Home Lifestyle Genitori e Figli Bimbi iperattivi e cibo: c'è un legame?

Bimbi iperattivi e cibo: c'è un legame?

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Alcuni la considerano una malattia, altri un buon affare intorno a cui gravitano gli interessi delle aziende farmaceutiche. In ogni caso ADHD, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività, è ormai riconosciuta come vero e proprio disturbo che colpisce migliaia di bambini in tutto il mondo e che è continuo oggetto di studio e di indagine. I bambini affetti da ADHD sono bambini che presentano problemi di impulsività, attenzione e iperattività. In altre parole sono irrequieti, incapaci di seguire le istruzioni che vengono date loro e di mantenere l'attenzione nelle attività di gioco e scolastiche. Per curarli si ricorre non soltanto alla psicoterapia, ma anche agli psicofarmaci: nel 2011 solo in Italia ben duemila minori hanno assunto Ritalin e Strattera. Ma esiste un'altra via frutto di una ricerca pubblicata sul numero di gennaio di Pediatrics e condotta da due ricercatori americani. J. Gordon Millichap e Michelle M. Yee, hanno dimostrato infatti la correlazione fra  l'alimentazione e l'ADHD.
Quello che mettono in evidenza, anche facendo riferimento a ricerche e studi precedenti, è che la nostra dieta occidentale ricca di grassi, zuccheri raffinati, additivi e conservanti, ma povera dei nutrienti necessari ad un corretto sviluppo psico-fisico, potrebbe favorire lo sviluppo di questo questo disturbo.
Quale la soluzione allora? La ricerca analizza alcune diete già testate su bambini con ADHD come la Feingold diet (priva di grassi, zuccheri, additivi e conservanti), la dieta ipoallergenica (che prevede l'eliminazione degli alimenti a cui le persone sono comunemente allergiche) e una un dieta che reintroduce nutrienti come omega 3 o ferro e zinco nei bambini che manifestano della carenze, individuandone efficacia, debolezze e punti di forza. Reintegrare i nutrienti perduti, offrire ai nostri bambini una dieta alimentare sana e variata,  ricca di fibre, pesce, frutta e cereali, acido folico e omega tre, è la strada da seguire, tenendo però in considerazione le differenze individuali, fondamentali per la riuscita della terapia.

Luisa Carretti

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