna, e della coppia, con l’arrivo di un figlio. Compiendo un viaggio che poco a poco ci riporta nella realtà smantellando qualsiasi fantasia, i protagonisti, Barbara e Nicolas, due sognatori, studentessa di filosofia lei ed aspirante regista lui, si ritrovano ad affrontare una situazione molto più grande di loro e che li costringerà a crescere e a cambiare.

Il dibattito sul tema qui in redazione è acceso: ecco lo scambio di riflessioni fra Luisa, mamma di una bimba di 4 anni, e Virginia, non ancora mamma.

V: Travolti dalla cicogna è un film biunivoco, che rappresenta il prima e dopo il parto, lasciandosi magari un po’ andare a qualche sentimentalismo, ma come evitarlo vista la particolarità dell’argomento trattato? Da non mamma, la sensazione che mi ha lasciato addosso questa pellicola è quella di una tremenda verità che cercava di essere svelata: il parto non è tutto rose e fiori, e diventare mamma, anche se potrebbe sembrarlo, non è una favola, ma una rivoluzione nel vero senso della parola.

L: Da Mamma ti posso dire che non è tutta rose e fiori, hai ragione, e si tratta di una rivoluzione, ma stupenda, perché porta con sé nuove energie. La difficoltà più grande non è affrontare le nausee, le insonnie, gli ormoni impazziti, il corpo che cambia ed il dolore lacerante di doglie e parto. Tutto questo si dimentica, e per quanto mi riguarda fa parte di una esperienza unica, irripetibile. Il disastro sono le relazioni, soprattutto parentali. Il film secondo me rende bene entrambi gli aspetti. Trovo molto ironica e reale, anche se sbrigativa, la sequenza del parto in ospedale…ma ancora questo cliché del papà che sviene in sala parto! Per quel che mi riguarda, se non ci fosse stato il mio compagno non avrei saputo come fare. E lui stesso mi ringrazia ogni giorno per l’esperienza straordinaria vissuta, utile per creare sin da subito un legame indissolubile con il bambino.

V: Ad esser sincera l’idea di avere il proprio compagno in sala parto non mi elettrizza, e il fatto che possa svenire sembra soltanto un’ottima scusa per vietargli di entrare.
Mi ha colpita invece la trasformazione del film, parallela a quella della coppia. Nasce come una favola, e lo stile del racconto vi si adegua, ma pian piano diventa un dramma insopportabile, e fra le crisi isteriche di lei ed il menefreghismo di lui, sembra quasi voler incitare alla lotta, sembra eccessivo. Fortunatamente ironia e un pizzico di cinismo intervengono di tanto in tanto, e la cosa più godibile di questo film è quella vena tragicomica che lo percorre le lo contraddistingue. Gli ingredienti di partenza insomma sono ottimi, se non fosse per qualche scivolata nell’ovvietà…

L: il dramma narrato non è così insopportabile, anzi! La nascita di un bambino è una vera e propria rivoluzione, ma siamo pronti? Chi ci ha spiegato cosa succederà? La società impone i ruoli senza considerare che non è più possibile riprodurre un modello di famiglia in cui la donna è solo casalinga e mamma, mentre l’uomo lavora. Sembra di ripetere un luogo comune, eppure è così: siamo moderni, emancipati ma di fronte alla nascita di una nuova famiglia ci ritroviamo imbrigliati in questi cliché. Ti posso dire invece che tante mamme provano quel senso di abbandono e di solitudine, come molti uomini si sentono inadeguati ad affrontare il nuovo ruolo. Da qui le incomprensioni, i litigi e le fratture. E la depressione, per tante donne. Il tema è appena accennato in una sequenza piuttosto ironica, durante la quale la protagonista attribuisce ad un talk show un dialogo immaginato sull’infanticidio. Bisognerebbe essere più onesti, far cadere molti tabù e finalmente accettare che molte mamme, nei primi mesi di vita del bimbo, sono sfiorate da pensieri a volte terribili. Ricordi gli articoli che abbiamo pubblicato sul maternity blues? Tacere o vergognarsene non è la strada giusta. È fondamentale confrontarsi, chiedere aiuto.

V: Vogliamo parlare anche del tanto famoso baby-clash? Secondo uno studio del gruppo di ricerca francese INSEE il 25% delle coppie dopo la nascita del primo figlio si separano. Possibile che non si riesca a rimaner uniti? Cambiano i problemi, è ovvio, ma non dovrebbe essere proprio questo il bello? Essere in due contro le avversità, e non soli. Creare una famiglia è una questione di fortuna ma anche di caparbietà, se basta un primo figlio a far “scoppiare” la coppia, forse è segno di un problema preesistente irrisolto. Mi sembra che anche di questo il film parli in fondo, di una coppia che mette in cantiere un figlio solo per amore, ma senza la minima consapevolezza, senza pensare alle conseguenze, in preda ad un’incoscienza che ha dell’adolescenziale, e qui si vede il perché della crisi, e lo scollamento dalla realtà già presente ben prima che il parto cinematografico avvenga.

L: Non è incoscienza adolescenziale. È desiderio di condividere qualcosa di immenso, ma manca la consapevolezza culturale e il sostegno sociale, oltre che familiare. Non è concepibile che la coppia sia travolta da consigli, rimproveri, suggerimenti. Ogni esperienza è diversa, ogni nuova famiglia ha una storia a sé. Pensa come è stato affrontato il tema dell’allattamento. La protagonista è certa di quello che sta facendo, mentre madre e suocera tentano di deviarla verso l’unica scelta che ritengono giusta: la propria. Senza capire, senza ascoltare. Ecco forse quello che più emerge da questo film, pur nella sua leggerezza e ironia, è l’incapacità di ascoltare. La sequenza del pub ne è un esempio: i discorsi di Barbara sulla gravidanza annoiano tutti, compagno compreso, che non capiscono quanto sia onnicomprensiva e assoluta la sua esperienza.

V: Quando sei innamorato vieni travolto da una sorta di follia del concepimento, i tuoi occhi sono in modalità La vie en rose, e non riesci a pensare ad altro oltre che alla felicità. A prenderla sul serio la pellicola potrebbe far passare completamente la voglia di rimanere incinta. Ribadisce ad ogni istante tutti i lati negativi. In fondo che è dura si sa, la concezione idilliaca è una patina creata per non terrorizzare. Viene da chiedersi se ci sia proprio il bisogno di raccontare l’ovvio, e sui titoli di coda resti con l’amaro in bocca, la consapevolezza della realtà, ed il cuore ancora tenacemente attaccato al sogno.

L: Giusto, l’amaro in bocca. Il quadro che ne esce non è rassicurante, ma dovrebbe aiutarci a modificare le prospettive, a ripensare i ruoli per famiglie più felici, capaci di garantire ai figli la consapevolezza di avere alle spalle qualcosa di solido su cui costruire una personalità decisa e altrettanto forte.

Virginia Lorè e Luisa Carretti

Commenti