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I nostri figli sono troppo impegnati?

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Settembre è tempo di ripresa: scuola, lavoro, ma anche compiti a casa,  sport, attività ricreative che spesso si susseguono le une alle altre senza lasciare tempo al relax, alla noia. E i bambini sono tanto impegnati (e a volte stressati) quanto gli adulti. E siamo spesso noi genitori ad affollare di impegni la settimana dei nostri figli, convinti che sia la scelta più saggia per la loro crescita. Ne parliamo con Emanuela Lanoce, psicologa clinica specializzata in terapia familiare.

Cosa c’è alla base dell’ansia del fare di noi adulti che trasmettiamo anche ai figli? C’è forse desiderio di perfezione, trasposizione di aspirazioni e aspettative o paura di non saper gestire i tempi morti, la noia?
Essere genitore non è un compito facile, molte volte si può correre il rischio di attribuire i nostri desideri e le nostre aspettative ai figli, cercando inconsapevolmente di realizzarci tramite loro.
Il genitore impara a decifrare i desideri e le ambizioni del figlio col tempo, dando spazio all’osservazione e all’ascolto delle emozioni proprie e del bambino.

Vogliamo crescere dei superbambini, ma quali sono gli effetti su autostima e percezione di sé? I nostri figli si sentono sotto pressione?
Se i genitori vogliono un figlio perfetto (bello, bravo, intelligente…) rischiano di calpestare l’identità del bambino e soprattutto di trasmettergli l’aspettativa troppo alta di dover essere super in tutto. Così facendo non accettano l’idea che ogni individuo ha dei limiti, con conseguenze inevitabili sull’autostima: il bambino crescerà sempre con un modello irraggiungibile, sentendosi quindi “imperfetto”. In più potrebbero esserci conseguenze anche sulla sicurezza nel rapporto con i coetanei.

Quante attività extrascolastiche dovrebbe frequentare un bambino per crescere in modo equilibrato?
Non c’è una regola esatta, quello che è importante è che il bambino sia sereno e accolga tutte le attività con gioia. I genitori possono dedicare del tempo alla scelta delle attività coinvolgendo il bambino alla luce delle sue richieste e devono osservare e monitorare con attenzione i comportamenti del piccolo.

Qual è il confine fra il prendersi cura della crescita culturale, espressiva dei nostri figli e l’imporre? Come fare a rendersi conto di quando si sta esagerando?
Se i bambini sono sovraccaricati manderanno sicuramente dei segnali con comportamenti che denotano disagio: difficoltà nel sonno e/o nella concentrazione, iperattività, difficoltà scolastiche e/o comportamenti che denotano una regressione nello sviluppo. In tutti questi casi è bene fermarsi è chiedersi “che cosa sta succedendo”.

La strategia migliore per crescere un bambino felice, appagato e sicuro di sé, senza caricarlo di aspettative e pressioni…
Premettendo che anche in questo caso non esiste la ricetta o una strategia che garantisce il successo, ecco alcuni spunti utili per svolgere il duro mestiere del genitore:
– ricordarsi sempre che in un rapporto è più importante la qualità della quantità: tra le varie attività e i diversi impegni extrascolastici non bisogna dimenticare di ritagliarsi uno “spazio di condivisione” da trascorrere coi figli che non sia necessariamente finalizzato ad una attività nello specifico.
Per creare un buon rapporto e infondere fiducia in se stessi il bambino ha bisogno di crescere all’interno di un rapporto sicuro coi genitori, non basato sulla quantità, ma sulla qualità.
– accettare i limiti del bambino: la perfezione non esiste;
– fare fronte comune sulle regole della famiglia:  ogni attività extrascolastica va condivisa tra i genitori ed entrambi devono essere d’accordo sul “carico” delle attività (quindi mai contrastare una scelta del genitore, soprattutto in presenza dei figli, semmai discuterne in separata sede e trovare un accordo);
– è utile confrontarsi con altri genitori per condividere le difficoltà evolutive e prendere spunti arricchendo le proprie competenze genitoriali.

Luisa Carretti

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