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Allattare al seno contro l’inquinamento

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Sul blog della campagna nazionale In Difesa del Latte Materno si legge “Il latte materno è un bene comune di inestimabile valore”. Un bene che però è sempre più minacciato dall’inquinamento ambientale, oltreché da una cultura che  ancora considera l’allattamento al seno come opzionale e sostituibile. Paola Negri, presidentessa di IBFAN ITALIA (International Baby Food Action Network), ribadisce fermamente gli obiettivi e le finalità di una campagna (portata avanti da varie associazioni fra cui IBFAN Italia) che cerca di restituire all’allattamento al seno la giusta importanza, non solo per la salute dei nostri figli, ma anche come fondamentale strumento per valutare il tasso di inquinamento ambientale e per spronarci ad assumere comportamenti e scelte sostenibili.

Paola, la vostra campagna In Difesa del Latte Materno da un lato sostiene che il latte materno sia inquinato, dall’altro è ferma nel promuovere l’allattamento al seno come scelta responsabile. Come si conciliano questi due aspetti apparentemente in contraddizione?
Il latte materno è un indicatore a livello universale del “body burden”, cioé del livello di inquinanti presenti nel corpo umano. Generalmente questi contaminanti si accumulano nel tessuto grasso e quindi prelevare il latte, che ha un alto contenuto di grassi, è il modo più facile ed economico per verificare il tasso di inquinamento presente in una popolazione, e per questo viene usato a livello mondiale e raccomandato dall’OMS.

Può essere un deterrente all’allattamento al seno?
In Italia sono molti i deterrenti all’allattamento materno: le statistiche dicono che nonostante il 97% delle mamme cominci ad allattare, appena la metà supera il terzo mese. La nostra campagna è un’occasione per far capire quanto sia importante il latte materno per la salute dei bambini, della mamma, ma anche dell’ambiente. Il messaggio che vogliamo lanciare è che se persino il latte materno è contaminato, dobbiamo correre ai ripari al più presto.

Quali sono i fattori di inquinamento?
Si tratta di POP (contaminanti organici persistenti) cioè sostanze che non si degradano ma vengono diffuse nell’ambiente e arrivano a noi principalmente attraverso l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo e l’acqua che beviamo. Alcune di queste sostanze, come le diossine, sono prodotte involontariamente da processi come l’incenerimento di rifiuti o processi industriali, altre sono sostanze chimiche prodotte deliberatamente dall’uomo per vari scopi e poi rilasciate nell’ambiente (pesticidi e diserbanti, ritardanti di fiamma); abbiamo poi metalli pesanti (nichel, cromo, piombo, mercurio…) ed infine sostanze chimiche che agiscono da “disruttori endocrini”, (come ftalati e bisfenolo A), usate nei recipienti e nelle confezioni di cibi e bevande industriali. Altre sostanze chimiche che destano preoccupazioni sono alcuni additivi e coloranti usati nei cibi e bevande industriali. Ricordiamo infine il problema delle radiazioni elettromagnetiche.

Che rischi comportano per la salute del bambino?
I rischi sono molteplici: quelli legati a sviluppo cognitivo, iperattività,  e poi rischi di tumori, diabete, obesità e malattie dell’apparato cardiocircolatorio. Oltreché rischi di infertilità, perché la maggior parte di queste sostanze agiscono sul sistema ormonale dell’organismo. E’ significativo che, per la maggior parte degli inquinanti, il periodo in cui il bambino è più sensibile è durante la vita fetale: le sostanze chimiche arrivano attraverso il cordone ombelicale al piccolo embrione e feto, provocando i danni maggiori proprio perché si tratta di un individuo il cui organismo e i cui apparati si stanno formando.

Come ci si può difendere? Quali precauzioni di igiene alimentare prendere?
Difendersi completamente a livello individuale purtroppo è impossibile, però si è visto che scegliere un’alimentazione prevalentemente vegetariana, riducendo il consumo di carne, e biologica può ridurre i rischi per la propria famiglia. A livello collettivo, ci si può difendere producendo meno rifiuti, riciclandoli il più possibile, evitando l’incenerimento, favorendo l’agricoltura biologica e adottando tutte quelle pratiche di vita che hanno un minore impatto sull’ambiente.

Perché parla di ridurre il consumo di carne?
Questi contaminanti si diffondo attraverso acqua, aria e cibo, però, tendendo ad accumularsi nella materia grassa, sono molto più abbondanti nei derivati animali, quindi nei latticini e nella carne. E’ ovviamente un discorso di carattere generale, infatti per le verdure e la frutta occorrerebbe conoscere come e dove sono stati coltivati.

In ogni caso continuate a consigliare di allattare al seno piuttosto che affidarsi al latte artificiale…
L’allattamento  è ormai  riconosciuto come una pratica di salute pubblica, non solo per il bambino ma anche per la mamma. In effetti latte materno e artificiale sono completamente diversi. Il primo è frutto di un processo evolutivo durato milioni di anni, è un fluido biologico al pari del sangue e permette all’organismo del bambino di svilupparsi in modo armonioso e completo. Il latte artificiale al contrario è solo un alimento, fatto con ingredienti non specie-specifici e poi non è un prodotto controllato e sicuro come si vorrebbe far credere, periodicamente ci sono scandali seguiti da ritiri dal mercato. Il suo uso, aumenta il rischio di incorrere in diarree e otiti, malattie dell’apparato respiratorio, malattie cardiovascolari, obesità, sids, allergie.
I pochi studi esistenti dimostrano che anche in condizioni ambientali inquinate i bimbi allattati con latte artificiale se la cavano peggio, perché il latte materno contiene acidi grassi essenziali,  proteine, anticorpi che aiutano l’organismo del bambino a mitigare l’effetto negativo derivato dall’inquinamento.

Quali sono i risultati e le prossime azioni della vostra campagna?
Questa campagna affronta temi molto gravi, tuttavia noi vorremmo dire a tutti che ci sono cose tangibili che possiamo fare per invertire la rotta. La nostra campagna si pone 5 obiettivi: l’istituzione di un biomonitoraggio, la ratifica della Convenzione di Stoccolma  (che ha come obiettivo la difesa della salute umana dai POP  e che  l’Italia, unico paese in Europa, pur avendola sottoscritta  non ha ancora ratificato), la messa al bando di pratiche inquinanti ed evitabili come l’incenerimento di rifiuti e biomasse, l’istituzione di controlli più stringenti per gli impianti in essere e la approvazione di un marchio “dioxin free” per gli alimenti. Per ottenerli ci stiamo rivolgendo alle istituzioni italiane ed europee e parallelamente organizziamo incontri pubblici per informare le persone. Proseguiamo poi con la raccolta firme e abbiamo pubblicato un libro per bambini,  scaricabile  gratuitamente dal sito oppure da richiedibile in versione cartacea, illustrato dai bimbi delle scuole di Venafro, un paese in Molise sede di una delle associazioni promotrici della campagna, dove esistono un grande inceneritore e un cementificio e vi sono preoccupanti tassi di alcune malattie rare.

Luisa Carretti

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