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Depressione e mamme: si può guarire

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la depressione post partum non deve essere un tabù culturale

Il tema della depressione della mamma è ancora un tabù. Ma molte donne la vivono ed hanno bisogno di aiuto.

La depressione delle mamme è ancora un tabù in Italia. Ne abbiamo parlato con Mauro Mauri, responsabile del Dipartimento di Psichiatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Pisa, promotore di due studi sui disturbi dell’umore in gravidanza e dopo il parto.

Quante donne in gravidanza o neo mamme in Italia si ammalano di depressione ogni anno?
Circa una mamma su 10 può presentare un quadro di depressione, sia nei mesi della gravidanza che nel postpartum. È più corretto dunque parlare di Depressione Perinatale, piuttosto che di Depressione Postpartum, che può più probabilmente manifestarsi nel primo trimestre dopo il parto. Ma episodi di depressione o ansia, di gravità variabile, possono insorgere anche fino ad un anno dopo la nascita del bambino.


Esistono fattori  fisici, ambientali e relazionali che durante la gravidanza predispongono le donne a soffrire di disturbi dell’umore?

Il ruolo specifico dei singoli fattori di rischio per lo sviluppo della Depressione Perinatale è ancora oggetto di dibattito. Questi fattori sono divisi in tre gruppi, a seconda del “peso” che ognuno di essi ha nella genesi della depressione.

Tra i fattori da forte a moderato sono inclusi l’avere sofferto di disturbi d’ansia o dell’umore nell’arco della vita o in gravidanza oppure avere un familiare di primo grado affetto da disturbi psichiatrici.  O ancora avere vissuto eventi stressanti (lutto, perdita del lavoro, separazione, divorzio), la mancanza di un supporto familiare e/o sociale, tratti di personalità caratterizzati da pessimismo e bassa autostima.

Esistono poi fattori di rischio più deboli come le complicanze ostetriche, la gravidanza non pianificata, le difficoltà con l’allattamento, ma anche soffrire di sindrome premestruale. Un basso status socioeconomico, al contrario di quanto si potrebbe pensare, sembra rappresentare solo un fattore di rischio debole per lo sviluppo di Depressione Perinatale.

Quanto influisce l’atteggiamento del compagno/marito sull’insorgere dei sintomi e sul buon esito delle cure?
Le difficoltà coniugali, lo scarso supporto da parte del coniuge/compagno, soprattutto nell’accudimento del bambino, rappresentano uno dei maggiori fattori di rischio. Nella nostra esperienza proprio la scarsa collaborazione e il parere non favorevole alla partecipazione alle iniziative del nostro centro di molti partner hanno limitato l’accesso di diverse gravide allo screening per la Depressione Perinatale.

Il suo centro è stato promotore di due studi proprio sulla depressione in gravidanza e nel postpartum. Quali sono stati i risultati?
Gli studi hanno approfondito i fattori di rischio e l’epidemiologia della depressione in gravidanza e nel postpartum (Depressione Perinatale), ma anche validato una procedura rapida, e facilmente attuabile anche in ambito ostetrico, di individuazione delle donne gravide a rischio già dai primi mesi. I risultati hanno messo in evidenza l’efficacia di un intervento preventivo volto alla riduzione della depressione e l’ansia nelle prime fasi della gravidanza ai fini di una riduzione del rischio di depressione post-partum.

Esistono ancora pregiudizi intorno alla depressione?
La depressione perinatale sembra essere  stigmatizzata principalmente in famiglia, perché un donna che si dichiara depressa, incapace come madre e perfino con sentimenti di rifiuto verso il figlio, si espone al giudizio negativo dei familiari e del coniuge.
Il naturale obiettivo primario del marito è difendere il figlio, mentre la cura della moglie può avere per lui un significato marginale, per questo spesso la donna non parla della sua depressione, che diventa un tabù culturale.
I risultati emersi dai nostri studi supportano l’ipotesi che un intervento di psicoeducazione con finalità informative effettuato nel corso della gravidanza permetterebbe alla coppia di informarsi e affrontare il periodo perinatale in modo più consapevole.

La depressione delle donne ha ripercussioni sul feto? Di che natura?
Una depressione non riconosciuta e non trattata spesso può portare le madri a prendersi meno cura di sé, non seguire le indicazioni ostetriche con possibile compromissione della nutrizione sia materna che fetale, maggiore probabilità di parto pre-termine, basso peso corporeo alla nascita e problemi di relazione tra la madre ed il neonato. La depressione può anche essere causa di maltrattamenti o di ridotta cura per i piccoli e indurre o accentuare problemi coniugali fino alla separazione o al divorzio.

Sulla base dei dati ottenuti dagli studi condotti, quali suggerimenti potrebbe dare per scongiurare il rischio  di cadere in depressione?
Un adeguato supporto familiare o da parte degli amici in situazioni vitali stressanti rappresenterebbe un fattore protettivo contro lo sviluppo della depressione nel postpartum, visto che tutti gli studi presenti in letteratura hanno rilevato una stretta correlazione tra la depressione nel postpartum ed un insufficiente supporto emotivo e strumentale durante la gravidanza.

Ritiene che sia necessaria un’azione concreta del sistema sanitario nazionale? Se si, in che termini?
Bisognerebbe identificare precocemente le donne a rischio di depressione perinatale tramite appositi strumenti di screening, come questionari di autovalutazione somministrati durante gli accertamenti di routine previsti, e intervenire laddove necessario.
Sarebbe auspicabile la creazione di centri dedicati, accessibili attraverso il sistema Sanitario Nazionale, in cui un piano di trattamento condotto da psichiatri e psicologi potrebbe seguire non solo i casi di depressione o ansia conclamati, ma anche ma anche delle forme di disagio iniziali, che potrebbero evolvere in situazioni più gravi.

Luisa Carretti

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