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La fantasia che nasce dalla noia

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i racconti di carola susani

Carola Susani racconta la vita da mamma di una scrittrice che vuole far riscoprire ai bimbi l’importanza del sogno

Scrittrice intelligente e raffinata, Carola Susani vive la sua maternità con entusiasmo creativo, visto che insieme all’infanzia, sembra essere fonte di ispirazione, analisi e riflessione.

Carola Susani, come scrittrice hai spesso parlato di infanzia.  Che cosa rappresenta per te questa stagione della vita?
Ho una grande attenzione per i bambini reali, che mi incuriosiscono tanto. Ricordo poi molto bene la mia infanzia e provo stima per la bambina che ero e i bimbi che frequentavo, perché ho l’impressione che la fatica di ogni bambino per decodificare la realtà e cercare di capire il proprio spazio è una sorta di analisi decostruttiva del sistema mondo, spontanea e istintiva. Per cui l’infanzia più che qualcosa che io mi rappresento è la condizione umana nella sua capacità di comprendere e disciogliere le questioni.

Che rapporto c’è fra la creatività e l’essere bambini? Credi che oggi siano lasciati liberi di esprimersi o sono compressi in una realtà troppo adulta?
Più che troppo adulta, è una realtà da fabbrica giapponese: durante gran parte della giornata hanno occupazioni gestite e accompagnate dall’esterno e poco tempo per stare per i fatti propri.
In realtà si adattano molto bene a questa vita e siamo noi genitori a cercare di procurare loro un po’ di noia, importante perché dà la possibilità ai bambini di mettere alla prova la capacità di inventare mondi.

E tutte le volte che la noia arriva, basta un’oretta e già i mondi son partiti, le invenzioni sono diventate fantasmagoriche. Insomma vale la pena far la fatica di regalar loro la noia,  nonostante la società attorno ai bambini si sia costruita seguendo la direzione opposta. Basta  passare da un luogo all’altro per trovare qualcuno che ti accudisce e ti dice quello che devi fare, ti propone continuamente suggestioni e sensazioni costruendo una passività, anche nell’eccellenza, che è molto pericolosa.

Attività fisica o crescita intellettuale. Nell’educazione dei figli quale dei due aspetti deve essere preponderante?
Per istinto finisco per privilegiare l’intelletto, a quel punto mi aggredisco e provo a compensare dando più spazio al corpo, ma soprattutto a seguire i desideri delle mie figlie. Attenzione però, dare spazio al corpo non vuol dire per forza quattro ore di danza, ginnastica o piscina, ma anche permettere ai bambini di stare all’aria aperta e di fare quello che vogliono. Perché il corpo non è solo addestramento, ma anche scatenamento.

In “Mamma o non mamma”, affronti con la tua amica e scrittrice Elena Stancanelli il tema della maternità. Che rapporto hai tu con la maternità? Cosa puoi suggerire per affrontare la maternità in modo felice?
Io ho avuto, come tutte le mamme che poi in questo ruolo si sono trovate bene, anche dei momenti di grande fatica. I più duri che ho vissuto sono stati quelli dopo il parto della mia prima figlia, in cui, pur non arrivando alla depressione, ho provato panico e senso di abbandono molto consistenti.

Tutto il mio mondo veniva messo in discussione radicalmente e io non avevo più un’immagine di me a cui agganciarmi, era tutto scompaginato. La cosa che mi è stata veramente di aiuto sono state le altre madri: la possibilità di confrontarmi e di comprendere la normalità dei miei turbamenti, la serenità dell’affrontarli, ma anche il loro sostegno pratico, perché fra madri ci si aiuta moltissimo. Ho scoperto anche una passione per le altre donne che trovano continuamente soluzioni, ognuna diversa, ognuna con il proprio stile di maternità. E questa diversità, apparentemente incompatibile con te, ti insegna sempre cose nuove.

Mamma perfetta o mamma pasticciona. A quale categoria pensi di appartenere?
Pasticcionissima, senza alcun dubbio! La madre perfetta non fa simpatia a nessuno, però di fatto io sono una madre con tante manchevolezze sotto molti aspetti, fuorché la grande attenzione nella relazione diretta con le mie figlie. Se hanno le calze spaiate o escono con i capelli spettinati non m’importa, mi interessa invece riuscire a concentrare l’attenzione sulle loro questioni profonde. E quindi giochiamo parecchio insieme, parliamo e proviamo a creare il più possibile occasioni per stare bene insieme.

E come si può conciliare gli impegni di lavoro, la scrittura, con tutto questo?
Non lo so come si fa. Io allo stato attuale dei fatti mi sveglio molto, molto presto la mattina. Lavoro di notte per avere tempo per le mie figlie di giorno. E in tutto questo non c’è alcuno spazio per la cura domestica, per le bollette. La situazione è sempre prossima o dentro la crisi, però è anche fatta di grandi divertimenti e soddisfazioni.

Come ti vedono i tuoi figli? Come vivono il fatto di avere una mamma scrittrice?
Io ho sempre la preoccupazione che loro si sentano in competizione con il mio lavoro, certo si arrabbiano quando parto, però lo scrivere e il raccontare storie fa già parte del loro mondo e la trovano una cosa normale. La più grande delle due infatti dice spesso che io faccio il mestiere più semplice del mondo perché racconto storie. Lo trovano un po’ come respirare.

Sei una mamma che cucina? Un ipotetico racconto sul mangiar sano, come si potrebbe impostare?

Sono molto attenta ai cibi e alle materie prime, anche se non sono molto brava a cucinare. Ho sempre in mente gli equilibri alimentari, anche se ad esempio faccio fatica a far mangiare le verdure a mia figlia più piccola. Abbiamo anche provato ad inventare la storia di una grande festa nella sua pancia a cui far partecipare invitati tutti diversi fra loro per farla riuscire, ma dopo tanta fatica di diverso dal prosciutto mangia solo carote, mele e banane. La più grande invece ha acquisito uno spettro alimentare immenso. Mangia di tutto e ad undici anni sa anche cucinare. Un bel risultato di cui siamo molto fieri.

E il tuo libro a cui sei più legata?
Sicuramente Eravamo bambini abbastanza, il mio ultimo libro pubblicato con Minimum Fax. L’ho scritto in anni molto faticosi della mia vita ed è stato bello, perché ha rappresentato una sorta di filo teso che non ho perso mai e che mi ha restituito la possibilità di esserci nel caos.

Luisa Carretti

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