Home Lifestyle Genitori e Figli I primi giorni in ospedale: come non aiutare una mamma ad allattare

I primi giorni in ospedale: come non aiutare una mamma ad allattare

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gloria con bimbo in ospedale

I punti del parto cesareo, la mia impossibilità di muovermi per i forti dolori, la gente in camera che mi fissava e mi diceva cosa dovevo fare non hanno favorito la riuscita dell’operazione… quanto avrei voluto essere sola con Alessio e avere magari lì un’ostetrica ad aiutarmi a trovare la posizione migliore, a darmi dei suggerimenti, ad insegnarmi a fare quel gesto fondamentale, forse per molte immediato, ma per me in quel momento complicatissimo.

Ma nessuno all’ospedale mi ha aiutato, se non, il giorno successivo, un’ostetrica che avevo conosciuto prima del parto e a cui ho dovuto dare un compenso. E’ stata lei a far acquistare ad Alessio, nella farmacia dell’ospedale, un paracapezzolo, che ha permesso finalmente a Giulio di attaccarsi correttamente e di succhiare il tanto prezioso colostro, facendo commuovere me ed in particolare Alessio, molto preoccupato per il digiuno del nuovo arrivato.

I giorni successivi non è cambiato nulla: l’infermiera lasciava il piccolo in camera e vedendomi allettata me lo posizionava addosso e poi usciva, senza dirmi o chiedermi nulla. Solo una sera è apparsa una ragazza davvero giovanissima a parlarci dell’importanza dell’allattamento e a chiedermi se avevo difficoltà ad attaccare mio figlio al seno. Sia lei, sia il pediatra che ha visitato Giulio prima di uscire dall’ospedale, sia la pediatra da cui vado regolarmente, mi suggerivano di tenerlo dieci minuti per seno, ma ho scoperto poi che è un suggerimento sbagliato, soprattutto per i primi giorni in cui bisogna avviare l’allattamento, visto che più il bambino succhia, più il nostro organismo capisce che deve produrre latte.

A completare il quadro c’è stato il calo fisiologico di Giulio, che da 3 kg è sceso a 2.600 kg, facendo allarmare tutta la famiglia (in particolare Alessio) e anche il pediatra dell’ospedale, che mi ha dato un biberon di latte artificiale da dare a Giulio prima di uscire dall’ospedale dicendomi, per i giorni successivi, di attaccarlo al seno dieci minuti per parte e poi di dargli 30 ml di latte artificiale, indicandomi anche la marca del latte da acquistare.

Non era chiaro per quanto questo procedimento dovesse avvenire (2 giorni? Una settimana? Un mese?) e non era chiaro se dovessi allattare ogni volta che Giulio sembrava avere fame o ogni tot. Ma stanca, dolorante, emozionata e preoccupata per la salute del mio cucciolo non ho pensato a nulla, ma anzi sollevata da questa soluzione che assicurava nutrimento al mio bimbo sono corsa ad acquistare il latte prima di tornare a casa.

Oggi, a distanza di qualche mese, più lucida, più calma, riesco a capire come la superficialità di molti medici e assistenti sanitari rischia di modificare il corso della vita di alcune persone. L’inesperienza, l’agitazione dei primi giorni, fanno si che ci si affidi a chi ne sa più di noi.

Per fortuna ormai informarsi si può e da più fonti: libri, internet, consulenti specializzate in allattamento, quindi quando e se avrò un altro bambino saprò cosa devo fare e non ascolterò i primi consigli dati di fretta e senza riflettere.

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Sono nata in Francia ma vivo in Italia da 20 anni. Prima di diventare pubblicista, ho fatto l’insegnante di sport (ISEF) in Francia e l’attrice per 10 anni. Appassionata di salute e benessere, collaboro per Melarossa da 5 anni, scrivo soprattutto di fitness e gestisco la pagina Facebook. Mi piace molto il mio lavoro perché è molto creativo e abbiamo molti rapporti con gli utenti a cui cerchiamo di dare una mano per rimanere sempre positivi durante il loro percorso.