Home Lifestyle Genitori e Figli Lo sport di essere mamma

Lo sport di essere mamma

CONDIVIDI
il racconto di josefa idem mamma e atleta

Come fa una sportiva di successo ad essere anche una mamma perfetta? Josefa Idem si racconta.

Essere una campionessa mondiale e allo stesso tempo moglie (è sposata con il suo allenatore Guglielmo Guerrini)  e mamma sembra una ricetta vincente a ripercorre la carriera di Josefa Idem, canoista  di origine tedesca che ormai dal 1990 vive e gareggia a livello internazionale per l’Italia.

Un mondiale disputato, una medaglia vinta alla decima settimana di gravidanza, gli allenamenti ripresi dieci giorni dopo la nascita del tuo primogenito: la tua storia racconta che conciliare poppate, pannolini e veglie notturne con gli impegni agonistici è difficile, doloroso, ma non impossibile. Qual è la tua ricetta?
Non è stato semplice. Ma mi sono messa alla prova. Abbiamo tante tare mentali, che ci fanno rendere meno di quello che potremmo e la fase post parto e dell’allattamento è di solito considerata un periodo delicato che richiede attenzioni e riposo. Ho voluto verificare fino a che punto fosse vero, mi sono informata  presso la Lega del latte ed ho ascoltato il mio corpo. Si tende di solito ad  arrendersi perché è tutto molto nuovo e sconosciuto, ma abbiamo impostato il lavoro mantenendo dei punti fermi, come l’allattamento e il benessere del bambino. È fattibile.

Mamma pasticciona o mamma perfetta. A quale categoria  pensi di appartenere?
A metà. Essere perfetti non vuol dire fare il bene del bambino. Nella nostra famiglia cerchiamo di mantenere delle abitudini, come mangiare insieme o accompagnare e andare a prendere i nostri figli da scuola, organizzando il lavoro di conseguenza. Ma un po’ di caos ci vuole. Diciamo che il nostro obiettivo quotidiano è ad esempio quello di non essere troppo in ritardo ogni mattina e riuscire ad arrivare a scuola solo qualche minuto dopo la campanella.

Che tipo di rapporto hai con i tuoi due figli? Come vivono la tua celebrità e i tuoi continui viaggi?
Per i miei figli io sono la loro mamma e basta. Certo il confronto per forza c’è. Mi ricordo che mio figlio  più grande a 6-7 anni partecipò ad un torneo di beyblade per cui si era preparato a lungo. Quando  è stato eliminato al primo turno ha pianto tantissimo, perché non poteva accettare di aver perso e sicuramente il confronto con la sua mamma ha avuto il suo ruolo.

Ma quello che tengo sempre a far capire ai miei figli è che hanno tanto da dare, tanti talenti e che loro sono protagonisti della loro vita. In questo periodo sempre mio figlio più grande ha manifestato  il desiderio di fare sport e per noi la discussione è aperta. Il rischio per loro potrebbe essere quello di legare lo sport al risultato, ma cerco di insegnare che il valore assoluto è un altro, è la conoscenza del proprio limite e il lavoro che si fa per superarlo e per migliorarsi.

Hai insegnato loro l’importanza di mantenersi in forma e mangiare sano?
Ci provo, ma nessuno dei due ama molto frutta e verdura. Certo, sulla nostra tavola non mettiamo mai cibi fritti o troppo grassi, ma ad esempio il più piccolo in questo periodo non ama per niente il pesce, anzi gli viene proprio la nausea!

Secondo te a che età un bambino dovrebbe iniziare a fare sport? Qual è l’età giusta per trasformare l’impegno sportivo in attività agonistica?
I bambini sono degli sportivi nati. Se hanno modo non stanno mai fermi e di attività fisica ne fanno tanta saltando, arrampicandosi, correndo. Io e mio marito portiamo avanti dei programmi di avviamento allo sport in cui siamo molto attenti all’alfabetizzazione sportiva. Dai 4 anni in poi, età in cui si scoprono deficit motori da correggere, si può iniziare con un’attività mirata. Dai 10-13 anni poi l’impegno sportivo si può trasformare in agonismo, che, se affrontato con lo spirito giusto, resta un gioco e quindi molto divertente. Così è stato per me.

Cosa puoi consigliare ai genitori di bimbi che intraprendono attività sportiva a livello agonistico?
Di non proiettare le proprie aspettative sui figli e non pressare per il risultato. Devono essere dei punti di riferimento e dare il giusto supporto. L’importante è anche scegliere una buona società con allenatori competenti e fidarsi.

Alimentazione  e salute dei piccoli sportivi. Hai dei suggerimenti per le lettrici di Melarossa?
La dieta mediterranea resta sempre un’ottima scelta. Noi ad esempio a casa preferiamo la pasta con farina di Kamut più digeribile e capace di dare grande energia.
Fino a 16 anni poi non c’è nessun bisogno di aggiungere alla dieta del piccolo sportivo degli integratori.

Sei stata testimonial di campagne di sensibilizzazione sulla sclerosi multipla, sulla donazione di organi e a favore di Emergency: oltre che mamma atleta sei anche una mamma socialmente e politicamente impegnata. Come riesci a trovare il tempo per tutto?
Prestare la mia immagine e la mia popolarità per campagne di questo tipo è il minimo che posso fare per aiutare i meno fortunati. Per quanto riguarda la mia esperienza politica, sono stata assessore allo sport del comune di Ravenna, ma ho deciso di sospendere la mia attività perché troppo impegnativa e inconciliabile con la famiglia e il lavoro. E poi credo che crescere due figli sia già un bell’impegno politico.

Luisa Carretti

Commenti
CONDIVIDI