Home Lifestyle Genitori e Figli A 5 anni a scuola: una scelta sensata?

A 5 anni a scuola: una scelta sensata?

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Quante volte ti è capitato di pensare che tuo figlio fosse più brillante e intelligente di altri. E quanti di noi genitori di fronte ai suoi stupefacenti progressi si sono convinti che sarebbe prontissimo per iniziare precocemente la scuola elementare? La legge permette di farlo se il bambino è nato entro il 30 aprile. Ma è la scelta giusta? Sappiamo valutare se nostro figlio è pronto ad affrontare l’impegno scolastico? E poi, vogliamo veramente privarlo dell’ultimo anno di gioco e spensieratezza? Melarossa ha chiesto un parere a due addetti ai lavori per aiutarvi a capire e a scegliere in modo più consapevole.

Giovanni Campana, preside: spesso i genitori scelgono di anticipare per comodità e non perché il bimbo è effettivamente pronto

Giovanni Campana, preside per più di vent’anni presso istituti scolastici del modenese, impegnato oggi con l’ADI, associazione docenti italiani, e nell’attività di formazione in corsi di specializzazione per insegnanti di sostegno, riporta i dati di un recente monitoraggio svolto dal Ministero su vari aspetti, fra cui l’anticipo scolastico: “Da questi dati emerge che le insegnanti giudicano negativo nel 60,7% dei casi un inserimenti anticipato nelle scuole dell’infanzia, mentre per la scuola primaria la percentuale scende al 58%.”

Quale è il motivo?
Perché si tratta di bimbi più giovani degli altri che entrano in un contesto strutturato su bambini che hanno maggiore capacità di mantenere attenzione, di lavoro continuativo, di controllo del comportamento. Non è una questione di capacità intellettive: il punto è che alcuni bimbi a cinque anni sono già impostati per affrontare l’impegno scolastico, sono già pronti, ma molti altri no. 
Le insegnanti con cui ho parlato hanno elencato principalmente questi motivi. In più c’è il fatto che  spesso i genitori scelgono di anticipare per comodità e non perché il bimbo sia effettivamente pronto. 

Un inserimento mal ponderato che effetti ha sull’apprendimento del bambino?
Il problema è proprio che non vada bene a scuola e noi abbiamo già una grande quantità di bambini che a scuola sono disorientati nei primi anni addirittura altri lo sono per sempre. Secondo l’Ocse, la media dei quindicenni italiani che non si orientano bene nella comprensione di un testo e nelle operazioni matematiche non complesse, è molto più alta che nel resto d’Europa. 

Ma come fa un genitore a capire che il proprio bambino è pronto ad iniziare la scuola primaria?
Si suppone che un genitore che voglia anticipare l’ingresso a scuola del proprio figlio, sia un genitore attento che lo ha già familiarizzato alla lettura e all’ascolto. I bambini che sono già dentro ad una mentalità di parola scritta e che hanno una certa continuità nel fare attività possono andare a scuola con anticipo. In più il possesso di linguaggio strutturato con frasi abbastanza lunghe e qualche semplice subordinata,  fluente, disinvolto è  condizione importante. 

Lei dunque sconsiglia o consiglia la scuola elementare a cinque anni?
Io posso consigliare ai genitori di stare attenti a capire se il figlio ha le caratteristiche necessarie ad iniziare questo percorso. Poi le insegnanti devono stare attente affinché sia leggero, affinché ci siano momenti in cui la tensione si scarichi. Sarebbe utile un sistema di selezione dei bambini che vogliono accedere precocemente a scuola, perché tutti possono, ma non tutti sono pronti. Però le scuole non sono in grado di organizzarsi in questo senso. 

 

Rita, maestra elementare: la letto-scrittura come strumento di conoscenza del mondo

Rita, maestra elementare toscana, non si dice né a favore né contro l’inserimento anticipato a scuola.  
Fa però riferimento alla letteratura didattica che sottolinea come l’apprendimento della letto-scrittura aiuti lo sviluppo del cervello e sia molto più semplice per bambini fino a 4-5 anni. 
“Anche perché la lettura è uno strumento di passaggio della conoscenza, quindi dare loro prima lo strumento della lettura, significa dare gli strumenti per accedere ad una serie di conoscenze in modo più veloce  e meno traumatico. Io sono a favore della letto-scrittura precoce, ma non con gli strumenti che abbiamo adesso. Ci vorrebbe o un sostegno ai genitori affinché questo percorso possa essere fatto in ambiente protetto, come quello familiare, e impostato come un gioco, oppure delle sezioni di scuola materna o delle prime sezioni di scuola elementari con un sistema didattico-educativo completamente diverso che noi in questo momento non siamo in grado di dare.

Qual è la differenza fra un bambino di cinque anni ed uno di sei? 
In letteratura si fa riferimento alla possibilità di insegnare a leggere e scrivere a 3 anni, dunque la differenza fra cinque e sei anni diventa puramente normativa, anche perché ogni bambino è diverso dall’altro. Diciamo che in astratto i sei anni sono visti, anche nelle neuroscienze, come un confine dopo il quale il cervello comincia ad essere meno elastico. 

A parte la lettura, un bambino di cinque anni come risponde all’apprendimento delle altre materie che si insegnano nella scuola elementare?
Diciamo che nella scuola elementare le materie ci sono tutte, ma il vero e proprio scoglio, la novità per un bimbo, è la letto-scrittura. Anche perché finché non ha acquisito questa strumento, le altre materie si acquisiscono necessariamente con strumenti diversi come laboratori, il gioco. 

Un genitore cosa deve osservare nel figlio per capire se è pronto a frequentare la scuola elementare?
Non c’è una regola.  Si tratta di una scelta importante per il futuro e un genitore deve capire, anche in base al rapporto che ha con suo figlio, se è pronto o meno. Certo può aiutarlo all’apprendimento seguendolo e facendolo parlare, leggendo storie, facendogli fare esperienze. 

Molti genitori fanno questa scelta per dare al figlio l’occasione di “guadagnare” un anno ed entrare prima nel mondo del lavoro. E’ un punto di vista sbagliato?
Può essere utile, ma oggi il mondo del lavoro italiano non garantisce nulla, al contrario nei paesi europei ha senso, perché c’è un ventaglio di scelte più ampie per chi termina gli studi.  

 

Luisa Carretti

 

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