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Disney contro il junk food

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E' ufficiale: la Disney ha deciso di bandire dalle sue televisioni pubblicità di patatine, pop corn, lecca lecca, merendine, bevande gassate e zuccherate. Una vera e propria guerra al junk food, dunque, ingaggiata in America non solo da Michelle Obama, ma anche da uno dei colossi del mercato del divertimento per l'infanzia. Lo scopo è sempre lo stesso: combattere l'obesità, dilagante negli Stati Uniti, ma ormai in quasi tutti i paesi occidentali. E se fino a non troppo tempo fa questo problema, ormai considerato una malattia invalidante a tutti gli effetti, era attribuito a responsabilità o disfunzioni individuali, ora finalmente è evidente l'esistenza di un concorso di colpe con media, sistema economico, politico e culturale. Così i personaggi Disney, adorati da tutti i bambini del mondo, con il loro forte appeal si faranno promotori di una vera rivoluzione culturale tutta orientata a salvaguardare la salute dei nostri figli.  Non solo! La Disney promuoverà un marchio “Mickey”, che identificherà cibi salutari e di qualità. “Il lavoro della Disney  nel trasformare le abitudini alimentari sarà positivo e anche molto semplice, visto che da sempre è veicolo di un mondo utopisticamente buono, mai inquinato da cose adulte, in cui il bene vince sul male”,  afferma Patrizio Cecconi, creativo dell'agenzia Grapho e autore di campagne di educazione alimentare,  “sarà dunque facile per questo colosso riuscire a proporre un modello alimentare sano”.
Ma qual è il potere persuasivo della pubblicità? Quanta responsabilità ha la pubblicità nel manipolare e indirizzare i consumi alimentari, e le preferenze, dei nostri bambini?  Secondo Patrizio Cecconi “il potere della pubblicità è enorme, visto che i bambini sono individui facilmente impressionabili e dunque altrettanto facilmente orientabili. E nonostante la spesa la facciano le madri, i bambini riescono a influenzarne le scelte. La loro insistenza nel chiedere un cibo porta i genitori, a volte con leggerezza, ad assecondare la richiesta. Gli inserzionisti lo sanno e affollano i palinsesti dei canali tematici, ma anche delle televisioni generaliste negli orari in cui i figli sono a casa davanti alla tv.” Esistono poi dei meccanismi alla base di ogni campagna pubblicitaria innescati per conquistare un bambino che, per Cecconi lavorano mediamente su due diversi sentimenti: il divertimento per i più piccoli, il senso di appartenenza ad un gruppo per i più grandi e per gli adolescenti e “lo stimolo a consumare determinati prodotti viene dal desiderio di riprodurre e ritrovare quelle emozioni provate durante la visione della pubblicità o di sentirsi inclusi in una cerchia”.  Aspettiamo dunque i risultati di questa rivoluzione alimentare in atto e intanto proviamo a  seguire il consiglio di un pubblicitario: “Ai genitori suggerisco di limitare l'esposizione dei bambini alla televisione, e dunque anche alla pubblicità, un mezzo che si fruisce in modo passivo e che può disabituare al senso critico e al ragionamento.”

Luisa Carretti

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