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Papà o Mammo?

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Papà premurosi, attenti, capaci di ritagliarsi del tempo tutto per i figli. Sono uomini in parte liberatisi della convenzionale idea di ricoprire un ruolo burbero, distante, autoritario, che non si vergognano di improvvisarsi giocolieri o buffoni in una sala piena di gente per calmare il proprio piccolo nervoso; che vivono il parto non più come “un affare da donne”, ma restano con la compagna o moglie per essere presenti quando il loro bambino emetterà il primo vagito; che si interrogano sulla loro figura, cercando di capire come diventare una guida autorevole, forte, ma allo stesso dolce e comprensiva.

Sono gli uomini come Luca, papà da appena sei mesi, che, con la voce rotta dall'emozione e la felicità negli occhi, racconta: “La nascita di mio figlio è stata un sogno che si realizza: essere padre” o come Francesco, padre due volte, che confessa: “Mi domandavo se sarebbe stato possibile amare un altro figlio come già amavo la mia prima bambina. Avevo qualche dubbio. Poi sono bastate poche ore e da quel momento mi è sembrato che quel bimbo appena arrivato, fosse stato con noi da sempre.”

L'amore, il dialogo sembravano essere sino a poco tempo fa prerogativa delle madri, invece in questa nuova interpretazione dei ruoli, sorprendentemente sono gli uomini ad avere più tempo, pazienza e voglia di ascoltare i propri figli. Sempre Francesco ammette: “A me diverte tantissimo farmi raccontare i loro sogni, cercare di capire come cominciano a funzionare i loro pensieri, i loro desideri. La mattina, a colazione, quando siamo solo noi tre, ci raccontiamo i sogni. Mi diverte quando fanno le scoperte, quando fanno associazioni tra esperienze che hanno vissuto in momenti diversi”.

E forse per questo che le esperienze dei papà blogger, anche in Italia, si fanno più numerose. Come quella di Francesco Uccello con motelospiegoapapa, blog nato nel 2009 e da poco anche un libro, per raccontare le acrobazie di un padre sempre in bilico fra le mille domande dei propri figli e la ricerca della risposta giusta. “Non sono tanto le domande quanto le parole da usare, come porgli le risposte. Bisogna trovare le parole giuste per non rendere il discorso troppo complicato, infatti in genere io non dò mai una risposta immediata, ci penso un attimo, per poi creare una spiegazione che possa fargli comprendere il reale con l'immaginario che è giusto che il bambino abbia”.

Ma cosa si aspettano questi papà moderni dai loro figli? La domanda posta ai tre uomini intervistati, rivela ancora una volta una sensibilità prima impensata. Tutti riescono a parlare dei loro bambini esaltandone le qualità, mettendo in luce doti e difetti, proprio come un tempo avrebbe fatto la più osservatrice delle madri.

Luisa Carretti

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