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Sport in acqua sin da piccolissimi

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L’acqua, un elemento accogliente, affascinante, che però può spaventare. Non sono pochi i bambini che di fronte alla visione di un mare blu, intenso e sterminato si sentono intimiditi e preferiscono giocare tutto il giorno sul bagnasciuga piuttosto che tuffarsi fra le onde. Luca Bonetto, istruttore di nuoto esperto di acquaticità neonatale, racconta a noi di Melarossa come vincere questa paura e i vantaggi di iscrivere i nostri figli ad un corso di acquaticità e poi nuoto.

Paura dell’acqua e infanzia: un sentimento innato o indotto?
Il bambino appena nato esce da un luogo caldo e immerso in un liquido e quindi ha un’affinità innata con l’acqua che col passare del tempo tende a diminuire. In più un genitore apprensivo o insicuro può trasmettere al bambino la paura dell’acqua, soprattutto nei più grandicelli se non sono stati abituati  a stare nell’acqua in un ambiente confortevole, che sia piscina o la vasca da bagno o il mare, e caldo.

Qual è la temperatura consigliata affinché un bambino sino al primo anno di età percepisca la sua presenza in acqua confortevole?
Fra i 30 e i 32 gradi mediamente.

A che età è consigliabile iscrivere il proprio figlio ad un corso di acquaticità?
Intorno ai 6 mesi e naturalmente solo dopo aver sentito il pediatra. Prima di quell’età è sconsigliato visto che un bambino appena nato ha difese immunitarie molto basse e  la piscina presenta condizioni ambientali non proprio adatte.

E il cloro? Che pericoli comporta per la sua pelle delicata?

Credo che la concentrazione in cui è presente sia tollerabile, vista l’esposizione non continuativa, ma soltanto  di 40/45 minuti una volta a settimana per al massimo dieci incontri. In più il cloro garantisce l’igiene dell’acqua.

Che differenza c’è fra un corso di acquaticità e un vero e proprio corso di nuoto?
Un corso di acquaticità coinvolge i bambini entro l’anno di età e fino ai 4- 5 anni, ovviamente costruito su vari livelli.  Per i bimbi entro l’anno deve essere puramente un gioco, man mano che crescono poi si può proporre qualche piccolo fondamento del nuoto. A volte già all’età di un anno, se molto ricettivi, si propone loro di approcciarsi all’acqua con la tipica gestualità di questo sport.  Verso i 5 e i 6 anni poi ci sono bambini che già nuotano, quindi il corso è calibrato su età e predisposizioni che hanno. Per un corso finalizzato al nuoto bisogna aspettare comunque i 4/5 anni.

Quali sono i benefici fisici per un neonato e per un bambino in età di sviluppo?
Per un bebè sicuramente la capacità di prendere confidenza con l’acqua e poi lo sviluppo di abilità motorie con movimenti spontanei e senza alcun rischio.

E per i bambini dai 6 ai 10 anni?
In quel caso credo che il nuoto possa essere un’alternativa, ma non l’unica soluzione. La mia recente esperienza mi ha dimostrato che alcuni bambini, prima ancora di essere indirizzati verso uno sport, dovrebbero apprendere l’ABC del muoversi. Quindi variare molto le attività e in questo contesto il nuoto può avere ruolo di rinforzo, anche dal punto di vista psicologico. Il nuoto lavora al contempo su  motricità e coordinazione, molto importante a questa età in cui la cosa fondamentale non è lavorare sulla prestazione, ma sul gesto.

Con quale intensità è consigliato praticare questo sport?
E’ una risposta difficile. In generale la regola è non sovraccaricare il bambino con mille attività. Il genitore dovrebbe capire se suo figlio sopporta, tollera e gradisce questo carico di lavoro oppure se è stressato. Doserei e diversificherei senza forzature.

Che tipo di alimentazione dovrebbe seguire un bambino prima e dopo l’ora di nuoto?
Il bambino ha risorse incredibili: ha bisogno di pasti normali, di seguire una dieta varia. Magari potrebbe fare uno spuntino due ore prima dell’inizio della lezione con un frutto, uno yogurt oppure una fetta di pane e prosciutto o pane e marmellata. Dopo l’attività fisica invece è da valutare, perché se l’ora di cena è vicina, non c’è bisogno di proporre qualcosa al bambino.

Molti bambini soffrono di otite o raffreddori, motivi che inducono i genitori a escludere il nuoto come possibile sport. E’ la scelta giusta?
Sicuramente un ruolo determinante gioca il fatto che si esce dalla piscina con la testa ancora bagnata. Non è tanto l’acqua, ma proprio questi comportamenti scorretti. Se poi si hanno disturbi a orecchie o naso, si possono usare tappi apposta. Se anche così il problema persiste, allora è necessario prima risolvere alla fonte e poi valutare.

Estate, tempo di mare. Consigli ai genitori per aiutare i bimbi a vivere con spensieratezza il rapporto con l’acqua?
Il consiglio che posso dare è quello di andare per gradi. Iniziare magari non con il mare aperto, ma con una piscinetta sulla spiaggia. L’importante è non costringere e non forzare, ma far percepire tutto come un gioco.

Meglio braccioli e salvagenti oppure sostenere il bambino con le braccia e gradualmente allentare la presa man mano che la sicurezza e la padronanza del corpo aumentano?
La seconda opzione è sempre da preferire. I braccioli sono comodi e permettono al genitore di star tranquillo e disimpegnato. Se un bambino chiede i braccioli vuol dire che non si sente sicuro ed è stato fatto qualche errore in precedenza, se invece ha seguito un buon percorso di avvicinamento sa gestire la sua emotività e il suo corpo in acqua e dunque non ha bisogno di accessori.

Luisa Carretti

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